Per quanto tempo si accoglie una figlia?

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Una comunità dei Focolari si mobilita per aiutare A’isha, una persona in difficoltà

di Aurelio Molè

La sceneggiatura è nota. Sembra un cliché che, purtroppo, si ripete. Una famiglia povera in un Paese africano. L’Europa è lontana quanto sconosciuta, è il paese del Bengodi, una località immaginaria dove regnano l’allegria e l’abbondanza, in cui nessuno ha problemi o preoccupazioni economiche. Delle persone influenti, convincono una giovane africana a partire con la promessa di un lavoro sicuro e la possibilità di poter far cambiare vita alla propria famiglia.

Il sogno si trasforma presto in un incubo. È quello che accade anche ad A’isha, nome di fantasia, di un Paese del Nord Africa. Subito dopo la partenza il viaggio si trasforma in un film horror. La ragazza è venduta a varie bande di trafficanti fino all’arrivo in Libia dove è costretta a continue umiliazioni fino al viaggio della speranza in Italia. Il lavoro promesso si rivela una chimera e, persino, il centro di accoglienza per migranti si trasforma in luogo di sfruttamento. A’isha, però, incontra, dopo aver cambiato vari paesi, Gioia e Sergio e la comunità dei Focolari di un paese del Nord Italia e la sua vita pian piano cambia.

A’isha è volitiva, di carattere forte, in tutti i modi tenta di ribellarsi al suo destino, ma è senza risorse economiche, obbligata a risarcire il debito del viaggio, non conosce la lingua e non ha amicizie italiane. Di fronte a lei un lunghissimo ed ostacolato iter burocratico per la sua regolarizzazione. A Gioia e Sergio chiede di ricevere delle  lezioni di italiano.

«Si crea – spiega Gioia – un clima di intimità e confidenza e a poco a poco, tra un passato prossimo e un articolo determinativo, emergono flash della sua storia terribile. Tra noi cresce la conoscenza, la fiducia e l’amore reciproco: A’isha contraccambia con la sua gioia, aiutandomi in qualche lavoretto di casa. E, soprattutto assicurandomi le sue preghiere di fervente musulmana».

Il passo successivo è l’assunzione a tempo indeterminato come badante per la madre che vive con loro, ospitandola in casa per farla uscire dallo squallore del centro per i migranti dove subiva continue e gravissime vessazioni. A’isha confida a Gioia: «Un mese fa, mentre visitavamo insieme una bellissima chiesa io, nel segreto del mio cuore, ho pregato così: “O Dio, Tu sai tutto! Dammi un lavoro che io possa fare con queste mie mani!” Ed ecco Lui mi ha risposto!».

Le sue condizioni di vita migliorano e gli amici dei Focolari diventano la sua famiglia in Italia e la coinvolgono in varie attività, anche di volontariato. A’isha non conosce il mestiere di badante, ma impara subito con grandi capacità di adattamento, tanto che quando, a causa della morte della sua assistita, deve cercare un altro lavoro come badante, lo trova immediatamente. Dopo quattro anni, però, le cose si complicano quando il suo assistito muore e lei si ritrova senza lavoro, senza casa, in precarie condizioni di salute. Sempre in quei giorni scopre d’essere incinta. Da due anni era fidanzata con un suo connazionale che tuttavia non riesce ad esserle d’aiuto.

La comunità dei Focolari si mobilita, ma è impossibile trovare un alloggio senza un contratto di lavoro. Era il periodo di Avvento, A’isha è in dolce attesa, ma medita seriamente di abortire. Gioia e Sergio le aprono di nuovo le porte della loro casa. Per quanto tempo? «Per quanto tempo si accoglie una figlia?» è la loro risposta.

Nella gravidanza A’isha può studiare per superare l’esame di terza media. Non ci sono mezzi pubblici e sei persone della comunità, a turno, la portano a scuola, la incoraggiano, la sostengono. L’esame è superato, ma la casa ancora non si trova. Fino a quando due persone della comunità le mettono a disposizione, gratuitamente, la casa di loro padre, morto qualche anno prima, che sempre per tutta la sua vita si era dedicato ai poveri e agli svantaggiati.

La casa è disabitata da tempo e occorre ripulire, sistemare, imbiancare per renderla abitabile. L’impresa è ardua, ma non impossibile. Sono oltre trenta le persone coinvolte. «Gente della comunità locale – racconta Gioia – che voleva vivere concretamente la fratellanza universale e gente che vedeva in quella chiamata l’occasione per contraccambiare l’amore ricevuto da altri. E, poi, giovani che coglievano la sfida di mettere in pratica il Vangelo e persone lontane dalla fede felici di potersi donare. Persone di altre nazioni che coinvolgevano a loro volta figli o colleghi e chi alla fine rivedeva i propri pregiudizi. Chi scopriva di avere abilità preziose da donare. E chi si faceva nascostamente Provvidenza. A’isha non fu mai da meno: dava tutto quello che poteva, la sua gratitudine gioiosa in primis. Non tratteneva nulla di quanto le veniva donato che non le fosse necessario. Il sentimento unanime era: «Tramuterò il vostro lamento in danza».

Fino alla gioia più grande, il 5 giugno del 2023 nasce uno splendido bambino! Le prossime frontiere sono il completamento degli studi e la patente. Nel suo caso calza a pennello il proverbio africano: «Per crescere un bambino ci vuole un villaggio». La gratitudine di A’isha  alla comunità dei Focolari, che continua a sostenerla, è immensa. E il dono è reciproco perché questa esperienza ha contribuito a «essere sempre famiglia» anche la locale comunità dei Focolari.

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