Congresso Essere sempre famiglia

Dal 10 al 12 maggio 2024 si è svolto al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo il Congresso del Movimento dei Focolari dal titolo: “Essere sempre famiglia.Oltre confini e categorie, verso l’inclusività”. Vi hanno partecipato circa ottocento persone da ogni parte dell’Italia e dall’Albania (come Movimento dei Focolari legata territorialmente all’Italia).

L’esigenza di un Congresso comune, tra le varie realtà, diramazioni del Movimento dei Focolari – di diverse vocazioni, intergenerazionale, con diverso impegno nel sociale ed ecclesiale ecc. . . – è nata durante un Consiglio del Movimento stesso in cui i vari membri hanno deciso di concentrare le forze – tralasciando alcuni altri appuntamenti specifici – per radunarsi su un argomento che fosse trasversale, che accomunasse tutti (cosa ci poteva essere di meglio della famiglia!) e che aiutasse a fare un’esperienza di unità con la “famiglia” completa.

Il Congresso nazionale di maggio si è ripetuto e se ne stanno riproponendo altri in alcune regioni italiane, quindi più a livello locale, per coinvolgere ancora più persone.

Oltre al Congresso Essere sempre famiglia, in questo anno 2024 verrà proposto un secondo appuntamento dal 8 al 10 novembre, sempre al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo in cui, nel solco del secondo anno del Cammino sinodale ed in vista del prossimo Giubileo 2025, le tematiche affrontate saranno più di carattere ecclesiale (a breve ulteriori e maggior informazioni).

Centro Mariapoli Castel Gandolfo

Ma com’è andato questo Congresso? Come si è vissuta la sua preparazione? Chiediamo a Sara Fornaro, giornalista di Città Nuova e facente parte della commissione preparatorio del congresso, di raccontarci qualcosa.

«Se oggi dovessi lasciare questa terra e mi si chiedesse una parola, come ultima che dice il nostro Ideale, vi direi – sicura d’esser capita nel senso più esatto –: “Siate una famiglia”». A novembre 2023 siamo partiti da questa frase di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, per preparare il Congresso.

In questo gruppo ci siamo ritrovati in 14, diversi per provenienza ed età, in rappresentanza delle varie realtà del Movimento: dalle famiglie ai volontari, dai consacrati ai gen, dai separati ai dialoghi. Io rappresentavo, insieme a Miriana, il Gruppo editoriale Città Nuova.

Abbiamo cominciato ad incontrarci via Zoom una volta a settimana, dalle 21 fino (spesso) a notte fonda (sì, abbiamo superato anche la mezzanotte!). Non ci conoscevamo e non c’era un responsabile. Avevamo una “commissione di supporto”, ma era l’unità tra noi a dover metter giù un programma formativo, ma incarnato nella realtà. Soprattutto i giovani avevano chiesto di trattare tematiche di stretta attualità. Chiedevano alla “famiglia di Chiara” di vivere l’unità con testa, mani e cuore, secondo la consegna che ci ha dato Papa Francesco qualche anno fa a Loppiano.

Non doveva essere un Congresso per famiglie, ma un Congresso sull’essere famiglia, secondo le parole di Chiara Lubich. Su alcune cose ci siamo trovati sin da subito tutti d’accordo: nessuno doveva sentirsi escluso, nel Movimento c’è posto per tutti.

Quando abbiamo messo su carta le tematiche proposte la lista sembrava infinita. Come scegliere? Ci siamo lasciati guidare dalla traccia che ci era stata data: Essere famiglia, a cui abbiamo aggiunto la parola “sempre”.

Dopo lunghi confronti, abbiamo immaginato un percorso lungo tre giornate, ognuna delle quali arricchita da momenti artistici. Anche i bambini sono stati protagonisti con giochi ed esperienze, grazie ad un gruppo di animatori davvero speciali.

Siamo partiti da “siate una famiglia” di Chiara: dalle relazioni nella società, nelle famiglie, tra religiosi, sui social, per arrivare al conflitto. In ogni rapporto ci sono conflitti, che possono rivelarsi una risorsa per costruire relazioni più vere e profonde. Si è dunque parlato del superamento del conflitto tra persone di fedi religiose e politiche diverse e in famiglia e delle difficoltà delle coppie. Il secondo giorno si è aperto con l’arte di amare di Chiara: amare tutti, amare sempre, amare per primi, amare il nemico, farsi uno con l’altro, che «significa far propri i loro pesi, i loro pensieri, condividere le loro sofferenze, le loro gioie».

I giovani avevano chiesto di parlare di identità di genere e orientamento sessuale. Con gli esperti intervenuti abbiamo pensato innanzi tutto di capire i termini, a partire dall’acronimo LGBT, perché per parlare di qualcosa, bisogna conoscerne il significato. C’era il desiderio di parlare di tutto, come si dovrebbe fare in famiglia, provando ad ascoltare con il cuore.

Nel pomeriggio il tema è stato articolato in parità di genere, alleanza uomo-donna, la

donna nella Chiesa. Come diceva l’ex presidente dei Focolari Maria Voce: «Il maschile e il femminile sono due modi umani di essere persona. Ad ognuno dei due non manca nulla per essere persona, sono due persone piene, ognuna contiene l’altra, ma sono diverse. Per questo effettivamente l’uomo contiene la donna in sé, ce l’ha dentro, e la donna contiene l’uomo. Due esseri diversi, ma pieni… Insieme fanno qualcosa in più. Sono generativi».

Il terzo giorno c’è stato l’incontro con Silvia e Ray del Centro internazionale del Movimento dei Focolari, il video del Papa che ricordava che nella Chiesa – e potremmo dire nel nostro Movimento – «c’è posto per tutti, tutti, tutti», e un ricco dialogo con i partecipanti.

La cosa più bella di questo congresso, per me, è stata la condivisione con gli amici di viaggio, con i quali – nonostante le diversità – abbiamo avviato un dialogo intenso e costruttivo, col desiderio di dare un contributo, speriamo fruttuoso, al Movimento.

Per gli approfondimenti degli argomenti trattati, vedere il Dossier Essere famiglia edito da Città Nuova ed altri articoli apparsi (e che appariranno) sulla rivista cartacea e sul sito web

ad esempio https://www.cittanuova.it/amore-orientamento-sessuale

https://www.cittanuova.it/amore-tra-sfida-opportunità

https://www.cittanuova.it/educazione-alla-genitorialità

https://www.cittanuova.it/al-cuor-non-si-comanda

https://www.cittanuova.it/relazioni-abusanti




Giornata per l’Europa 2024 a Roma

Il mio impegno di cittadino europeo nelle sfide della società

 “E’ il momento dell’unità. Ci salveremo solo insieme”! (Davide Sassoli)

Quanto cittadini e comunità italiane sono protagonisti della democrazia Europea? Un segnale non certo positivo il continuo calo dell’afflusso alle consultazioni elettorali europee. Ora siamo davanti ad un bivio: questo protagonismo diventa cruciale. E’ quanto è emerso dall’indirizzo di saluto dei rappresentanti delle istituzioni europee, il dott. Fabrizio Spada, il dott. Vito Borrelli e dalla relazione del giornalista Claudio Sardo, intervenuti all’evento promosso per la Giornata dell’Europa 2024 a Roma il 10 maggio dal comitato romano della rete europea “Insieme per l’Europa”.

