I “lupi bianchi” di Time to change

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1227 ragazzi, 240 adulti, suddivisi in 90 squadre protagonisti di innumerevoli progetti. Conosciamone alcuni nel Nord, al Centro e nel Sud d’Italia

Da mesi i protagonisti dei fatti di cronaca nera sono spesso adolescenti italiani. Inutile menzionare notizie che tutti conosciamo. Spesso, invece, il bene operato dai nostri figli non fa notizia. Noi vogliamo nutrire “il lupo bianco” come narra una celebre leggenda della tradizione Cherokee, un popolo indigeno originario del sud-est degli Stati Uniti. Si tratta della vicenda dei “due lupi”, un racconto tramandato oralmente e spesso utilizzato in ambito educativo per spiegare la natura delle nostre scelte emotive.

La storia narra di un nonno e del suo giovane nipote seduti ad ammirare il tramonto. Alla domanda del bambino sul perché gli uomini combattano, il vecchio capo Cherokee risponde con calma: «Ogni uomo deve affrontare una battaglia. La più difficile avviene tra i due lupi che vivono dentro di noi». Uno rappresenta gli impulsi distruttivi — odio, gelosia, menzogna, orgoglio. L’altro simboleggia il bene — amore, compassione, umiltà, speranza.

Il ragazzo, incuriosito, chiede quale dei due lupi sia destinato a vincere. La risposta del nonno è semplice e definitiva: «Quello che nutri di più».

L’iniziativa Time to change dei Focolari può voler dire che scegliere cosa nutrire ogni giorno è un atto di consapevolezza che può trasformare profondamente il nostro modo di stare al mondo.

Ad oggi in Italia al progetto partecipano 1227 ragazzi, 240 adulti, suddivisi in 90 squadre. Molte le iniziative, impossibile menzionarle tutte ma si possono monitorare sul sito dedicato : l’obiettivo è portare fraternità, pace, dialogo per una società giusta, inclusiva ed accogliente.

Una giornata sulla neve con i bambini di Gaza

Nel nostro breve viaggio partiamo dai confini tra Italia, Austria e Slovenia. Zona di frontiera, in passato teatro di guerra e oggi protagonista di una commovente iniziativa per i bambini di Gaza.

Una nevicata inattesa, la più abbondante degli ultimi anni, ha fatto da cornice a una giornata di fraternità che resterà nel cuore di quaranta persone tra bambini e famiglie di Gaza attualmente in Italia per motivi sanitari. L’iniziativa, promossa dai ragazzi di Time to Change, dalla comunità dei Focolari del Friuli, dall’associazione “Padova Abbraccia i Bambini”, dalla comunità islamica e da numerosi volontari, ha permesso ai piccoli – molti dei quali sopravvissuti a gravi traumi di guerra – di vedere e toccare la neve per la prima volta.

Il 25 gennaio, in Val Saisera, vicino a Tarvisio, la neve ha iniziato a cadere già dalla notte, trasformando il paesaggio in un candido scenario che ha subito conquistato i bambini: slittini, tuffi nella coltre bianca, pupazzi e giochi improvvisati hanno riacceso sorrisi che la guerra aveva soffocato. «Gli ha restituito la gioia di vivere», raccontano gli organizzatori.

La giornata è stata resa speciale anche dall’accoglienza della comunità locale: gli alpini hanno offerto tè caldo e biscotti, la parrocchia di Tarvisio ha ospitato il pranzo, la FriulCloun ha portato animazione e risate, mentre famiglie del territorio – italiane, musulmane, cristiane – hanno contribuito con doni, dolci, peluche e un aiuto spontaneo. Un vero mosaico di solidarietà.

Presenti anche giovani volontarie che hanno fatto da interpreti e l’imam Kamel Lajachi, che ha accompagnato le famiglie: «È stata una giornata di paradiso – ha scritto il giorno dopo – un’esperienza di famiglia universale che ci ha colmato di speranza e gratitudine. Le mamme hanno visto i loro figli sorridere di nuovo, e questo non ha prezzo».

