Due mesi dopo la partenza in Cielo di Gioele Fortina, 21 anni. Alcune riflessioni sulla sua eredità
di Aurelio Molè
Di una vita è più bello il “prima” o il “dopo”? La vita è certamente un grandissimo dono, ma la vita eterna? Resta il mistero. Ma se già oggi, dopo la morte prematura di Gioele Fortina a soli 21 anni, si assaporano momenti di eternità che non passano si intuisce e si sperimenta che il “dopo” apre ad una immensità incommensurabile.
Due mesi fa, il 19 luglio, Gioele si allontana dalla casa della nonna a Demonte vicino Cuneo per raccogliere delle erbe utili per le tisane. Sono circa le 12 e 30, abbandona la strada asfaltata e si dirige verso un pianoro, un terreno pianeggiante non molto esteso, non si avvede di uno strapiombo e precipita.

Il suo era uno “sprofondarsi” nel presente perché, forse aveva trovato lì quello che cercava nella sua incessante ricerca. Nel “qui e ora” si apriva uno spazio di immensità, in fondo era tutto quello che doveva fare, con attenzione, cura, tendenza alla perfezione. Sia si trattasse di preparare un limoncello, o di aiutare una sorella a studiare, o di far compagnia alla nonna vedendo La Divina Commedia spiegata da Roberto Benigni.
L’equilibrio era nella sospensione di fare un passo in avanti, verso l’altro. Forse aveva capito che tutto ciò che è vissuto nell’amore rimane per sempre. Quello strapiombo, in fondo, era un’apertura, un passaggio verso una vita di cui si vede la porta, ma non ciò che dischiude. In fondo è questa la fede: che dopo la morte non si muoia più. Non ha importanza una vita che si pensa incompiuta, ancora in ricerca della professione e degli studi. L’importante è che Gioele aveva trovato il centro in Cristo, l’alfa e l’omega, il centro di quella creazione che ha tanto amato interessandosi della natura, di eco villaggi, di lavanda raccolta e distillata con le proprie mani, l’ultimo suo lavoro, e di voler continuare gli studi nel campo ambientale perché voleva stare a contatto con la natura e dare un contributo al nostro pianeta.

Un’esperienza fondamentale per Gioele è stata trascorrere tre settimane estive presso una baita di montagna nel bosco di castagni lungo la strada che conduce al monastero di Pra ‘d Mill. È “un luogo lontano di immersione e indagine per i ragazzi” per un progetto chiamato la “Betania dei cercatori” aperto a tutti i giovani, credenti e non, alla ricerca di fraternità, sogni, orizzonti di senso che sono seguiti da una coppia di adulti con la prossimità dei monaci che si fanno presenti in modo discreto.
A Gioele si apre uno scenario che lo porterà a trascorrere due mesi, a fine 2024, nel monastero Cistercense Dominus Tecum a monte della radura di Pra ‘d Mill nei boschi ai confini tra l’Italia e la Francia nel silenzio delle montagne per aprire un ulteriore spazio di riflessione personale sulla propria vita. Due mesi dove, come suo solito, si era immerso nella nuova esperienza, mettendosi in gioco, ricercando la verità. E la verità, lo sa chi l’ha trovata, non è mai statica, apre ad una continua ricerca, apertura, profondità maggiore. Non si possiede, ma ci possiede. Aveva avvertito la necessità di fare silenzio, di allontanarsi dal frastuono, dal rumore che impediscono di calarsi dentro di sé.

In questo contesto, anche se non significava aver trovato la propria strada, aveva compreso qualcosa di più ampio. Qualsiasi sarebbe stato il sentiero da percorrere nella sua vita verso la vetta «il centro era Cristo!». Rientrando a casa, terminata l’esperienza a Pra ‘d Mill, Gioele aveva scritto questo biglietto: «Mi sono fatto silenzioso cacciatore di silenzi e ho imparato che il “vero” silenzio è una frusta che affonda nella carne, alla ricerca di una profondità in cui, solo mollando la presa, si possono intravedere bagliori di eternità”.

Matteo il marito di Eleonora notava come Gioele apprezzasse «la nostra esperienza di comunità con altre famiglie che vivono nello stesso condominio» e «mi colpiva come usasse sempre il plurale, “noi abbiamo”, per sottolineare l’importanza delle relazioni e dell’appartenenza ad una famiglia allargata anche se risiedeva in altre città».
Un giorno scrisse una frase su una lavagnetta situata in uno degli spazi in comune della comunità: «La cosa più bella di crescere in una comunità è quando ti accorgi che ciascuna delle persone con cui hai vissuto ieri, abita il tuo essere oggi».