Sullo sfondo dell’inquietante panorama internazionale, Sardo ha posto in luce con forza questa responsabilità. Non ha taciuto di fronte a quella che ha definito “crudele volontà di potenza”, “violazione del diritto internazionale”, manifestate dai conflitti in corso a est e a sud dell’Europa. Ed ha ricordato che, dopo “aver conosciuto l’abisso” e “toccato con mano la volontà di potenza, la follia razzista e la smania distruttrice nel secondo conflitto mondiale, “è da una promessa di pace scambiata tra i popoli, che è fiorita l’Europa”. Un’Europa che “è più dell’Unione Europea, più dell’Euro, è una civiltà, un grande patrimonio etico e sociale”. Di qui l’urgenza di una “democrazia che sia strettamente connessa al grado di giustizia e di libertà, fattori che dipendono anche dalla coscienza dei cittadini, dal modo di vivere della comunità, dai valori di solidarietà che insieme – comunità e cittadini – esprimono”, divenendo “artefici del proprio futuro”.

E sono proprio i giovani che, davanti a un pubblico vivamente partecipe, hanno testimoniato questo impegno fattivo. Come Giulia Cavalea che si è presentata quale “Ambasciatrice dell’Unione Europea” nelle scuole medie. Un’iniziativa lanciata in nome di Antonio Megalizzi, giovane giornalista appassionato di Europa, vittima dell’attentato a Strasburgo del 2018. Un sogno il suo portato avanti da giovani grazie a una fondazione che porta il suo nome, “nata per rispondere con amore all’odio terrorista”.

Quanto fondamentale sia la formazione europea delle giovani generazioni è stata testimoniata anche da un’insegnante, Paola Aloi e da due giovani del liceo Augusto di Roma. Citiamo solo la partecipazione al Festival del Mediterraneo (Marsiglia, settembre scorso), in dialogo con coetanei di culture, lingue, religioni diverse. Un viaggio che, a detta dei giovani, ha lasciato un ricordo profondo che ha inciso nella loro vita. Un’esperienza eloquente di fronte ad un Mediterraneo che richiama il dramma degli immigrati su cui il relatore ha avuto parole forti: “L’accoglienza e la solidarietà – aveva ribadito –  sono sentimenti europei, mentre alzare i muri e respingere senza umanità costituiscono uno snaturamento di noi stessi”.

Un’apertura che si direbbe connaturale ai giovani che più di tutti percepiscono quanto “i popoli sono ormai continentali”, come aveva detto Sardo in conclusione, auspicando “che prosperi la vocazione e il carisma di unità in nuove forme creative”.  Lo ha testimoniato un’altra giovane, Fabiola Marotti che ha assunto il ruolo di “ambasciatrice del Mondo Unito”, iniziativa nata dalla ong New Humanity del Movimento dei Focolari, aprendo un ampio panorama dell’alleanza dei giovani con l’Unione Europea. Citiamo solo il progetto interamente finanziato dalle istituzioni europee: il “Corpo europeo di Solidarietà e Servizio Civile in Europa.

Fabiola aveva citato un passaggio di David Sassoli da lei intervistato tre anni fa: “i progetti politici vivono anche di spiritualità”.

L’evento di Roma ha avuto una profonda nota di spiritualità nella seconda parte che ha visto il pubblico trasferirsi nella storica chiesa contigua, dedicata a S. Maria in Campitelli. Qui è venuto in luce il volto ecumenico di Insieme per l’Europa, reso visibile lì davanti all’altare dai rappresentanti delle Chiese ortodosse, anglicana, cattolica, luterana, riformata, metodista, battista, evangeliche indipendenti e Esercito della Salvezza.

A detta di molti, si è sperimentato fraternità, comunione illuminate dalla riflessione affidata al teologo ortodosso Vladimir Laiba sul mistero dell’essere costituiti “molti in un solo Corpo” dal comune battesimo. Nella preghiera, per voce dei laici è stato invocato l’aiuto dell’Alto per attuare obiettivi comuni: vita, famiglia, creato, fratellanza, solidarietà con i poveri e gli emarginati, l’unità tra le Chiese, le radici cristiane dell’Europa, la giustizia. E la pace.

Emozionante, sullo sfondo di quanto si sta vivendo in Terra Santa, il Padre nostro in ebraico, eseguito dalla cantante lirica Lisa Daniele, e poco prima, il brano al pianoforte che esprimeva una preghiera araba, suonato da Mirna Okzan, giovane siriana. Particolarmente toccante lo scambio tra i presenti di un piccolo pane, un significativo gesto di pace che manifestava l’unità. Quell’unità che deve abbracciare tutta l’Europa perché, come ha ancora detto Sardo, è “l’unica possibilità per consentire alla nostra civiltà di reggere l’urto e la velocità delle trasformazioni”.

Carla Cotignoli

https://www.focolaritalia.it/events/giornata-delleuropa-a-roma-il-10-maggio-2024/




Genfest Italia 2024, insieme per prendersi cura

Gli appuntamenti e le iniziative in Italia dei giovani dei Focolari

di Aurelio Molè

Alcuni dei momenti più belli della nostra vita li abbiamo vissuti nei Genfest. Ognuno può sfogliare il proprio personale album di ricordi. Nel mio, uno dei miei momenti clou, ma non solo, è stato il Genfest del 1990. Il muro di Berlino, sembrava fino ad allora una barriera impossibile da rimuovere, eppure si sgretolò in pochi minuti nel novembre del 1989. Un mondo più unito si faceva storia concreta. Le frontiere si aprirono e, per la prima volta, era possibile incontrare centinaia di giovani dell’Est Europa. Dalla ex Yugoslavia fino alla Lituania. Dei popoli e dei giovani bellissimi, ancora incontaminati dal consumismo Occidentale, con cui era possibile sperimentare una unità di cuori palpabile. Nel 1990 San Giovanni Paolo II al Palaeur di Roma disse che il mondo unito «è la grande attesa degli uomini d’oggi, la speranza e, nello stesso tempo, la grande sfida del futuro» perché «è la via della pace». Parole quanto mai attuali in un mondo che vive una terza guerra mondiale a pezzi.

