Medio Oriente: a Treviso la forza di una rete solidale

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Riceviamo e pubblichiamo.

La forza di una rete solidale

L’impegno di persone, famiglie e parrocchie della provincia di Treviso a sostegno delle popolazioni colpite dalla guerra in Medio Oriente.

Anna Maria, maestra elementare oggi in pensione, assieme ad un gruppetto di aderenti del movimento dei Focolari e la comunità del coneglianese (Treviso), ha dato vita ad una diffusa rete di solidarietà. Partecipano Famiglie Nuove e 10 parrocchie della provincia di Treviso in un’esperienza di sostegno a favore delle popolazioni colpite dalla guerra in Medio Oriente attraverso iniziative solidali come esposizioni di oggetti fuori dalle chiese e 2 mercatini di antiquariato in paesi limitrofi, anche fuori provincia.

“È stata una sorpresa quasi anche per me – racconta Anna Maria – perché non c’era un progetto. A far muovere i primi passi è stata la profonda sofferenza e un senso di ribellione di fronte alle atrocità della guerra: “Ma come può succedere questo? E mi sembrava che i singoli potessero far poco”. Il cambio di prospettiva nasce durante una veglia diocesana per la Pace, ascoltando il discorso del Papa a Lampedusa, che la colpisce profondamente con l’invito a non lasciarsi condizionare dalla globalizzazione dell’impotenza. “La convinzione di non poter far nulla, deriva dal credere che la storia la scrivano i prepotenti. In realtà, sono loro a devastarla; a costruirla, diceva il papa, è invece chi non perde l’umanità, anzi la custodisce e la fa crescere. Questo mi è sembrato desse come una soluzione alla mia angoscia. È da lì che è iniziato tutto… il resto è venuto da sé”.

Da quel momento gli eventi si sono susseguiti in modo naturale, quasi occasionale. L’incontro con Paola Baratto, consigliera di AFN, consente la conoscenza più approfondita degli interventi sostenuti dal Coordinamento Emergenze del Movimento dei Focolari per il Medio Oriente. “Mi ha colpito l’azione portata avanti da Caritas Giordania e dal Patriarcato di Gerusalemme, impegnati nella distribuzione di 1000 pasti al giorno. Mi è sembrata una cosa da non poter tenere per me! Alla prima occasione l’ho comunicata a qualche persona e sacerdote con cui avevo contatto”. Il coinvolgimento si è allargato progressivamente. “Non si trattava solo di raccogliere denaro, ma di dare una via d’uscita a chi poteva avere, come me, quella sensazione di angoscia e impotenza. Quando le persone sentono che c’è una passione, un travolgimento interiore che ti porta a dire cose anche più grandi di te, si animano e si mettono in azione”.

Vengono organizzati numerosi banchetti ed esposizioni di oggetti semplici, spesso donati, oppure fiori e sacchetti con ovetti di cioccolato nel periodo pasquale: “Cose piccole che uno può prendere passando, dando una piccola offerta, ma che diventa importante insieme a quelle raccolte grazie alla generosità di tanti. Alcuni si fermano solo per parlare, per un contatto personale, anche senza comprare niente. Qualcuno ci ricontatta perché sentiva di aver dato poco… Per noi è anche un modo di testimoniare la nostra fede: quella frase “dove due o più sono riuniti nel mio nome…”, non è solo un pregare insieme, ma volersi bene, accordarsi e nella reciprocità sentiamo che è possibile contribuire a cambiare la cultura del mondo”.

Il sostegno si è indirizzato anche alla campagna “Per Gaza, una rete che cura” che comprende tra gli interventi le tende educative per i bambini. “È una cosa che commuove profondamente pensare ai bambini. Se non si comincia dall’infanzia, chi cambierà il cuore di persone che sono in lotta da sempre? Bisogna far sentire e sperimentare che c’è ben altro oltre l’odio”.

Il passaparola contribuisce ad allargare la rete. “Non tutti erano pronti, perché ci sono anche tanti bisogni locali. Qualcuno ci ha chiuso la porta, ma ci si fermava comunque ad ascoltare e a capire e si stabiliva sempre un rapporto. Un sacerdote ci ha detto: la porta sarà sempre aperta per voi. E un altro: potete venire anche oltre Natale e Pasqua e ci ha dato disponibilità per tutto il mese di marzo e lì abbiamo ricavato il doppio della media”.

Contattando la Pro Loco di Aviano, si scopre anche la possibilità di sfruttare una piazzola destinata alla solidarietà all’interno del mercatino dell’antiquariato: “Ci sembrava il posto giusto per noi: abbiamo potuto incontrare e sensibilizzare tante persone; si sono aperte strade inattese, tante possibilità, una dietro l’altra, offerte  arrivate senza neanche conoscere le persone… tutto questo ha aperto il cuore a una fiducia immensa, e nonostante la situazione tragica della guerra, si è rinforzata la speranza”.

Anna Maria conclude il suo racconto con un’ultima riflessione: “Alla fine è più facile muoversi che stare fermi di fronte a un disastro di questo tipo. Non è così difficile collaborare, fare la propria parte. Non solo economicamente: anche divulgare l’idea è una cosa importante, esserci, far vedere che esiste un’umanità che si mette in rete e costruisce legami capaci di generare speranza e cambiamento.

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