“In carcere mi sento libero”

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Dal 2013 abbiamo iniziato ad entrare nella Casa Circondariale di Lodi, incontrando i detenuti che volontariamente frequentano i nostri corsi, proponendo loro varie tematiche: la legalità, la costituzione, l’approfondimento di argomenti e parole chiave come: l’amicizia, la libertà, il coraggio, il perdono ecc… cercando di favorire il dialogo ed il reciproco ascolto al fine di migliorare le loro capacità espressive e relazionali.

Tanti volti, tanti nomi ma soprattutto tante persone incontrate con le loro storie, il bisogno di farsi ascoltare, di non sentirsi soli, moltissimi di loro non hanno nessuna famiglia alle spalle e trovare un volto amico che non li giudica che li ascolta e offre loro una parola buona, diventa motivo di sollievo e speranza nella loro sofferenza.

Ma tornando ai tanti volti incontrati ci soffermiamo su quello di M… con il quale abbiamo condiviso gioie e dolori ma anche speranze e un cammino verso una nuova vita.

M… dirigente di azienda, con una grande professionalità alle spalle, il lavoro aveva preso il sopravvento sulla vita.  Quando entra in carcere ci confida che finalmente si sente libero….ma come potremmo chiederci ?? Come è possibile essere liberi in un carcere??

Si perché M… lavorava giorno e notte e ora finalmente riusciva a fermarsi, a pensare a ritrovare se stesso.

Così per riempire le sue giornate incomincia a frequentare i corsi dove gli viene chiesto di scrivere degli articoli per il giornale del carcere e così scopre di avere un talento per la scrittura e per dare un senso alle sue giornate incomincia a scrivere gialli fino ad arrivare a scrivere due libri.

Condividiamo con lui, la presentazione di uno di questi libri e anche i progetti di un nuovo lavoro, suggerendogli i valori di una economia solidale.

Quando esce dal carcere, con alcuni volontari siamo fuori ad aspettarlo, pronti anche ad accompagnarlo nel cammino di questa nuova vita se vorrà intrapprenderla, perchè come lui stesso ci diceva: un conto è uscire dal carcere e un altro è uscirci da uomo libero”.

Ecco alcune righe che M… ci ha dedicato:

.. molto spesso di un viaggio l’importante non è la meta finale, ma il percorso fatto per raggiungerla e chi lungo questo percorso ci ha accompagnato.

Ed allora non possiamo che ricordare i nostri compagni di viaggio e soprattutto i nostri Volontari che vogliamo ringraziare per la grande umanità e attenzione mostrata nei nostri riguardi, ma soprattutto perché in ogni momento trascorso con loro ci hanno sempre fatti sentire uomini e non detenuti, consegnandoci una dignità che a volte la vita ed i nostri errori ci hanno negato.

Ed allora grazie anche ai volontari “portatori di speranza”, ci lascia credere che il nostro futuro sia ancora tutto da scrivere ed è possibile ricominciare una che a volte la vita ed i nostri errori ci hanno negato.

Per noi volontari è il miglior riconoscimento della bontà del nostro operare.

Allora, Grazie a M… e a tanti altri detenuti, per la condivisione che resterà come la cosa più bella, di quel tratto di cammino fatto insieme che ci ha fatto riscoprire i valori della vita e donato tanta tanta umanità.

Franca per il gruppo dei Volontari del Carcere di Lodi

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