Il Genfest, deriva da gen “generazione nuova”, il settore giovanile dei Focolari, e da fest, festival. Nasce nel 1973 a Loppiano, una piccola cittadella dei Focolari vicino Firenze, quando non erano ancora state ideate le Giornate mondiali della gioventù e si ripete ogni sei anni radunando centinaia di migliaia di giovani dai cinque continenti per condividere attraverso esperienze, canti, coreografie, interventi la propria passione per la fraternità universale. L’ultima edizione si è svolta nel 2018 nelle Filippine, la prossima sarà in Brasile dal 12 al 24 luglio 2024 dal titolo “Insieme per prendersi cura” per costruire un mondo di fraternità al di là delle differenze culturali, etniche e religiose prendendosi cura del pianeta e delle persone, soprattutto le più vulnerabili. Si snoderà in tre fasi: volontariato, un evento centrale e la creazione di comunity per continuare a costruire un mondo più unito nel proprio territorio.

In Brasile, ad Aparecida, sono attesi seimila giovani e una diretta streaming in 120 Paesi, ma non tutti potranno partecipare. In Italia sarà possibile vivere una sorta di staffetta. Si comincia dalla Toscana. Dal 12 al 21 luglio si vive dapprima con le mani in pasta in una settimana di volontariato locale diffuso in città della Toscana come Firenze, Prato, Massa, Pistoia, Grosseto, Lucca e Pisa. In collaborazione con associazioni, parrocchie, case di accoglienza e nella cornice più ampia del Progetto Milonga “Embrace Humanity che da anni si occupa di volontariato internazionale.  Lo sguardo sarà rivolto a persone migranti che mettono a rischio la propria vita in cerca di speranza; a chi è costretto a vivere nella disumanità di una guerra; a chi è povero e affamato; a chi è escluso e emarginato dalla vita sociale o, discriminato per la sua appartenenza etnica, per l’identità di genere, perché persona con disabilità mentale o fisica; di chi è prigioniero di una dipendenza, di chi è anziano e solo. Non si tratta solo di azioni ma anche di formazione ai fenomeni e temi e di condivisione nella fase finale che avverrà a Loppiano dal 19 al 21 luglio. Tre giorni vissuti insieme con persone provenienti da varie regioni d’Italia e qualche Paese europeo. Sono previsti collegamenti in diretta con il Genfest internazionale del Brasile e la creazione di community per aree tematiche per formare dei gruppi in base agli interessi che potranno continuare le loro azioni sul territorio perché il Genfest non è solo un evento, ma un processo generativo che si spera continuo nel tempo.

«In Toscana – commenta Nadia Xodo, una delle organizzatrici – abbiamo notato un risveglio nelle comunità, un coinvolgimento con l’organizzazione di cene solidali, nell’ ospitare i giovani presenti nelle loro città, e una nuova coscienza nel prendere cura del proprio territorio».

Il modello è “Una città non basta” proposto da Chiara Lubich in cui invita a prendere le misure della città per cercare i poveri, gli abbandonati, gli orfani, i carcerati per non lasciare nessuno solo e dare sempre «una parola, un sorriso, il vostro tempo, i vostri beni» e condividere ogni cosa «momenti di gioia e di vittoria, di dolore e di fallimento, perché la luce non si spenga». «Ma “una città non basta”: sì, con Dio, una città è troppo poco. Egli è colui che ha fatto le stelle, che guida i destini dei secoli e con Lui si può mirare più lontano, alla patria di tutti, al mondo. Ogni nostro respiro sia per questo, per questo ogni nostro gesto, per questo il riposo e il cammino. Alla fine, facciamo in modo di non doverci pentire di aver amato troppo poco».

Dopo la Toscana, la Calabria che prenderà il testimone per tutto il Sud Italia coinvolgendo la Sicilia, la Campania, la Basilicata, la Puglia, la Sardegna e persone dalla Palestina, dall’Egitto per gettare ponti di fraternità sulle sponde del Mediterraneo. Tre gruppi sono al lavoro da tutte le regioni per il programma dal 26 al 30 luglio per un percorso immersivo e pratico di conoscenza della cultura della pace, della fraternità e della solidarietà. Le tre fasi del Genfest del Brasile saranno declinate anche il Calabria. La mattina del 27 luglio apertura a Lamezia terme (CZ) per andare in profondità su quello che è il primo “ambiente” dove viviamo, e cioè noi stessi, la nostra identità, chi siamo, verso dove andiamo e come prendersi cura di sé. Sono previsti anche collegamenti con il Genfest internazionale del Brasile e con gruppi di giovani in Ungheria e Giordania. Il pomeriggio si continua con la vita, con l’amore concreto, «con i muscoli», l’ascolto, la vicinanza: incontri con comunità di recupero, accoglienza di persone ai margini della società, di minori stranieri non accompagnati e ambiente con la pulizia delle spiagge, visite ad azienda agricole controcorrente che rifiutano di pagare il pizzo. Al tramonto è tempo di festa con una cena e una serata artistica nella piazza di Curinga (CZ) in collaborazione con la Proloco del Comune. La mattina del 28 luglio ci si sposta a Isola di Capo Rizzuto (KR) per approfondire con esperti il tema “Mediterraneo. Un caleidoscopio di crisi, sfide, opportunità”.  Sulla spiaggia di Cutro, nel pomeriggio, si ricorderà la tragedia del naufragio dei migranti con una Messa, l’incontro di alcuni protagonisti del tragico evento e un flash mob. Senza tralasciare la conoscenza delle bellezze culturali e naturali di Isola di Capo Rizzuto. La giornata conclusiva del 29 luglio sarà il giorno della creazione di community per continuare ad agire nel proprio territorio in base ai propri interessi, di tirare le conclusioni e di chiudere il Genfest con una grande festa sul lungomare di Lamezia terme aperto a tutti con cantanti, esperienze, testimoni, interventi.

«I protagonisti e gli ideatori sono i giovani – chiosa Gabriella Zoncapè, tra le organizzatrici –, ma gli adulti dei Focolari sono di supporto per la parte logistica. Si è avviato un processo di comunione, partecipazione, fraternità non solo all’interno dei Focolari, ma con associazioni, movimenti ecclesiali, scuole, comuni, diocesi». Il Genfest è già iniziato!

Per iscrizioni al Genfest in Calabria: link

Instagram: Genfest_ Calabria2024

Email: genfest.italia@gmail.com

Iscrizioni al Genfest Toscana a questo link

Info: giovanifocolaritoscana@gmail.com

LIBRO DEL GENFEST

SITO WEB GENFEST INTERNAZIONALE 




Aprile 2024: Congressi gen3 Italia Albania

SOGNA RAGAZZO SOGNA

Metti insieme quasi 600 ragazzi e adolescenti dai 9 ai 18 anni di tutte le regioni italiane con una dirompente voglia di vivere; circa centocinquanta adulti appassionati e creativi, che provano a lavorare per mesi in rete, e un tema intrigante come l’essere oggetto di una precisa scelta, di Qualcuno che ti dice: “Dai, adesso – se vuoi – vieni con me …” Una miscela di vitalità e gioia, un programma, anzi due, avvincente e vario con attività interattive, giochi collaborativi, musica, sport. Ma anche approfondimenti preparati con i ragazzi stessi e momenti sacri, nel cuore della Settimana Santa.