La mamma Chiara lo vedeva innamorato dell’arte, della bellezza e «mi colpì che quando andò a Bologna non fu solo per gli studi universitari perché si mise alla ricerca dei poveri, del loro volto». «Tanti – continua Chiara – mi hanno ricordato il suo sguardo profondo e penetrante, il suo saluto attento perché ogni persona per lui era la più importante. Aveva questa capacità molto empatica di saper entrare subito in relazione. Era pacato ed un paciere nei conflitti, un uomo di pace».
Il papà Matteo lo ammirava per la sua intelligenza e capacità di portare in fondo le cose. E quando al quarto anno delle scuole superiori aveva insufficienze in varie materie riuscì a recuperare. «A ripensarci oggi – racconta il papà – un giorno ho avuto una sensazione strana. Come se fosse arrivato alla fine della sua vita perché era molto saggio, come un anziano, capace di riflessioni profonde, di ascoltare, di interiorizzare e saper mettere in pratica».
Conclude lo zio Stefano, fratello della mamma che ricorda, a proposito della realizzazione del limoncello «come Gioele facesse qualsiasi azione al cento per cento. Inoltre, avevo sempre la sensazione che, se anche fosse più piccolo, voleva lui ascoltare le nostre vite. Il suo funerale è stato una festa, un link tra cielo e terra. Si definiva un cacciatore di silenzi e, penso di aver incontrato il suo silenzio che ci permette oggi di fare, nonostante il grande dolore, un’esperienza di luce. E quando siamo insieme, sentiamo che Gioele è presente». Oltre la morte.


Bellissima esperienza, grazie!
Alcuni giovani vengono canonizzati… e tanti altri sono “santi della porta accanto”, come diceva Papa Francesco. Abbiamo bisogno di simili testimonanze di giovani contemplativi in mezzo alla natura per capire che non tutta la gioventù è smarrita e che c’è tanta saggezza, tanto da guardare, tanto da imparare. Grazie ancora, Gioele, e grazie a Chiara, Matteo, ecc. per una famiglia così bella!
.bellissimo grazie !
Che emozione… Gioele sarà SEMPRE con noi ❤️
Sono felice di averti conosciuto Gioele quando eri ancora bambino a Sassello. Eri sempre disponibile e pronto ad aiutare quando ai Periaschi si accoglievano tanti giovani che volevano conoscere Chiara Luce.
Adesso sei nella luce della Trinità e forse hai trovato Valter che è partito l’ anno scorso. Amen🙏
Bellissimo conoscere questo fratello di Viaggio ma che è già arrivato. Un esempio da seguire.
Non ti ho conosciuto in vita, ma solo nel momento dell’exitus, dell’uscita dalla vita! Ma la tua morte è più viva della vita di tanti. Grazie Gioele del tuo cuore saggio, della tua volontà di fermarti a respirare nel silenzio la VITA che vale… e grazie a mamma e papà e tanti altri che hanno custodito la tua anima all’ombra dell’Altissimo!
Carissimo Gioele sei cresciuto tantissimo in questi anni ma posso dirti che tu sin da piccolo tenevi già il Cielo negli occhi e nel cuore. Grazie!
Grazie di questa bella testimonianza. Gioele era pronto per il Paradiso una strada che si è costruita con tanti tasselli pieni d’amore concreto. È anche frutto di una famiglia stupenda, accogliente e soprattutto radicata in Dio.
Mi commuove la bellezza e semplicità di una vita offerta a Dio. In cielo come in terra.
Sei sempre nel mio cuore! Grazie!
Bravo l’autore a rendere così vero ed efficace il racconto di una splendida persona, credo già pronta per il cielo … Un grande e forte invito a non aver paura ad andare nel profondo di noi stessi alla ricerca della verità e del senso dell’esistenza, perché solo così si diventa veri uomini e veri figli di Dio
Questo articolo: una meditazione! La vita di Gioele: un esempio, un insegnamento su come vivere nel presente, un incoraggiamento, una grande speranza. Grazie.
Grazie Gioele per la tua vita ricca…grazie cacciatore di silenzi…oggi ho imparato dalla tua Esperienza.