Il Segreto dell’Unità

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“Ama il Signore Dio e ama il prossimo come te stesso” Lc 10,27. E’ l’amore evangelico al centro della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani attualmente in corso. Forse mai come quest’anno si sono moltiplicati gli appuntamenti di preghiera in  tutta Italia promossi dalle diverse Chiese presenti nelle nostre città. Ovunque favoriscono la comunione e la conoscenza reciproca. Già anni fa Chiara Lubich, in un articolo sull’Osservatore Romano evidenziava “quanto l’ecumenismo spirituale sia sempre più l’anima del cammino verso la piena unità visibile dei cristiani e susciti nuova speranza per il futuro”. In questa luce ricordava gli inizi dell’Ottavario di preghiera. Riportiamo qui di seguito uno stralcio di quella sua riflessione.

Il Segreto dell’Unità
Osservatore Romano, 24 gennaio 2008

L’iniziativa dell’Ottavario di preghiera, nata 100 anni fa per opera  di Padre Paul Wattson, era uno dei primi segni del risveglio che lo Spirito Santo suscitava, chiamando i cristiani al rinnovamento, alla riconciliazione e alla comunione dopo secoli di lotte, incomprensioni e pregiudizi.

Molte sono le vie percorse dallo Spirito Santo per richiamare con forza la cristianità a questa conversione.  In tutti i tempi, infatti, sa “far cavare” dal Vangelo quel che serve all’umanità di quell’epoca e che di secolo in secolo appare talmente nuovo e rivoluzionario da sembrare prima quasi ignorato.  E’ per me una meraviglia sempre nuova,  costatare la varietà dei doni, ancora sconosciuti ai più, che lo Spirito Santo ha riversato nel nostro tempo nelle diverse Chiese cristiane, facendo scoprire le molteplici ricchezze contenute nel Vangelo di Cristo e nella redenzione da Lui operata.  Per la comune esperienza dell’incontro con Gesù, per il capovolgimento di vita che provoca diventa possibile una profonda comunione.

E’ stata proprio l’esperienza del Vangelo vissuto narrata ad alcuni pastori e religiose luterani in Germania all’inizio degli anni Sessanta, che ha aperto il dialogo della vita con quel mondo e poi con molte altre Chiese cristiane. Ero rimasta colpita dalla sorpresa di quel piccolo gruppo che mi aveva ascoltato: “Come? Anche i cattolici vivono il Vangelo?”.

Erano state le circostanze drammatiche del secondo conflitto mondiale che avevano favorito un nuovo approccio al Vangelo. Per una grazia certamente particolare quelle  Parole  mi erano apparse  straordinariamente nuove. Nei rifugi antiaerei portavamo solo quel piccolo libro. Quanto ci sono apparsi annacquati in quel tempo  i libri spirituali che avevamo letto e meditato! Ogni parola di Gesù, invece, era un fascio di luce incandescente: tutto divino!

Volevamo amare Dio come voleva essere amato. Tra le molte parole che Gesù aveva detto, scopriamo che c’è un comando che chiama “mio” e “nuovo”: “che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati”.  Da allora non facciamo un passo se non siamo unite dalla mutua carità: “…ante omnia…” (cf. 1, Pt 4).  Non è sentimentalismo. E’ costante sacrificio di tutto il proprio io per vivere la vita del fratello. E’ la perfetta rinuncia di sé, il portar l’uno i pesi dell’altro. E’ un partecipare di tutto ciò che possediamo, beni materiali e spirituali, al fratello. E in questo mutuo amore ci siamo accorte di vivere  quell’ultima  preghiera di Gesù al Padre, “che tutti siano uno, come io e te”, divenuta nostra regola, quale sintesi evangelica.

La forza che ci proveniva dall’unità ci ha spinto ben presto a riflettere sulle parole di Gesù: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). Gesù dunque è in mezzo noi, spiritualmente presente, quando siamo uniti nel suo nome! La sua presenza si avverte per abbondanza di Luce soprattutto, e d’amore, e di forza. Come si avverte la sua assenza quando per qualche momento siamo disuniti, per mancanza d’amore. Allora sembra che tutto crolli. Ed operare il bene è pesante e quasi impossibile. Tutto sembra vuoto e inutile. Finché si ristabilisce l’unità e Gesù torna fra noi a risplendere come il sole, rendendoci capaci d’ogni sacrificio.

E ovunque ci troviamo, nei più diversi ambienti di lavoro, di studio, di famiglia, a contatto con ogni fratello che ci troviamo accanto, si ha la forza di vivere come Lui. Amando il fratello senza discriminazione alcuna, senza  pretendere di essere amati,  prendendo sempre l’iniziativa, “vivendo” il fratello, sentendoci peccato col fratello peccatore, errore col fratello errante, fame col fratello affamato, la Vita che è in noi passa a lui e siamo da lui riamati. ”Entrare” nel fratello, suscita la rinascita del fratello: rivede la Luce perché sente l’amore e nella luce la speranza che allontana la disperazione, e la carità verso noi e verso tutti. Si ha l’impressione che si scarceri la redenzione, agendo Gesù – mistica Vite – attraverso i suoi tralci uniti a Lui.

Il segreto di questa via dell’unità è racchiuso in quel “come” Gesù ha amato noi: dando tutto di sé sulla croce sino a lanciare al cielo quel misterioso grido “Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato? In quel grido, ci ha dato l’altissima, divina, eroica lezione su che cosa sia l’amore.

a cura di Carla Cotignoli

Vedi anche: https://www.focolaritalia.it/events/testi-per-la-settimana-di-preghiera-per-lunita-dei-cristiani-2024/

Di Gesù Abbandonato ce ne parla direttamente Chiara Lubich:

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