È questo il “Congresso gen3” per l’Italia che ha visto a Castel Gandolfo dal 27 al 31 marzo una inaspettata partecipazione, tanto che ha costretto gli organizzatori a rivedere al rialzo il primo numero previsto. C’è voglia di esserci, di stare insieme.

Due congressi, in realtà, in cui i ragazzi si sono distinti per fasce d’età: gli JUNIOR (9-13 anni) e i SENIOR (14-18). Ogni giorno una parola, leit motiv delle ore da vivere: Spalancare, Rispondere, Scegliere: non poco! Altrettanti atteggiamenti, davanti alla chiamata di Gesù che invita prima di tutto a superare l’indifferenza. Ma a quell’età, il cuore va subito oltre!

Gli Junior, con l’aiuto di un… mago, sono entrati con la semplicità e la gioiosità tipica della loro età a capire che… c’è un “libretto di istruzioni” che in ogni circostanza e situazione ti può far da guida a realizzare per davvero, senza cadere in inganni, il tuo sogno: è il Vangelo! Per i Senior l’aiuto di esperti, un percorso alla scoperta di sé stessi. Per tutti tante proposte come il grande gioco/esperienza FAME ZERO ispirato all’Agenda 2030, dialoghi in piccoli gruppi, un Talent Show e l’attesissimo concerto degli As One hanno mostrato la grinta e le potenzialità di queste giovani generazioni che ci credono: “Ogni istante della vita è una scelta, una strada in salita… Ci vuole coraggio!” cantano infatti nell’ultimo brano da loro stessi composto in parole e musica.

Un coraggio che è diventato adesione personale, quando in cappella, a partire dal giovedì sera, ragazzi e adolescenti hanno sfilato in gruppetti o singolarmente per apporre liberamente la loro firma su un grande tabellone messo in modo significativo sotto la croce: “Amarci come lui ci ha amato… CI STAI?”

Le lunghe ore dei viaggi di ritorno hanno solo momentaneamente placato i nostri, mentre da un punto all’altro dell’Italia rimbalzavano sulle chat espressioni di gioia e di impegno, la voglia di rimanere in contatto: ci stiamo tutti… qui, in Calabria, in Piemonte, in Veneto, in Sicilia… ovunque!

“Sogna ragazzo, sogna, quando sale il vento nelle vie del cuore…”

Anche Vecchioni sembra avesse colto nel segno…

INTERVISTA AD ANDREINA – ASSISTENTE ACCOMPAGNATRICE

  • Andreina, che effetto ti ha fatto arrivare al Congresso dopo aver collaborato alla preparazione’?

L’aria era effervescente: “gen3 & soda” direi … Anche noi accompagnatori eravamo trascinati dal gusto di vivere con i ragazzi e di aver lavorato con loro e per loro cercando di intuire le loro istanze e le sfide che vivono … Confesso che, arrivata al Centro Mariapoli,  ho sentito un tuffo al cuore … Con gli animatori, avevamo lavorato tanto, in tanti, dai mille angoli della penisola, perlopiù in videochiamate, ed ora c’eravamo sul serio. Sentivamo tutti che c’era stato un intenso percorso comune.

  • Spiegati meglio:che cosa vi accomunava così strettamente?

Abbiamo imparato la fiducia. Fiducia nel futuro, nella possibilità di poter ancora dire/fare qualcosa di significativo, fiducia nei nostri ragazzi e adolescenti e nella loro chiamata al carisma dell’’unità, fiducia tra noi, gli uni degli altri. E poi abbiamo riscoperto la passione. Quella che si nutre di reciprocità, del modo in cui si guarda alla vita. Quella che ci fa credere in ciò che si decide liberamente e gioiosamente di fare. Come, nel nostro caso, occuparsi del Congresso e/o regolarmente dei ragazzi.

  • Quello che descrivi è un bellissimo ‘paesaggio’ da guardare ma qual è l’esperienza che ci sta sotto?

La cosa più significativa è stata aver fatto esperienza di corresponsabilità orizzontale insieme al TeamGen3 Italia.  Infatti  tra noi non è emersa una struttura o qualche personalità più decisionale o dominante ma, a tutti i livelli,  una rete che è stata determinante per superare le difficoltà.

Infatti non avevamo esperienza di eventi per grandi numeri, non ci conoscevamo, non potevamo vederci di persona. Questa complessità avrebbe potuto far saltare tutto … o quantomeno complicarlo ma  … non è accaduto. La linea del programma – definita insieme all’inizio – è rimasta coerente ed anzi si è arricchita notevolmente di spunti inediti, attuali e creativi … Gli ‘ingranaggi’ nonostante gli incidenti di percorso … hanno funzionato!

Credo proprio che questa bella rete sia stata intreccciata da ‘Qualcuno’ che si è ‘immerso’nella rete con noi…!!

  • Se non sbaglio, avete puntato molto sui ‘testimoni’ su storie ‘vere’ da raccontare… ci dici qualcosa della Living Library ?

Sì, è stata una modalità di testimonianza: una ventina di living books: di persone-storia ” che hanno accettato con curiosità e gratitudine la proposta ed hanno sviluppato i loro ‘capitoli’ con originalità e convinzione. Hanno delineato possibili risposte del carisma dell’unità negli ambiti della politica, dell’ecologia, dello sport, nel sociale. Hanno incontrato i ragazzi in piccoli gruppi in modo da poter dialogare: uno scenografo, un frate, un medico, una giovane coppia con bimbi piccoli, una vocal coach, un imprenditore che si spende per migranti e rifugiati, l’iniziatore di un progetto mondiale per la Pace, un testimone dei primi passi del Movimento gen … e tanti altri … tutta gente che è ciò che è in questo momento, perché da ragazzi hanno iniziato –proprio come i gen3 di oggi – con in cuore in grande sogno, l’amicizia solida e sincera con altri e una chiamata, condivisa ma personalissima che ha riempito di senso e di valori le loro vite.

Personalmente, conoscere e dialogare con queste persone ha fatto nascere in me  un pensiero: Il nostro Movimento – da alcuni punti di vista – può anche attraversare un momento difficile riguardo a governance, struttura, rapporti, priorità …. ma credo che persone come queste abbiano il potere di salvare tutti noi: un dono, un vero dono!