Molti dei bambini portano sul corpo e nel cuore ferite profonde: amputazioni, ustioni, traumi da macerie. Eppure, raccontano le loro mamme, in montagna sono tornati a correre, ridere e giocare. «Per me è stato un regalo che ha compensato tanta sofferenza – scrive una mamma di tre bambine ustionate – ho visto la neve per la prima volta e, per qualche ora, ho respirato vita nuova».

Per i volontari, la giornata ha rappresentato un piccolo ma concreto passo verso quella fraternità universale che tutti sognano. «Abbiamo visto il mondo unito – racconta una partecipante – ognuno ha donato qualcosa, e insieme abbiamo ricomposto un pezzetto di speranza».

Il percorso non finisce qui: il gruppo tornerà a trovare le famiglie a Padova e sta lavorando, insieme ad associazioni del Veneto e del Friuli, per garantire loro un futuro sicuro, anche quando il periodo sanitario sarà concluso. «Se siamo riusciti a costruire anche un minuscolo angolo di pace nel cuore di questi bambini – affermano gli organizzatori – allora abbiamo fatto davvero qualcosa di grande». Un più ampio resoconto lo trovate su Città Nuova.

Bambini e famiglie insieme per anziani, ambiente e fraternità

Si chiama Scintille di Pace il gruppo nato a Stra (Venezia) e composto da una ventina di ragazzi tra i 9 e i 14 anni, accompagnati da una decina di adulti e famiglie. Un nome scelto proprio da loro e proposto da una bambina di Gaza: un simbolo di pace e fraternità che rispecchia lo spirito delle attività svolte.

Dopo due incontri preparatori nei laboratori, tra cornici colorate, fiori di carta, casette portachiavi e lavoretti interamente realizzati a mano, il gruppo ha fatto visita alla Casa di Riposo di Stra. All’inizio gli anziani erano sorpresi, ma presto si è creato un clima di confidenza e tenerezza: i ragazzi si sono divisi ai tavoli, hanno ascoltato storie, raccontato le proprie e, alla fine, gli abbracci non finivano più. Un pomeriggio semplice, che ha riempito di gioia sia i più giovani che i “nonni”.

Nel mese di marzo, Scintille di Pace ha partecipato anche alla Giornata Ecologica di Perarolo di Vigonza, pulendo il parco davanti alla chiesa con giubbotti, attrezzi e sacchetti forniti dal Comune. I bambini hanno lavorato con entusiasmo e, al rientro, hanno preso parte a giochi e laboratori sul riciclo: aerei di carta in cartone recuperato, fiori da bottiglie di plastica e piccoli nidi per uccellini. Con i cartoni delle pizze hanno realizzato altri giochi sostenibili. Una festa della comunità, dove genitori e nonni hanno collaborato preparando anche la macedonia e contribuendo a creare un clima familiare e accogliente.

Il gruppo riunisce famiglie italiane e famiglie che vivono esperienze di adozione o di provenienza internazionale, con bambini originari di Gaza, Bangladesh, Nigeria, India e Colombia. Un ambiente dove la diversità diventa ricchezza: nei laboratori si imparano giochi tradizionali dei vari Paesi e si condividono ricette di casa, come il riso preparato dalla bambina di Gaza o i biscotti insegnati dalla nonna croata via telefono.

«Vogliamo che ogni bambino si senta accolto – spiegano gli adulti del gruppo – anche quelli che in parrocchia, per religione o situazioni familiari, non sempre trovano spazio». E gli effetti sono già visibili: un ragazzo, solitamente molto legato al cellulare e difficile da coinvolgere, dopo l’incontro con gli anziani ha detto alla madre di voler tornare a visitare la propria nonna in casa di riposo.

Scintille di Pace continua così a illuminare con piccoli gesti la vita della comunità: dove anziani, bambini, famiglie italiane e straniere costruiscono insieme un’esperienza di fraternità che arricchisce tutti.

