Primo Maggio Loppiano: quando le radici diventano ponti

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Tre giorni per dare spazio e voce alle nuove generazioni, alle loro esperienze di vita, al loro desiderio di fraternità e di pace.

Loppiano, 3 maggio 2026 – Oltre 1200 i partecipanti a “Roots, alla scoperta di ciò che ci unisce (1-3 maggio 2026), il Primo Maggio di Loppiano (Figline e Incisa Valdarno).

I più lontani, zaino in spalla o trolley, hanno cominciato ad arrivare fin dalla sera prima. Provengono da Germania, Austria, Albania, Spagna, Belgio, Croazia, Slovacchia, Francia. Gli italiani, invece, hanno raggiunto la cittadella internazionale del Movimento dei Focolari, sulle colline del Valdarno, vicino a Firenze, fin dalle prime ore del mattino della giornata della Festa dei Lavoratori.

Storie di vita, dialogo interculturale, arte e partecipazione hanno caratterizzato questo festival della fraternità, giunto alla sua 54° edizione, che ha espresso con chiarezza e coraggio il desiderio delle nuove generazioni di costruire un mondo di pace: l’impegno che nasce dai gesti personali di ciascuno ma che si realizza pienamente solo attraverso un cammino condiviso.

Un evento in crescita quello dell’edizione 2026, che ha catalizzato l’interesse di un crescente numero di partecipanti (+ 20% rispetto agli ultimi 3 anni). Con la produzione esecutiva e la direzione artistica di COESIONI, che ha valorizzato la rete interculturale dei circa 120, tra professionisti e artisti, volontari e amici della cittadella di Loppiano, che hanno contributo a rendere questo festival della fraternità un evento indimenticabile per tutti i partecipanti.

Alla scoperta di ciò che ci unisce

Il momento di riflessione e provocazione con cui si è aperta la mattinata del 1° maggio è stato affidato a linguaggi artistici diversi: parole, musica, danze e narrazioni. «Scoprire le nostre radici non significa restare fermi ma scendere dentro di noi per capire da dove veniamo e dove possiamo andare. Anche se veniamo da storie diverse, tutti abbiamo radici. Ed è proprio lì che possiamo riconoscerci», hanno affermato Matilde, 21 anni, e Marco, 20, dal palco. Tante anche le testimonianze concrete: perché quello che si dice è frutto dell’esperienza, di vita vera vissuta. Come Maddalena, di Ventimiglia, impegnata fin dall’adolescenza nell’accoglienza dei migranti che cercano di attraversare il confine con la Francia. Grazie ad un progetto con il Comune, la sua famiglia ha potuto accogliere un giovane camerunense che oggi: «è mio-nostro fratello a tutti gli effetti (il che è molto diverso da essere “come un fratello”). Le nostre storie erano diverse, le nostre radici anche. Ma quando le conosciamo e le condividiamo, non si ha più paura di aprirsi all’altro».

Dorotea, albanese, ha partecipato al progetto educativo MED25 Bel Espoir, la nave-scuola per la promozione della pace, la fraternità, la tolleranza, la solidarietà e lo sviluppo umano integrale che, nel 2025, ha attraversato il Mediterraneo. A bordo del veliero hanno convissuto, alternandosi, circa 200 giovani di nazionalità, religioni, culture e costumi differenti. «Cos’è la pace? – domanda Dorotea dal palco – La pace non è qualcosa che troviamo ma qualcosa che diventiamo. Inizia nei luoghi più piccoli, nei gesti più semplici, nelle forme più immediate di rispetto. Inizia ovunque scegliamo di vederci l’un l’altro non come categorie ma come persone, degne di dignità, cura e umanità».

Alle 12:00, tutti sono stati invitati a partecipare all’Expo internazionale della fraternità, allestita nei prati della cittadella. Uno spazio di incontro in cui oltre 30 realtà hanno coinvolto i partecipanti in danze, giochi, passioni, riti tradizionali. Un piccolo mondo ricostruito in cui la diversità è stata occasione di conoscenza reciproca, dando vita ad un bozzetto di famiglia umana unita, capace di riconoscersi senza paura.