E chissà da cosa nasce cosa… è emerso il desiderio di sviluppare l’esperienza con i ragazzi magari attraverso la creazione di un talent multi artistico e musicale o un Supercongresso in nuova formula o  un evento all’interno del progetto ‘Villaggio per la terra’ della città di Roma e…chissà …

  • Andreina, qualcosa per finire…

Non posso che ringraziare tutti … Credo sia stata un’esperienza generativa di altre: ha corroborato di nuova fiducia e passione la nostra vita anche come assistenti, ha innescato relazioni che ci fanno camminare verso il futuro con una nuova luce negli occhi, con nuovo coraggio e vitalità. Un assistente ricordava l’ormai famoso proverbio africano: “Per educare un bambino ci vuole un villaggio …” Ecco, forse abbiamo fatto esperienza di un “villaggio dell’unità” … un grande villaggio!

Andreina e Umberta




Festival delle relazioni 2024: verso una nuova comunità

Dal 2019 un gruppo di persone appartenenti al Movimento dei Focolari, in collaborazione con il Gruppo editoriale Città Nuova, propone una serie di incontri di riflessione e dialogo su tematiche emergenti allo scopo di offrire un contributo alla realizzazione di una società “nuova” che trova le proprie radici nel riconoscimento dei valori di ogni persona, nella cura reciproca, capace di tessere relazioni di reciprocità alle quali tanto anela l’animo umano.

Percorsi formativi che trovano casa nel Festival delle relazioni giunto quest’anno alla sesta edizione dal titolo: Verso una nuova comunità – Rilanciamo nuovi sguardi a partire dalle domande e dalle sfide del nostro tempo.

Come per ogni edizione, la ricerca delle tematiche avviene dietro il lavoro di confronto, rapporti personali nella comunità locale per l’individuazione dei temi da mettere a fuoco. Il comitato scientifico (composto da persone qualificate e dal direttore della casa Editrice Città Nuova) raccoglie le proposte, le osservazioni e i suggerimenti, in merito a contenuti e tempi, dando così corpo al percorso del Festival.

Il focus di questa edizione, come si evince dal titolo, è orientato a dare continuità al percorso iniziato lo scorso anno. Si è voluto rimettere in evidenza le sfide che il tempo presente vive per guardarle con occhi nuovi e identificarne gli aspetti generativi di “buone relazioni”, di piccole oasi di pace.

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A Ragusa il “Laboratorio civico di sussidiarietà politica”.

Ragusa, L’Associazione “Co-Governance – Laboratorio civico di sussidiarietà politica” si è presentata ufficialmente alla città. Nell’aula del consiglio cittadini e amministratori avviano una nuova esperienza di dialogo e di partecipazione propositiva in attuazione del principio costituzionale di sussidiarietà.

L’aula del consiglio comunale di Ragusa ha ospitato sabato 6 aprile 2024 la presentazione ufficiale del laboratorio civico di sussidiarietà politica Co – Governance. L’iniziativa, partita da un gruppo di cittadini che hanno costituito un’associazione, punta a costituire spazi di dialogo tra cittadini e istituzioni.

L’obiettivo – reso noto dai promotori – è “stabilire con le istituzioni locali, con gli organi di rappresentanza, elettivi, di governo e di amministrazione attiva, nonché con il mondo politico nella sua pluralità, un rapporto di collaborazione, attiva e responsabile, che manifesti e certifichi la possibilità nella vita pubblica della città di fare “sistema” e di farne un luogo generativo di comunità, di coesione e di sviluppo, di futuro”.

L’incontro, promosso in collaborazione con l’amministrazione comunale di Ragusa (giunta e consiglio comunale) è stato introdotto dal presidente del consiglio comunale, Fabrizio Ilardo, dal sindaco Giuseppe Cassì e dal presidente dell’associazione Co Governance di Ragusa, Alfio Di Pietro.

Al tavolo dei relatori c’erano il politologo Antonio Maria Baggio e l’economista Gianpietro Parolin, entrambi docenti dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano.

L’intervento di Antonio Maria Baggio su “Coscienza politica erronea nei cittadini e negli operatori, sviluppo di processi valutativi veritieri ed efficaci” ha messo l’accento sulle difficoltà dei cittadini di valutare nella maniera opportuna le scelte degli amministratori, i metodi e i fini, ciò che crea un gap nel rapporto di vero dialogo e di collaborazione attiva tra cittadini e istituzioni. “Nell’ambito della politica – ha detto Baggio – in maniera simile a quanto avviene nella morale, può formarsi nelle persone che vi sono impegnate una ‘coscienza erronea’, che produce abitualmente giudizi errati, basati su convinzioni acritiche o in processi di pensiero viziati. Una vera apertura agli altri aiuta ad incontrare la realtà, spesso diversa da quella dettata dal pregiudizio”.

Gianpietro Parolin ha puntato l’attenzione sulla relazione virtuosa fra partecipazione e rendicontazione. Sono due elementi necessari per stabilire un giusto rapporto tra cittadini e istituzioni, rilevando come sia necessario che i primi abbiano accesso alle informazioni reali. E ha parlato del “dovere dei decisori di rendere conto delle loro scelte, delle azioni politiche e di rispondere delle conseguenze di esse”, “riconoscendo alla collettività il diritto di essere informata di tali decisioni, di criticarle e di avere risposte”. Oggi c’è spesso “informazione” (pubblicazione dei dati e dei documenti sui siti dell’amministrazione pubblica), ma ciò non mette automaticamente i cittadini nella possibilità di poter verificare e valutare. Per creare una relazione virtuosa – afferma Parolin – “la partecipazione si nutre di informazione verificabile, affidabile, comprensibile. Sono due beni comuni che si alimentano reciprocamente. A partire dai dati di realtà possiamo costruire rappresentazioni condivise sulla nostra vita civile”.

Giancarlo Bellina, co-presidente del Movimento politico per l’unità (MppU) della Sicilia, ha preso parte al seminario con un intervento programmato. Bellina ha portato la testimonianza di una esperienza di partecipazione propositiva, un laboratorio di Co-Governance promosso dal MppU a livello regionale, attraverso la costituzione di un gruppo di lavoro di giovani, imprenditori, funzionari e amministratori pubblici, docenti, terzo settore e cittadini, per analizzare la questione atavica della incapacità della Sicilia di usufruire adeguatamente dei finanziamenti comunitari per lo sviluppo e la realizzazione di investimenti infrastrutturali, di cui la nostra isola avrebbe avuto bisogno. Ha snocciolato i dati dell’emigrazione giovanile negli ultimi anni ed evidenziato che “tutto questo si sarebbe potuto evitare se la Sicilia avesse valorizzato e speso i fondi comunitari in investimenti e opere infrastrutturali, che avrebbero svolto funzione di volano per rilanciare l’economia e l’occupazione in Sicilia”. I risultati che di questo “laboratorio” sono stati presentati al Governo regionale e ai deputati regionali il 6 luglio scorso, presso la Sala PierSanti Mattarella dell’ARS.

