La Settimana ecumenica per l’unità dei cristiani tra gesti concreti, fraternità e una svolta storica a Bari
Di Aurelio Molè
Amicizia, conoscenza reciproca, preghiera comune e momenti conviviali: la partecipazione del Movimento dei Focolari alle iniziative della Settimana ecumenica per l’unità dei cristiani ha attraversato tutta la Penisola, isole comprese, senza soluzione di continuità. Una presenza spesso “dal basso”, intrecciata con le altre comunità cristiane, al servizio dell’unità vissuta nel quotidiano.
Un proverbio africano invita a passare «dal lamento al rammendo»: non soffermarsi su ciò che divide, ma costruire, rammendare, ricucire. È proprio questo lo spirito che anima la Settimana per l’unità, occasione privilegiata per incontrarsi, rinnovare relazioni già avviate sul territorio e vivere insieme gesti di prossimità, partecipazione alle celebrazioni delle diverse Chiese e momenti di preghiera comune.
Gesti semplici che parlano di unità
«L’unità si respirava, con cordialità», scrivono da Voghera, ringraziando la comunità ortodossa romena per una preghiera semplice e fraterna, molto partecipata, e per la comunione sperimentata anche con i pastori evangelici, presenti per la prima volta.
A Firenze, un pugno di terra deposto per piantare un ulivo ha simboleggiato la pace e il dialogo da coltivare nel tempo. A Catania, la celebrazione ecumenica è diventata occasione di preghiera per le persone colpite dal ciclone Harry: famiglie che hanno subito danni alle abitazioni e pescatori che hanno perso il lavoro. A Ruvo di Puglia è emersa con forza la vocazione della Puglia come ponte tra Oriente e Occidente.
Un’unità già in cammino, anche se ancora incompleta, come sottolineano ad Albissola Superiore (SV): una testimonianza comune che genera un “di più” di bellezza, in chi si impegna nell’ecumenismo e nella scia di luce che ne deriva.
Segni, simboli e convivialità
A Mogliano (TV), una manciata di sale gettata sul fuoco preparato dagli scout ha animato la veglia ecumenica «per dire che vogliamo tenere vivo questo amore fraterno fino alla piena unità». A Mirano (VE), una rosa è stata donata alle numerose badanti romene e moldave presenti alla preghiera ecumenica, come segno di gratitudine per il servizio reso con sacrificio agli anziani.
All’insegna dell’integrazione tra Chiese, lingue e culture le iniziative nella provincia di Cosenza. A Dipignano, dopo il culto, non sono mancati momenti conviviali e di agape fraterna con dolci, bibite e una cena condivisa. Commoventi le ninne nanne cantate in lingua arbëreshë nella parrocchia cattolica di rito bizantino, dove Maria prefigura la passione del suo Bambino.
Il premio per l’originalità va a Trieste, che ha inaugurato la Settimana con un insolito torneo ecumenico di ping-pong: 15 coppie, dai 10 ai 70 anni, per vivere insieme momenti di festa, amicizia e relax. Qui, davvero, i risultati non contavano.
Pregare insieme, essere Chiesa insieme
«Si percepiva la gioia di ritrovarsi – raccontano da Cagliari – per pregare insieme da fratelli, nella stima e nell’amore reciproco. La bellezza donata e condivisa da ognuno rende più bella la Chiesa».
Nella diocesi dei Marsi, a Tagliacozzo e Villa San Sebastiano, i celebranti hanno sottolineato come l’unità dei cristiani non sia un ideale astratto, ma una realtà da costruire ogni giorno attraverso la preghiera, la carità concreta e l’amore reciproco. Dall’invito del profeta Isaia a prendersi cura dei più fragili alla metafora della “casa di Dio in costruzione”, fino al richiamo alla Croce come centro della fede, è emerso che la diversità non è un ostacolo, ma una ricchezza da armonizzare nella comunione.
Un itinerario in tre tappe ha segnato il cammino delle diocesi di Velletri-Segni e Frascati: l’adorazione secondo la sensibilità ortodossa a Montecompatri-Pantano; la forte affermazione che «in un mondo che va a rotoli, l’unità tra i cristiani è imprescindibile» nel tempio valdese di Colleferro; e la celebrazione nella chiesa cattolica di Regina Pacis a Velletri, segnata dal simbolo della luce di Cristo.
Bari, una svolta storica per l’ecumenismo in Italia
A Bari è stata scritta una pagina storica dell’ecumenismo italiano. Il 23 e 24 gennaio si è svolto il primo Simposio delle Chiese cristiane presenti in Italia, che ha riunito 150 rappresentanti cattolici, ortodossi, evangelici, protestanti e anglicani. Al centro dell’incontro, la firma di un Patto ecumenico nazionale sottoscritto da 18 responsabili di diverse Chiese, impegnate nel dialogo, nella pace e in una testimonianza condivisa nello spazio pubblico.
La città, scelta per la sua vocazione al dialogo con l’Oriente cristiano, ha ospitato due giorni di preghiera, confronto e lavoro comune. Il documento, articolato in sei punti, sottolinea l’impegno per la coesione sociale, la libertà religiosa, il bene comune e una presenza cristiana responsabile nella società, nel rispetto della laicità dello Stato.
Ampio spazio è stato dato anche ai laboratori tematici, dedicati all’ecumenismo come grammatica di pace, cura della spiritualità e sapienza delle differenze. Il Simposio è stato vissuto da molti come un vero kairos, un tempo favorevole per le Chiese chiamate a camminare insieme, con lo sguardo già rivolto al prossimo appuntamento di Firenze nel 2028.
Un dono da accogliere e custodire
«Rimane negli occhi e nel cuore una profonda gioia – commenta Rita Sforza Seller – unita alla meraviglia per i doni che Dio ha voluto fare alle Chiese. Abbiamo lavorato per mesi per preparare questo evento, ma siamo stati sorpresi dai “miracoli” che si sono manifestati: un clima autentico di fraternità, relazioni semplici e familiari, uno stile di accoglienza reciproca che ha fatto percepire un vero salto di qualità nel cammino ecumenico. Il cammino continua, per scoprire insieme gli orizzonti che Dio vorrà ancora svelare».
Il Simposio di Bari apre una pagina nuova nell’unità tra le chiese, chiede un impegno e delle risposte fattive alle problematiche sociali come l’ecologia, l’accoglienza, promuovendo iniziative comuni a partire dal proprio territorio.


Sono attratto dallo Spirito Santo per quanto opera nella storia a Chiesa raccogliendo tutti i suoi figli.
Grazie Padre buono vogliamo amare di un amore ancora più grande i fratelli delle altre Chiese.
Stupende condivisioni di un’ unica famiglia cristiana che mette insieme la sapienza di ciascuno. Da coltivare e fare fruttare, anche con iniziative comuni esterne, per tutto l’ anno. È possibile inviare il testo (citando la fonte) al mensile della nostra diocesi? Grazie