In Piazza Italia

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Piazza Italia è pressoché deserta in questo pomeriggio assolato in cui anche le ore sembrano stanche di trascorrere; appena superata la piazza vedo un uomo straniero, ancora giovane, che cammina barcollando con gli occhi stralunati, mi fermo ed accanto a me vedo un altro giovane uomo, R., appena sceso dal suo appartamento per fumarsi un sigaro in pausa lavoro.

Ci guardiamo e diventa subito un dialogo sui valori della vita mentre seguiamo con lo sguardo questa persona evidentemente alterata. Sì lo so…sono combattuto…mi chiedo quali valori passerò a mio figlio, se quelli che hanno insegnato a me -rispetto, solidarietà, aiuto al prossimo – o quello che oggi domina, l’indifferenza. Dovrei aiutarlo… e se poi quello tira fuori una lama?

Pochi attimi e lo perdo di vista, poi un tonfo, è caduto, piange, perde sangue da una ferita allo zigomo ed ad una mano. Io mi avvicino per rassicurarlo e chiamo i soccorsi, accarezzandogli una spalla, resto lì tutto il tempo, lui ripete più volte: mille grazie signora. Gli dico: non ti lascio, sono un medico, è come fossi la tua mamma. Mille grazie signora, mille grazie signora.

Fa la sua scelta: non si avvicina ma va in un bar, prende del ghiaccio, poi si mette di vedetta per attendere l’ambulanza; un altro signore che era nel bar esce e viene a dare dei consigli di primo soccorso.

Si compone un piccolo pezzetto di fraternità che fa sperare ancora.

Prima di salire sull’ambulanza, disinfettato come possibile, mi porge la mano ferita: un brivido che è un attimo, la stringo tra le mie. Mi saluta dicendo: mille grazie signora, come mamma.

Poi chiedo a R. di potermi lavare le mani, entro in casa sua. Ma allora lei si fida sul serio di me? Certo che mi fido!! Va in chiesa? Per favore preghi per me.

Paola Garzi

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