Nel dibattito che è seguito sono intervenuti Liboria Di Baudo, del movimento “Idea e Azione” di Palermo, l’assessore Giorgio Massari, i consiglieri comunali Marco Antoci, Mario Chiavola e Gianni Iurato, l’avvocato Giuseppe Gambuzza.

Il sindaco Giuseppe Cassì, che ha introdotto e concluso i lavori, nel complimentarsi per l’iniziativa dell’evento e per il suo alto livello, ha rilevato l’importanza della sfida della partecipazione attiva dei cittadini che “Co-Governance”, il “Laboratorio civico di sussidiarietà politica” sorto a Ragusa, può offrire, sottolineando la necessità di una collaborazione per “un nuovo modo di perseguire l’interesse generale”.

Alfio Di Pietro, presidente di Co Governance Ragusa, ha sottolineato il giudizio positivo e l’apprezzamento che l’iniziativa dell’evento ha riscosso. A partire da questo evento – ha detto – si apre una fase impegnativa nella quale l’Associazione è chiamata ad offrire ai cittadini e alle Istituzioni una prova di coerenza e di concretezza  sul terreno della pratica attuazione del principio costituzionale di “sussidiarietà” che, nel suo significato sostanziale e nella sua traduzione pratica, intende essere espressione di una cittadinanza nuova nel perseguimento dell’interesse generale, ovvero di una “cittadinanza amministrativa”.

Francesca Cabibbo

Info e contatti: sito internet: Co-governancerg.it – mail: info@co-governancerg.it – cell. 3381577238

Francesca Cabibbo




Mariapoli 2024 nel Lazio, 27-30 giugno.

Si terrà a Riano (Roma) la Mariapoli per le comunità dei focolari del Lazio da giovedì 27 a domenica 30 giugno 2024.

Cittadella Ecumenica Taddeide, Via Taddeide 42 Riano (RM)
160€+Quota di partecipazione 20€
Bambini al 50% in camera con i genitori
Singola con maggiorazione di 10 euro al giorno
Possibilità di venire in camper
Prenotazioni entro e non oltre il 10 Aprile 2024 (prenota qui)
Per informazioni:
mariapoli.lazio@gmail.com
Cell. +39 349 0713039
Per i bambini è previsto un programma a parte. I ragazzi avranno la loro speciale Mariapoli.

 




IV edizione Concorso nazionale “Chiara Lubich, cittadina del mondo”.

Il Centro Chiara Lubich e New Humanity indicono la quarta edizione del concorso nazionale “Una città non basta. Chiara Lubich, cittadina del mondo”, indirizzato agli studenti delle istituzioni scolastiche primarie e secondarie di primo e di secondo grado, compresi quanti frequentano Istituti italiani all’Estero.

Gli studenti che intendono partecipare dovranno trasmettere i lavori entro il 22 aprile 2024.

Il concorso, giunto alla sua quarta edizione, continua ad offrire alle comunità scolastiche, sollecitate sempre da nuove sfide educative, un’opportunità di riflessione e approfondimento nell’ambito dei valori delle relazioni, dell’accoglienza nelle diversità, e dello sviluppo delle nuove tecnologie anche nell’ambito dello studio. In questo contesto si intende sottolineare il valore del messaggio di Chiara Lubich (Trento 1920 – Rocca di Papa 2008), considerata una delle personalità spirituali e di pensiero più significative del Novecento, voce anticipatrice di molte delle tematiche che oggi si impongono all’attenzione mondiale, come promotrice instancabile di una cultura dell’unità e della fraternità tra i popoli.

“Premio Unesco per la pace 1996”, è stata insignita di 16 dottorati h.c. nelle più varie discipline e di diverse onorificenze (v. https://www.focolare.org/chiara-lubich/chi-e-chiara/riconoscimenti/), tra cui non poche cittadinanze onorarie, a livello nazionale e internazionale.

Tutte le info sul sito del Ministero dell’Istruzione

Nota Concorso nazionale Chiara Lubich prot. n. 59 del 10-01-2024




Termoli: “La pace, diritto di tutti i popoli”

L’evento di Termoli si è inserito nel percorso delineato dall’Ufficio CEI di Pastorale Sociale e del Lavoro, insieme a Caritas Italiana, Associazioni e Movimenti.

A partire dal convegno di Roma del 16 novembre 2023 “A 60 anni dalla ‘Pacem  in Terris’: non c’è pace senza perdono”, passando per la 56ª Marcia nazionale per la Pace, che si terrà a Gorizia il 31 dicembre e fino a tutto gennaio 2024, l’invito della CEI è stato ad organizzare nei territori iniziative sul tema della pace. 

 

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Termoli, 15 dicembre “La Pace: diritto di tutti i popoli – A 60 anni dalla Pacem in Terris

Il 15 dicembre a Termoli, presso la Sala ex Cinema Sant’Antonio, ha avuto luogo il convegno dal tema “La Pace: diritto di tutti i popoli – A 60 anni dalla Pacem in Terris”, organizzato da Movimento dei Focolari Italia e da Pax Christi Italia, con la partecipazione della Comunità Papa Giovanni XXIII.

L’evento ha inteso rispondere all’invito della CEI al mondo cattolico, e a uomini e donne di buona volontà, ad essere autentici “architetti” e “artigiani” di pace e di fraternità e ad organizzare localmente iniziative sul tema della pace, nella prospettiva della 56ª Marcia nazionale per la Pace di Gorizia.

Padre Ibrahim Faltas, vicario della Custodia di Terra Santa a Gerusalemme, in collegamento video, ha delineato la situazione in Terra Santa, dall’attacco di Hamas del 7 ottobre alla risposta di Israele, che ha dato inizio ad una guerra e una situazione terribile, a Gaza ma anche in Cisgiordania: mai era stata vissuta una situazione così grave. Da 75 anni, dalla Terra Santa si chiede invano alla comunità internazionale di trovare una soluzione perché i due popoli, palestinese e israeliano, possano vivere in pace ma la soluzione politica dei “due Stati” non è mai stata avviata e nessuno dei “potenti del mondo” chiede oggi il “cessate il fuoco”, a parte papa Francesco. La soluzione ai conflitti non può venire dalla violenza, l’odio e la vendetta, ma solo dal dialogo. E’ fondamentale, inoltre, costruire da subito una strategia per poter affrontare la situazione dopo che la guerra sarà cessata.