Accanto all’Expo, il Centro Sportivo Italiano aveva ricostruito il villaggio dello sport di “CSI in Tour”, offrendo a giovani e famiglie l’opportunità di sperimentare attraverso la pallavolo, il calcio, il basket e altre discipline, lo sport come linguaggio universale di inclusione, relazione e incontro, accessibile a tutti.

Alle 16:00, nella sala A dell’Auditorium è andata in scena la pièce di teatro musicale “Ciò che ci unisce”. Un viaggio in treno, tre estranei e «quello che potrebbe accadere a ciascuno di noi ogni giorno», quando lasciamo spazio alla paura, al pregiudizio o all’indifferenza. Ma «se impariamo a guardare sotto la superficie, possiamo smettere di essere estranei e iniziare a vederci come esseri umani che si incontrano davvero». Lo show è stato realizzato grazie ad un laboratorio creativo intergenerazionale di scrittura teatrale che ha coinvolto giovani artisti italiani e internazionali, con il supporto tecnico di F.G.B. service, il contributo delle ballerine e dei ballerini dellAssociazione Culturale Dancelab Armonia, la partecipazione della band AsOne, di Sophiz, Kyara, Samuele Vannacci e il coro dei giovani di Loppiano.

Mettere radici

15 i workshop in cui i 400 giovani presenti il 2 maggio hanno potuto sperimentarsi, per conoscere meglio se stessi e gli altri. Dalla body percussion al canto con il Gen Verde; dalla visita alla Mostra internazionale degli strumenti musicali di Loppiano, con una sessione di sperimentazione musicale d’ensemble, all’arte della calligrafia cinese e al fumetto; dal workshop sensoriale nella natura alla scrittura di un articolo giornalistico con due giovani redattrici della rivista Città Nuova; dai  laboratori di introspezione psicologica offerti dai docenti dell’Istituto Universitario Sophia a quelli sulle economie per uno sviluppo integrale dell’uomo tenuti da rappresentanti di Economy of Francesco, Economia Disarmata e con la partecipazione dei volontari di Emergency.

Alla sera, il concerto, con una platea dell’Auditorium gremita, cui hanno partecipato i talenti emergenti di Kyara e Sophiz la band giovanile degli AsOne. Sul palco sono sfociati anche i contributi artistici dei laboratori di danza moderna, di teatro danza, body percussion e canto, tenuti durante la giornata.

Domenica 3 maggio, a concludere questa edizione del festival della fraternità dedicata al tema delle radici culturali, familiari e alla proposta di diffondere ovunque la cultura dell’incontro, la simbolica piantumazione di un albero d’olivo. Un gesto per raccogliere e custodire il significato più profondo di “Roots – Alla scoperta di ciò che ci unisce”. «Un atto concreto che affonda nella terra il messaggio che abbiamo condiviso – spiegano Matilde e Marco –. Per costruire futuro, pace e fraternità, occorre ritrovare radici comuni. Per questo oggi piantiamo un olivo. È un segno di pace, immagine di fedeltà che rimane nel tempo, simbolo di una vita che cresce lentamente ma con forza, che attraversa stagioni difficili e continua a generare frutto. Così vogliamo che sia anche la fraternità che qui abbiamo sperimentato». Ai piedi dell’albero, una targa per far memoria di questo impegno: “Siate spazio vivo, dove ogni storia può mettere radici”.

Questa edizione del festival della fraternità è stata realizzata con il contributo di: APS Amici di Santa, Associazione Amici del Valdarno – Comunità Islamica, Centro Sportivo Italiano, Città Nuova Editrice, Coesioni, Economia Disarmata, Economy of Francesco, F.G.B. service, Gen Rosso, Gen Verde, Istituto Universitario Sophia, Movimento Laudato Si’, Nuovi Orizzonti, Polo Formazione Continua & Accompagnamento, Polo FIAT, Polo Lionello Bonfanti.

Il Primo Maggio di Loppiano 2026 si inserisce nel programma della Settimana Mondo Unito 2026, intitolata “Choose to dialogue” ed è stato cofinanziato dall’Unione europea attraverso il Programma Erasmus+ Youth.

www.primomaggioloppiano.it

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