Una settimana immersi nella natura, vissuta da 85 giovani provenienti da 17 nazioni: al campo estivo Echoes of Silence, tra le montagne sul Lago di Como, il silenzio, la condivisione e la vita semplice nella natura si sono trasformati in un’esperienza profonda.
Da un’amicizia a un’iniziativa europea.
Tutto è iniziato con una semplice telefonata tra due Gen (giovani del Movimento dei Focolari) provenienti dalla Germania e dalla Slovacchia. Il loro desiderio era quello di rimanere in contatto come amici e di organizzare insieme qualcosa di semplice durante l’estate. A poco a poco ne è nata un’idea più grande: un campo nelle Alpi per i Gen2 di tutta Europa, organizzato dai Gen per i Gen.
Come base per il progetto sono stati formulati alcuni valori fondamentali condivisi: la natura, la consapevolezza, la gratitudine, il vivere nel momento presente, l’amore per Dio e la fede nel fatto che ogni singolo individuo possa cambiare il mondo. Da questi valori è nato il nome “Echoes of Silence” (Echi del silenzio), che a prima vista può sembrare paradossale, ma che è stato scelto per il suo significato.
Una volta stabilite le date, il progetto è stato presentato al Congresso Gen di Madrid nel dicembre 2025 e in occasione di un TreVen in Slovacchia. Durante numerose telefonate con giovani motivati provenienti da tutta Europa, l’entusiasmo ha continuato a diffondersi. Si sono formati dei gruppi, organizzati secondo i colori dell’arcobaleno della spiritualità del Movimento dei Focolari. Questi gruppi si sono assunti la responsabilità del programma, dell’organizzazione e della convivenza quotidiana.
La sfida più grande è stata la ricerca di un luogo adatto. Trovare entro sei mesi una sistemazione a prezzi accessibili nelle Alpi per circa 100 persone sembrava quasi impossibile. Dopo numerose ricerche, il team organizzativo ha infine individuato un campo scout a Zelbio, vicino al Lago di Como. I servizi igienici erano limitati, ma il luogo offriva proprio quella semplicità e quel contatto con la natura che si adattavano perfettamente all’idea del campo.
Durante un incontro preparatorio a Vienna è cresciuta l’unità all’interno del team principale, composto da 12 giovani provenienti da 9 paesi diversi. Quest’ultimo è arrivato a Como già il 19 luglio per allestire le docce e la cucina, esplorare il luogo ed essere pronti ad accogliere 90 persone. Le reti di contatti a Milano e in Slovacchia, insieme a molti contatti personali, hanno messo a disposizione il materiale necessario, come ad esempio tende e grandi pentole. Già la fase di preparazione si è trasformata in un’esperienza di aiuto reciproco e di concreta fratellanza. Un momento intenso è stato quando, la sera prima dell’arrivo degli altri partecipanti, il gruppo organizzativo si è riunito attorno al falò e ognuno ha condiviso le proprie aspettative e i propri desideri per la settimana. Al termine, ci siamo presi per mano e abbiamo recitato il «Padre Nostro», ognuno nella propria lingua. Una promessa che ci siamo fatti a vicenda. Un dono che abbiamo condiviso tra di noi.
Una settimana di vita in comune.
Dal 22 al 29 luglio, più di 80 giovani provenienti da 17 paesi si sono riuniti sulle montagne vicino a Zelbio. Abbiamo condiviso le tende, preparato i pasti, allestito spazi comuni e ci siamo assunti insieme la responsabilità del luogo.
L’organizzazione non era volutamente concepita come un servizio per i partecipanti. Al contrario, ognuno doveva contribuire al successo dell’iniziativa. In questo modo, la distanza tra il team organizzativo e i partecipanti si è progressivamente ridotta. Cucinare insieme, riordinare e improvvisare facevano parte dell’esperienza tanto quanto i workshop, la preghiera, le escursioni e il tempo libero.
Le singole giornate erano dedicate a temi quali la pace, l’umiltà, la compassione e la spiritualità. Spunti intellettuali e laboratori si alternavano a momenti di silenzio, preghiere comuni e momenti spirituali all’aria aperta. A ciò si aggiungevano escursioni, gite al lago, sport, danza e incontri culturali.