Mons. Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia, definisce la pace un diritto dell’umanità che richiede il rispetto dei diritti dei popoli, della persona umana e la solidarietà tra nazioni. Nel conflitto in Terra Santa ci troviamo dinanzi a crimini contro l’umanità e a una vendetta che non ha precedenti. La guerra “è follia”, non rassegnarsi ad essa è un dovere, ed è necessario cominciare a denunciare un’informazione a senso unico e incompleta. I cristiani sono chiamati a pregare, parlare e agire in nome della pace: essere “artigiani di pace” (papa Francesco) per realizzare “un mondo nuovo” (La Pira). Conclude citando Papa Giovanni XXIII (Pacem in Terris): “si diffonde sempre più tra gli esseri umani la persuasione che le eventuali controversie tra i popoli non debbono essere risolte con il ricorso alle armi; ma invece attraverso il negoziato”.

Alfredo Scognamiglio, per il Movimento dei Focolari, che opera per la fraternità universale e la pace e, per rispondere “all’economia che uccide” (papa Francesco), ha costituito in Italia il gruppo di lavoro “Economia Disarmata” che individua alcuni “nodi” decisivi a partire dalla destinazione a Paesi in guerra di armi prodotte in Italia, in molti casi violando la Legge 185/90. Emblematico il caso del Comitato Riconversione RWM (Iglesias), per chiedere la revoca delle autorizzazioni di vendita all’Arabia Saudita di bombe prodotte in Sardegna dalla ditta RWM e utilizzate per la guerra in Yemen; revoca ottenuta nel 2021 ma poi rimossa dal governo nel 2023. Il Comitato promuove il marchio “Warfree” che raccorda imprese “libere dalla guerra”. Ha ricordato la campagna “banche armate”, il sostegno alla campagna per l’adesione dell’Italia al trattato ONU di abolizione delle armi nucleari e la promozione di esperienze di dialogo di fronte al conflitto in Terra Santa.

Laila Simoncelli, della Comunità Papa Giovanni XXIII, ha esordito dalla praticabilità della pace e lo spirito non-violento (Pacem in Terris), e dall’urgenza di organizzare la pace (don Benzi). La Comunità opera in due modi: essere presenti fisicamente nei conflitti con una vicinanza nonviolenta e lavorare per la pace come progetto politico, chiedendo istituzioni di pace: un Ministero della Pace che diventi “casa istituzionale degli artigiani di pace” che in Italia lavorano da anni – con azioni di giustizia riparativa, trasformazione dei conflitti, corpi civili di difesa non armata, cultura della pace nelle scuole – e consenta di costruire un piano strutturale di pace.E’ necessario esportare filosofie di pace (J. Hume), istituire un esercito civile europeo che vada a disinnescare le micce prima del conflitto. L’invito è ad agire prima che sia tardi, perché la pace è stata trascurata, data per scontata, mentre la violenza delle guerre si espande come una pandemia.

Francesca Ciarallo: l’Operazione Colomba, Corpo Civile e Nonviolento di Pace, della Comunità Papa Giovanni XXIII, nasce nel 1992 dal desiderio di volontari e obiettori di coscienza di vivere la nonviolenza in zone di guerra. Si fonda sulla necessità di una risposta nonviolenta a partire dalla vita e la condivisione con le vittime dei conflitti: “abitare il conflitto”. Dal ’92, si contano 3000 volontari, 20 conflitti “abitati”, incontri con le istituzioni (Multitrack diplomacy), azioni di denuncia e, soprattutto, migliaia di vittime con cui si è condiviso un cammino e sei presenze attive oggi: Palestina, Libano/Siria, Colombia, Grecia, Cile e Ucraina. Se un’alternativa alla guerra non parte dal vivere insieme a chi subisce la violenza in prima persona, difficilmente si potranno fermare i conflitti. Anche nei momenti più difficili, c’è una possibilità di alleviare il dolore di chi subisce la guerra. La vera speranza per il futuro sono i giovani, perché la vera pace si costruisce in tempo di pace.

Il moderatore, don Silvio Piccoli, ha arricchito la serata con fini analisi e citazioni storiche. Frequenti le citazioni di don Tonino Bello, importante riferimento per la pace. Tutti i relatori hanno sottolineato il percorso consolidato di collaborazione e convergenza tra le tre associazioni promotrici della serata, vera chiave verso un percorso di dialogo e costruzione della pace.

Salvatore Russo

Riportiamo qui sotto l’intervento di Alfredo Scognamiglio sull’esperienza del Movimento dei Focolari in Italia e la pace.

Il Movimento dei Focolari e la pace

 

 




Un annuncio che cambia la vita – Sacerdoti a Loppiano

Da mesi, preti e diaconi che aderiscono al Movimento dei Focolari si stanno preparando al Congresso annuale; un evento che si svolge, alternativamente, a livello internazionale e nelle diverse nazioni. Nel 2024, ministri ordinati provenienti dalle regioni italiane si troveranno dal 15 al 19 gennaio a Loppiano, cittadella del Movimento dei Focolari.

In preparazione all’Congresso dei presbiteri e diaconi che aderiscono al Movimento dei Focolari è stato inviato un questionario con lo scopo di condividere la sfida di un rinnovato annuncio del Vangelo che la situazione attuale pone alle nostre diocesi e ai nostri presbitéri. Temi del confronto sono stati il ministero e il servizio che svolgiamo nella Chiesa e per la Chiesa.

Il ministero: «Come affrontiamo la fatica (e la gioia!) del ministero con le sue stanchezze, fatiche, gioie e prospettive? Cosa ci delude e cosa ci dà gioia? Come gli inviti di papa Francesco ci hanno cambiato? L’Ideale ci aiuta a realizzarli?».

Il servizio alla Chiesa: «Come vivere il ministero pastorale oggi, in questa chiesa, con questi cambiamenti, con le difficoltà nell’annuncio della fede, con il “vuoto” che si è aperto in questo periodo post-pandemico? Come vivere oggi la relazione col “mondo” rispetto al quale alcuni hanno l’impressione di sentirsi come alieni, altri avvertono come “nemico” della fede e della Chiesa, altri ancora come luogo in cui soffia lo Spirito?».

In tutto questo lavoro non potevano essere assenti coloro che non hanno più responsabilità dirette per motivi di età o salute: «Come vivere il nostro ministero nella condizione di “pensionati”, spesso senza una responsabilità pastorale?».

Dalle risposte e dalle proposte pervenute, si è giunti a definire luogo e data dell’incontro, il tema: “Un annuncio che cambia la vita”, e il metodo da seguire.

Il programma che si è delineato presterà attenzione, nelle mattinate, alle dimensioni umana e spirituale della formazione: preghiera comune, meditazione sulla Parola di Dio, relazione sulla realtà della missione oggi, con spazi per condividere la vita. I pomeriggi saranno dedicati alle dimensioni culturale e pastorale: cf. Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica postsinodale Pastores dabo vobis [25 marzo 1992].

L’aspetto missionario e la prospettiva comunitaria si evidenziano oggi come elementi indispensabili per offrire risposte adeguate al cambiamento d’epoca che incide così fortemente sul modo di vivere ed esercitare il ministero: cf. Francesco, Esortazione apostolica Evangelii gaudium [24 novembre 2013].

