Tre giorni di volontariato, formazione e cittadinanza attiva. I giovani hanno incontrato malati, anziani, bambini e persone fragili, riqualificato spazi pubblici e preparato una cena per la pace aperta alla città
Di Gabriele Amenta
«L’obiettivo – spiega Federica Ferrero – era far ripartire le squadre di Time to change, ritrovando insieme entusiasmo, motivazioni, slancio per il nuovo anno. E vorremmo che lo stesso entusiasmo raggiungesse tutte le squadre di Time to change in Italia: quando i giovani vengono messi nella condizione di esprimersi e di donarsi, sono capaci di fare cose eccezionali». Detto, fatto. I coniugi Federica Ferrero e Claudio Gallinaro, una coppia dei Focolari, sono animatori, insieme ad un’altra ventina di adulti, di tanti progetti per i Ragazzi per l’unità e per Time to change in Piemonte. Progetti non estemporanei, ma che hanno una continuità durante tutto l’anno. Progetti concreti, fattibili, che vedono i bisogni del territorio a cui cercano di dare delle risposte. Progetti che, in tre anni, sono cresciuti dando sempre più responsabilità ai ragazzi, supportandoli, incoraggiandoli, dando fiducia. Progetti che vorrebbero essere sempre più diffusi in tutta Italia. Del resto, anche l’unità d’Italia partì da queste parti.

Venerdì 4 settembre, è stato illuminato da un viaggio alla scoperta della regola d’oro: «Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te» e dalla Parola di Vita: «gareggiate nello stimarvi a vicenda». Sabato 5 settembre il tema ispiratore è stato il sogno del mondo unito da concretizzare con la frase del Vangelo: «C’è più gioia nel dare che nel ricevere»». Domenica 6 settembre si è riflettuto sulla relazione con Dio e sul «a chi mi ama mi manifesterò».
Molto intensa anche la testimonianza di un collaboratore di giustizia, che ha rigettato la malavita e, insieme al figlio, ha dimostrato come è possibile condurre un’altra vita e cambiare direzione.
Living Peace, un percorso internazionale di educazione alla pace, ha condiviso alcune proposte legate alla pace, alla fraternità, all’inclusione e alla cittadinanza attiva. Al centro il Dado della pace e la costruzione di una grande bandiera collettiva costruita da quadrati di stoffa di venti centimetri per venti realizzata dai ragazzi di tutto il mondo. I riquadri con parole e immagini dedicati alla pace sono, poi, cuciti assieme in una unica bandiera destinata ad un Paese segnato dalla Guerra.
La pace può anche cominciare da un quadrato di stoffa per cucire una bandiera, da uno sguardo attento ad un malato, dal piantare rosmarino e salvia in un parco pubblico. La singolarità di questa tre giorni di campo è che l’invito è stato esteso anche ad altre città. La maggior parte dei partecipanti proveniva dal Piemonte, ma a Torino sono arrivati anche gruppi da Milano, Massa e dalla Liguria, oltre ad una ragazza di Pescara.
L’dea chiave delle azioni intraprese è che «non si trattata di semplice volontariato – chiosa Federica -, ma di riconoscere nell’altro una persona da amare».

Capre, pecore, mucche e vitellini, asinelli, galli, galline, faraone e il pavone sono tra gli animali presenti nella Fattoria del Gelato di Pianezza. I ragazzi hanno accompagnato dei bambini stranieri già seguiti durante l’anno con giochi e visite agli animali riuscendo a coinvolgere anche altri bambini presenti nel luogo. Una mamma, osservandoli, ha detto che quei giovani le davano speranza e potevano essere modello per i suoi figli.
Erbe aromatiche sono state piantate in un parco pubblico di Torino che è stato ripulito da erbacce e rifiuti. Non solo pulizia ma un atto generativo con le piante di rosmarino e salvia che cresceranno insieme ai bambini. Il gesto ha suscitato la curiosità degli abitanti ed è diventato un invito a considerare il verde pubblico come un bene affidato alla responsabilità di tutti.

Altre squadre hanno prestato servizio negli spazi del Sermig e di pulizia alla Cartiera, in collaborazione con la cooperativa Valpiana. I partecipanti hanno incontrato i ragazzi del centro diurno minori in situazioni di difficoltà, dipinto con loro i quadrati della bandiera e condiviso la pizza. Un altro gruppo ha preparato e distribuito la cena a persone senza fissa dimora.

La fatica non è mancata, ma nessuno si è tirato indietro. «Erano sporchi e stanchi – commenta Claudio -, ma continuavano a dire: andiamo, facciamo. Vederli così contenti e coinvolti ripaga di ogni fatica organizzativa. E questa disponibilità misura il cambiamento più importante». «All’inizio avevano bisogno di essere guidati – aggiunge Federica -. Oggi sanno che i protagonisti sono loro. Dietro ogni iniziativa c’è il lavoro quotidiano di un gruppo di adulti, ma la direzione è chiara: lasciare ai ragazzi spazi reali di responsabilità. L’obiettivo è far crescere di numero le squadre di Time to Change e dare continuità alle esperienze iniziate».




Grazie per tutto ciò che fate x i giovani, gradirei essere informata dei prossimi eventi x i miei figli.
Ma che meraviglia, perché al tg. non mettono in evidenza anche questi atti belli e che danno speranza, peccato
sarebbe un esempio formidabile per i ragazzi privi di stimoli e di noia
Uau , è una generazione interessante e determinata, forza ragazzi