I “Fiori che Sbocciano” ripuliscono la città: giovani protagonisti di cittadinanza attiva

Una giornata all’insegna dell’impegno civico e della fraternità quella vissuta a Bovolone (Verona) dal team Fiori che Sbocciano, un gruppo di circa trenta tra ragazzi e adulti impegnati in un mini-cantiere di 24 ore dedicato al bene comune. Accolti dal sindaco e dai suoi collaboratori, i giovani hanno percorso le vie del paese armati di guanti e sacchi, raccogliendo rifiuti e contribuendo alla cura degli spazi pubblici.

In poche ore sono stati riempiti otto grandi sacchi di spazzatura, risultato che ha sorpreso e colpito numerosi passanti. Molti cittadini hanno espresso gratitudine ai ragazzi per la loro disponibilità e per l’entusiasmo con cui si sono messi all’opera.

«I ragazzi ci stanno insegnando la cittadinanza attiva: questo cambia il Paese», ha commentato il vicesindaco, evidenziando il valore simbolico del gesto, più che la quantità dei rifiuti raccolti. L’attività è proseguita il giorno seguente con visite e momenti di sostegno in tre realtà del territorio: anziani, persone con disabilità e un centro di accoglienza per famiglie in difficoltà.

Il mini-cantiere si è concluso con un momento comunitario in municipio, tra merenda e giochi, e con la partecipazione alla messa domenicale. «Da soli non l’avremmo fatto – raccontano i partecipanti – ma insieme è stato naturale e persino divertente. Speriamo che questa esperienza generi una reazione a catena».

Al servizio dei poveri

Si chiama Le Butele la squadra di ragazze – affiancate da alcuni coetanei della squadra I Putei – che una volta al mese dedica il sabato mattina al servizio presso la mensa dei poveri dei frati minori di San Bernardino a Verona.

Il servizio inizia presto: si prepara la colazione per gli ospiti, si aiuta in cucina, si serve il pranzo, si pulisce la sala e si collabora alla distribuzione della biancheria e all’accesso alle docce. La mensa accoglie persone di ogni età, provenienza e religione. «Non è facile rinunciare al riposo del sabato – raccontano le ragazze – ma quando siamo lì sentiamo di fare qualcosa di importante, anche se piccolo, per chi vive grandi difficoltà».

Per molte di loro il contatto diretto con i senza fissa dimora è stato un vero cambiamento. «Ora li vediamo in modo diverso». «Vedere, sentire, fare: sono esperienze che ci fanno crescere». Durante il Ramadan è stato necessario preparare pasti da asporto; in un’altra occasione, grazie a un ragazzo del gruppo che parla spagnolo, è stato possibile aiutare un ospite che non riusciva a comunicare.

Il percorso prosegue anche con I Putei, che da marzo prestano servizio alla mensa serale della Caritas di Verona, e hanno collaborato con altre attività come il Banco Alimentare di novembre, dove i giovani hanno presidiato un supermercato per la raccolta di generi donati dai clienti.

«Sono servizi piccoli, ma se non li fai tu, non li fa nessuno», dicono con maturità sorprendente. E proprio questo spirito di squadra – alimentato anche dalle esperienze con anziani, disabili e comunità del territorio – rende ogni gesto un passo verso una cittadinanza più consapevole e solidale.

La scuola come casa: un fumetto lo racconta

Negli ultimi mesi un gruppo di studenti delle classi seconde e terze dell’ITSE Aldo Capitini di Agliana, (Pistoia) ha portato avanti un percorso di riflessione e ricerca per provare a migliorare il clima della scuola, messo alla prova da alcune regole più rigide introdotte dopo episodi di vandalismo. Le limitazioni agli spostamenti, la riduzione degli spazi comuni e l’impossibilità di incontrarsi durante l’intervallo hanno generato malumore e frustrazione tra gli studenti: 700 alunni penalizzati dal comportamento scorretto di pochi.

