Ogni comunità diventi “casa della pace”. Venerdì 16 gennaio 2026

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All’inizio di questa seconda giornata, è Chiara Lubich stessa a porci una domanda: “Come comportarci per avere in cuore tutta la Chiesa”?

Come si capisce, abbiamo continuato ad ascoltare la conversazione di Chiara La Passione per la Chiesa del 1966. Con la forza che la caratterizza, Chiara ci ricorda che la nostra famiglia non è il Movimento dei Focolari ma la Chiesa; che  Dio ha inviato il Carisma dell’unità per la Chiesa, non possiamo dunque rubarle quello che è suo, tenendolo solo per noi… E conclude con la risposta alla domanda che ci ha posto: bisogna amare, senza misura e senza ritorno.

Con questo richiamo nel cuore, ci accingiamo ad entrare nei temi della giornata – Dal cammino allo stile sinodale: rinnovamento e corresponsabilità.

Inizia don Vincenzo Di Pilato partendo dal documento di sintesi del cammino sinodale in Italia Lievito di pace e di speranza e ricordando, come ha detto Mons. Erio Castellucci a conclusione dell’Assemblea di ottobre scorso, che “il cammino fatto è stato prima di tutto un incontro di volti, non di numeri, un’esperienza di comunione vissuta più che discussa”.

Ci riporta poi la recente risposta di Papa Leone ad una catechista della Svizzera che denunciava la fatica di coinvolgere i genitori dei ragazzi. Il Papa scrive che “Il problema non sono i numeri – che, certo, fanno riflettere -, ma la sempre più evidente mancanza di coscienza nel sentirsi Chiesa; e  “Quello che si può fare è testimoniare la gioia del Vangelo di Cristo”.

Don Vincenzo mette in rilievo le 3 priorità evidenziate dall’incontro dei vescovi italiani ad Assisi: trasmissione della fede; la comunità, l’impegno sociale e caritativo.

In seguito, Irene Sanesi, presidente della commissione che si è occupata degli organismi di partecipazione nel processo sinodale dell’Italia, mette in rilievo l’importanza della corresponsabilità, con delle proposte concrete che possono aiutare ad incarnare la visione di Chiesa sinodale: uno, alcuni tutti.

Da subito si capisce che non si tratta di un affare di Chiesa intesa come istituzione ma che quel “tutti” ci interpella fortemente: la missione della Chiesa si estende a tutta l’umanità. Iniziando lì dove ognuno si trova, come ci ricordava Chiara.

Infatti le esperienze che si seguono mettono in rilievo, non solo le parrocchie come struttura, ma i territori dove sono chiamate ad essere “lievito di pace e di speranza”.

Fortissima l’esperienza di don Andreas Seehauser, che da un anno ha avuto l’incarico dal vescovo di coordinare un’unità pastorale di 16 parrocchie. Si è trasferito insieme ad altri 2 sacerdoti con chi abitava già nell’unità pastorale di prima, ed insieme sono chiamati a fare un’esperienza pilota che possa essere riproposta a livello di diocesi. Le immagini delle belle montagne di Vipiteno che abbiamo visto nelle immagini hanno rafforzato l’idea che insieme è possibile anche “spostarle” per costruire comunità di pace e armonia.

Parlando di territorio e di impegno sociale e caritativo, non poteva mancare un’esperienza come quella di Co-governance a Taranto. Ce ne parlano alcuni responsabili dei comitati civici che si sono costituiti nella città – proposta del Movimento Politico per l’unità – illustrando quanto la cittadinanza attiva può cambiare le cose. Don Ciro Alabrese, il sacerdote che li ha accompagnati, evidenzia proprio il legame tra profezia sociale e Gaudium et Spes. La missione è costitutiva della parrocchia e, ricordando EG 114, ricorda che la parrocchia è fermento di Dio in seno alla comunità.

Di pomeriggio, dopo una riflessione introduttiva a cura di don Sergio Pellegrini, ancora una esperienza calata nel territorio: a Gorgonzola, il consiglio pastorale della parrocchia si domanda come fare per accogliere gli abitanti di un nuovo quartiere perché si sentano accolti, e come trasmettere loro il Vangelo senza dovere creare nuove strutture o luoghi di culto.  Anche questo è un cammino che si fa ascoltandosi, confrontandosi con la realtà e con la gioia di proporzionare vicinanza e fraternità.

La presenza all’incontro di strumenti per la diffusione del Carisma come Città Nuova, Ekklesia, il Centro Evangelii Gaudium, ma anche la Onlus AMU-Azione per un mondo unito, ci fa sentire tutti parte di una umanità che cerca, si forma e che si prende cura dei fratelli e sorelle nel mondo.

Concludiamo la giornata con gli incontri di comunione per una riflessione comune su: Come hai vissuto la sinodalità e che proposte faresti per migliorare nel tuo vissuto personale e di comunità?

Gli input sono tanti!!!! E la gioia cresce tra tutti. Durante la Messa il Cardinale Lazzaro ha detto che Papa Leone vuole sacerdoti “felici”, testimoni della gioia di Cristo. Qui vedrebbe non solo sacerdoti ma il popolo di Dio “felice”.

Sameiro De Freitas

Foto: Settimio Acciaio

Dal cammino allo stile sinodale_Vincenzo Di Pilato

Spiritualità per un cammino sinodale_Sergio Pellegrini

2 Commenti

  1. Grazie infinite per i commenti alle due giornate. Mi sono sentito lì presente con tutti voi tanto da dimenticare la nostalgia di tutti gli incontri avuti nel passato a Castelgandolfo. Buon proseguimento. Da parte mia continuerò ad offrire le mie giornate per fare sì che Gim sia sempre presente. Un abbraccio a tutti quanti.

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