Uno dei momenti salienti è stata l’escursione sul Monte San Primo. Circa 10 persone sono partite già la sera e hanno dormito in montagna, mentre un altro gruppo è partito alle 3 del mattino per ammirare l’alba dalla vetta. Sotto il cielo stellato, il sentiero saliva, con le torce che ci guidavano nella notte, finché all’orizzonte è apparsa lentamente la luce e il cielo si è tinto di rosso. Insieme abbiamo cantato «Laudato si’» e condiviso dei biscotti italiani. È stato un momento semplice, silenzioso e al tempo stesso molto profondo.
Sávio, dal Brasile, ricorda:
«È stata dura salire, ma la bellezza che abbiamo visto e vissuto non si può descrivere a parole. Siamo così diversi, eppure l’amore per Dio e per le persone che ci circondano ci unisce».
Anche un’escursione in silenzio è stata per molti un’esperienza speciale. Durante il cammino, tutti erano invitati a rinunciare alle parole, a osservare con consapevolezza e a creare spazio per un incontro personale con Dio. Cristina, dall’Italia, ha così iniziato a parlare con una ragazza rumena della solitudine e della speranza:
«Sebbene non parlassimo nella nostra lingua madre, ci capivamo così bene che ho percepito una vera unità».
Al ritorno, entrambe hanno camminato di nuovo in silenzio. L’altra partecipante ha preso la
mano di Cristina come segno della loro reciproca vicinanza.
«Mi sono sentita amata da lei, ma anche da Dio. Le barriere linguistiche non si avvertivano più. Era come se fossimo un unico organismo che respirava allo stesso ritmo.»
Anche il programma attivo ci ha unite. I Gen italiani hanno organizzato un vivace pomeriggio sportivo con giochi e gare. Ci sono stati incoraggiamenti, nuove esperienze e, soprattutto, tante risate.
Durante la gita al Lago di Como, nelle escursioni e nel semplice stare insieme al campeggio sono nati continuamente nuovi incontri. Un inizio per la pace che portiamo nel mondo, la struttura portante dei ponti che, come Gen, vogliamo costruire in questo mondo polarizzato.
La sera ci siamo riuniti tutti attorno al falò. Abbiamo cantato insieme e abbiamo assaporato l’unità che si respirava attorno al fuoco, proprio come ai tempi di Chiara. La diversità culturale non era un ostacolo, ma una ricchezza.
Francesco, dall’Italia, dice di questa settimana:
«Echoes of Silence mi ha dato l’opportunità di portare il mio entusiasmo per il movimento scout nel Movimento Gen. Mi è piaciuta particolarmente l’escursione in silenzio, durante la quale ho potuto riflettere mentre camminavo godendomi un panorama magnifico».
Per Simon, dalla Spagna, il campo è stato il primo contatto con il Movimento dei Focolari:
«Mi sono divertito tantissimo, mi sono sentito davvero coinvolto e ben accolto e ho apprezzato moltissimo questa settimana.»
Matej, dalla Slovacchia, descrive questi giorni come una riscoperta della sua vocazione di Gen: «Ho compreso in modo nuovo cosa significa essere un Gen: vivere il Vangelo nella quotidianità, costruire relazioni autentiche e realizzare la volontà di Dio nella propria vita.»
Sebbene fosse lontano da casa e circondato da tante persone diverse, quel luogo gli è sembrato come una seconda casa. I colloqui con gli altri Gen gli hanno dato nuova forza e chiarezza per una vita di fede autentica.
Quando i gesti silenziosi suscitano un’eco.
Echoes of Silence voleva creare, in un mondo sempre più rumoroso e frenetico, uno spazio in cui i giovani potessero ritrovare se stessi, Dio e gli altri nel silenzio della natura. La settimana ha dimostrato che il silenzio non significa assenza. Può essere l’inizio di un incontro. Un atto concreto d’amore crea cerchi che si espandono ben oltre il momento presente.
Una partecipante riassume così questa speranza:
«Le nostre differenze ci hanno uniti ancora di più. Questa esperienza mi ha dato molta speranza per il futuro del movimento».
Anche se all’inizio molti non credevano nel successo di questa nuova idea, la settimana si è trasformata in un’esperienza di comunità che raramente si vive in modo così profondo. Le sfide superate hanno creato un legame e da tanti gesti apparentemente insignificanti è nato un’eco di unità – dai Gen, per i Gen e ben oltre questa settimana.


What an amazing experiece and so important..
Thankyou to the Gen of our zone for takng this initiative.
Spending time together,connecting ewth the natural world and rejoicing in our diversity does indeed help us to rediscover the beauy of our vocations all at the service of bringing about a united world