Per reagire a questo clima, gli studenti, con la squadra Pro School Change, hanno iniziato a interrogarsi su ciò che si poteva cambiare davvero. Nasce così il progetto “La scuola come casa”, un percorso che li ha portati a scegliere un tema vicino alla loro esperienza quotidiana: vivere la scuola non come un luogo imposto, ma come uno spazio condiviso di cui prendersi cura.

La prima tappa è stata la realizzazione di un questionario anonimo rivolto non solo agli studenti, ma anche a insegnanti e personale ATA. Le 160 risposte raccolte hanno offerto un quadro significativo: l’intervallo è un momento importante di socializzazione, ma spesso vissuto in ambienti caotici e poco funzionali. Molti lamentano la difficoltà nell’uso dei bagni, la mancanza di spazi adeguati e la sensazione di non essere ascoltati. È emersa anche una forte richiesta: premiare chi si comporta bene, non solo punire chi sbaglia.

Tra le idee più innovative, gli studenti hanno proposto l’introduzione di QR Code anonimi per segnalare problemi e situazioni critiche senza timore di ritorsioni da parte di altri studenti, un modo per aumentare responsabilità e trasparenza. Altre proposte riguardano la possibilità di muoversi maggiormente durante la ricreazione, riattivare il “merendero”, migliorare gli ambienti comuni e utilizzare la tecnologia in modo responsabile.

Per raccontare il percorso, i ragazzi hanno scelto un linguaggio creativo: fumetti realizzati con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Un modo immediato e originale per spiegare come è nato il questionario e quali riflessioni sono emerse, evitando il problema delle liberatorie per le fotografie e rendendo la comunicazione più vicina alla loro sensibilità.

Gli studenti attendono con speranza che il lavoro fatto non resti solo sulla carta, ma diventi un punto di partenza per ripensare la scuola insieme.

In ogni caso il percorso intrapreso ha insegnato loro che il cambiamento parte dal sentirsi parte di una comunità e dall’avere il coraggio di proporre soluzioni, non solo di lamentarsi. E forse è proprio così che una scuola comincia davvero a diventare una casa. Il percorso non è terminato, è appena cominciato!

Tutor dei più piccoli nel progetto “Solidarity Without Limits”

Diciassette studenti del secondo anno del Liceo Linguistico “Giuseppe Peano” di Marsico Nuovo (Potenza) stanno trasformando i pomeriggi di bambini e ragazzi del centro diurno L’Isola che non c’è in un’esperienza di crescita, sostegno e relazione. La loro squadra, chiamata Solidarity Without Limits, è il cuore di un progetto nato per contrastare la dispersione scolastica e le fragilità educative del territorio.

Da metà febbraio, a piccoli gruppi, gli studenti raggiungono ogni giorno Villa d’Agri – anche spostandosi in pullman o con l’aiuto dei genitori – per due ore di attività pomeridiana. Affiancano gli educatori professionisti nel supporto ai compiti, nel tutoraggio linguistico e nell’animazione di laboratori con bambini dai 6 ai 12 anni, compresi alcuni con disabilità. All’inizio i più piccoli erano timidi e diffidenti, ma in poche settimane si è creata una relazione di fiducia: ora li aspettano, li riconoscono, li cercano.

Il progetto è interamente costruito insieme agli studenti, secondo la metodologia del service learning: nessuna attività preconfezionata, ma un percorso nato dal “guardarsi intorno”, da interviste a compagni e famiglie e dal desiderio di mettersi al servizio della comunità. «Volevamo fare qualcosa di utile con le nostre competenze», raccontano i ragazzi.

Le testimonianze parlano da sole. «All’inizio non sapevamo cosa aspettarci, ora torniamo a casa pieni di energia». «Ogni bambino è speciale, e ci sentiamo responsabili di loro». «Aiutandoli ho scoperto la bellezza di essere utile».  «Ogni loro traguardo è diventato anche il nostro». L’esperienza ha insegnato «il vero significato di collaborazione e volontariato». «All’inizio – concludono – non sapevamo cosa aspettarci. Ma ora ci sta piacendo tantissimo. È incredibile come un paio d’ore passate con loro riescano a trasmetterci un’energia pazzesca».

Il progetto proseguirà fino alla fine di aprile, con un momento conclusivo aperto alle famiglie degli studenti e dei bambini. Nel frattempo, i ragazzi stanno preparando un video‑racconto per testimoniare il cammino fatto.

Per molti liceali, abituati a vivere attività strutturate come sport e musica, questo è il primo incontro con il volontariato e la solidarietà. E l’impatto è sorprendente: «È un’esperienza che ci sta formando per il futuro», dicono. Un futuro che, grazie a loro, sembra già più solidale.

A Salemi un gruppo di famiglie trasforma la solidarietà in un cammino di unità

A Salemi (Trapani), un gruppo composto da donne, famiglie e ragazze porta avanti un percorso di solidarietà discreta ma incisiva, capace di raggiungere chi vive situazioni di fragilità e, allo stesso tempo, di trasformare profondamente chi vi partecipa.

Tutto è iniziato con la realizzazione e la vendita dei lavoretti natalizi: un’iniziativa partita quasi in ritardo, a novembre, quando sembrava impossibile riuscire a fare qualcosa in tempo per Natale. E invece, grazie a un’unità tra di loro sorprendente, il gruppo è riuscito a raccogliere abbastanza fondi per preparare buoni spesa destinati a sette famiglie bisognose. La consegna porta a porta è stata un momento di intensa commozione e gratitudine.

Da quel primo gesto ne sono nati altri: la raccolta di culle, passeggini e oggetti per le prime necessità dei neonati, una nuova donazione organizzata per Pasqua, e persino un pranzo condiviso per incontrare più da vicino le persone aiutate. Ogni iniziativa si è costruita passo dopo passo, spesso senza programmazione, ma con una disponibilità reciproca che ha reso possibile ciò che sembrava irrealizzabile.

Le partecipanti durante le visite alle famiglie e agli anziani hanno scoperto realtà di solitudine, povertà e grande dignità. Per alcune è stato un vero confronto con la vita: “Abbiamo capito quanto siamo fortunate”, hanno confidato.

Le partecipanti raccontano che la forza del gruppo sta nell’unità: quando una non può esserci, un’altra prende il suo posto. Nei pomeriggi di lavoro condiviso non si intrecciano solo nastri e decorazioni, ma storie, confidenze, ascolto reciproco. Molte testimoniano che questa comunione le ha aiutate perfino nella vita personale, portando luce e soluzioni inaspettate.

Quella di Salemi non è solo un’attività di volontariato: è un cammino di crescita spirituale e umana, che affonda le radici nella storia della comunità e continua a portare frutti. Un piccolo laboratorio di fraternità quotidiana che, nel silenzio, cambia la vita di chi riceve e di chi dona.

Vedere, sentire, agire: il gran finale nazionale

Il 6 e 7 giugno si terrà a Roma la finale di una gara già iniziata da mesi.

La conclusione del progetto invita i giovani a vedere ciò che accade attorno a loro, prestare attenzione ai bisogni reali delle persone e dei luoghi; a sentire, cioè ad ascoltare e toccare la propria interiorità; e infine ad agire, mettendosi concretamente al servizio degli altri.

Il 6 giugno si svolgerà la giornata principale di attività e testimonianze; il 7 giugno, invece, un grande flash mob animerà il giardino del Centro Mariapoli di Castelgandolfo (RM), concludendo simbolicamente un percorso fatto di impegno, creatività e collaborazione per cambiare il mondo. Chiunque si può pre-iscrivere per partecipare all’evento anche se non è iscritto ad una squadra.

Anche tu vuoi essere “un lupo bianco”?

Aurelio Molè

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