Da aggiungere che ci siamo impegnati a leggere personalmente o insieme la recente relazione finale del Sinodo, così da trarne indicazioni preziose.

Il programma appare particolarmente articolato e offrirà l’occasione di ripensare il ministero alla luce delle sfide che un mondo in continuo cambiamento pone all’annuncio del Vangelo: la cultura dell’incontro come antidoto alla cultura dello scarto. Si tratterà inoltre di imparare a valorizzare lo “stile sinodale”: la prossimità come risposta al dilagante edonismo individualistico. E si apriranno spazi per aiutarci a valorizzare i carismi e, in particolare, il carisma dell’unità sia nella vita che nella missione della Chiesa: fraternità e unità come correttivi all’indifferenza e alla guerra.

Con il dono dello Spirito Santo desideriamo riscoprirci artigiani, umili e creativi, della cultura dell’unità, esito “dall’alto” di uomini e donne che non rinunciano a vivere l’unica legge donataci dal Signore Gesù, il Comandamento nuovo: “Amatevi gli uni gli altri… da questo riconosceranno che siete miei discepoli…” (Gv 13, 34-35). Solo così si rinnova la speranza di vedere realizzata una delle promesse più sconvolgenti di Gesù: “Voi farete cose più grandi di me, perché io vado al Padre” (cf. Gv 14, 12).

Tonino Gandolfo – Emilio Rocchi

FONTE CITTA’ NUOVA




Insieme per l’Europa – Una nuova chiamata all’Unità

Insieme per l’Europa (IpE) – “Incontro degli Amici” in Romania

In tempi così inquietanti per il nostro continente e per il mondo, cristiani di diverse Chiese, riuniti per il loro incontro annuale dal 16 al 18 novembre 2023 a Timişoara, capitale europea della cultura 2023, hanno aperto spazi di speranza. Sin dalle prime battute si sono prospettate le sfide e le urgenze del presente a cui dare la risposta insieme: ha significato entrare nelle spaccature per osare la pace, per rafforzare il cammino di unità tra Est e Ovest Europa, tra le diverse Chiese.

Erano presenti infatti cristiani ortodossi, cattolici, protestanti, riformati, anglicani e delle Chiese libere, da 29 Paesi, dall’Ucraina e dalla Russia. Ed anche dal Medio Oriente. I partecipanti, di 51 Movimenti, rappresentano i più di 300 Movimenti e Comunità cristiane uniti nella rete di “Insieme per l’Europa”. Anche nel gruppo italiano il timbro dell’internazionalità per la presenza di tre giovani ora residenti nelle nostre città: una russa ortodossa, una rumena e un giovane della Sierra Leone.

Significativa in questo incontro 2023 a Timişoara è stata l’apertura al mondo dell’Ortodossia e al mondo politico. Tra i presenti, numerose autorità religiose e politiche, tra cui il già Primo Ministro slovacco Eduard Heger, il Segretario di Stato per il culto rumeno Ciprian Vasile Olinici e Vescovi di varie Chiese: il vescovo greco-cattolico Ioan Călin Bot di Lugosi, il vescovo ortodosso Lucian Mic di Caransebes e il vescovo Reinhart Guib della Chiesa evangelica luterana C.A. in Romania) e il vescovo Christian Krause, già Presidente della Federazione Luterana Mondiale.

La scelta di Timisoara si deve all’invito del vescovo romano-cattolico della città, Josef-Csaba Pál. Si è rivelata la sede ideale, come è stato evidenziato ripetutamente: attraverso cenni della sua storia e testimonianze di giovani e famiglie, sacerdoti e vescovi si è mostrata in miniatura, modello d’Europa per l’armonia delle diversità di cultura e fede, che qui convivono diventando ricchezza reciproca. Ne sono stati espressione sin dalla serata di apertura, non per ultima, la fresca presenza di tanti giovani del posto con i loro canti e costumi tradizionali, “una promessa per un’Europa unita nell’amore”, così una partecipante austriaca.

Di fronte alla crescente incertezza e angoscia provocate dalla guerra in Ucraina e ancor più con il conflitto scoppiato in Medio Oriente, nell’intervento centrale, lo storico tedesco Herbert Lauenroth si è chiesto quali prospettive si aprono per “il nostro Insieme per l’Europa”. Non ha ignorato, statistiche alla mano, la crisi che investe tutte le Chiese. Ha parlato del “disfarsi di una forma di Chiesa, imponente nella sua visibilità”, ma anche dell’apparire di “una forma nuova” quella del “piccolo gregge degli inizi” capace di “testimonianza profetica”, che corrisponde a quelle che lo storico britannico Arnold Toynbee ha chiamato “minoranze creative” “da cui dipende il destino di una società”.

Minoranze, ma aperte ad un dialogo costante, come è l’impegno della rete IpE. Margaret Karram, attuale Presidente del Movimento dei Focolari vi ha dato riconoscimento con gratitudine, evidenziandone l’estrema necessità in questo momento. “Dialogo. Sembra quasi impossibile pronunciare oggi questa parola – ha detto – eppure è uno dei volti della speranza, forse il più efficace, perché è una testimonianza potentissima, perché ha la forza di cambiare le cose se data da comunità unite dalla vita del Vangelo. È in questo che “osiamo” sperare e per cui lavoriamo: stendere nel mondo una grande rete di fraternità, essere quel “lievito” che nell’oggi della storia fa fermentare perdono e riconciliazione”.

I partecipanti al convegno sono poi stati resi partecipi delle ricchezza e grande profondità della Chiesa ortodossa, trasferendosi nella cattedrale ortodossa di Timişoara per partecipare ai Vespri, presieduti dall’arcivescovo ortodosso di Timisoara, Metropolita del Banato, Ioan Selejan.

Particolarmente forte è stato il momento di preghiera per la pace per l’Ucraina e Medio Oriente, ma anche per tutti i conflitti in atto nel mondo nominati uno ad uno. Poi un gesto commosso: la deposizione di un mazzo di fiori ai piedi del monumento che proprio nella piazza antistante la cattedrale ortodossa ricorda le vittime e l’eroismo della popolazione che da quel luogo aveva acceso nel Paese la rivoluzione del 1989. Su questo sfondo ancor più impegnativo e solenne è stato per tutti i partecipanti rinnovare l’impegno per l’unità con un patto di amore reciproco pronunciato in cinque lingue. Un momento che ha voluto simboleggiare la pietra angolare su cui si fonda un’Europa fraterna.

Sei workshop hanno esplorato temi come l’integrazione sociale, le prospettive dei giovani, l’etica e la non violenza, promuovendo una più profonda comprensione della diversità all’interno della comunità cristiana. Toccante l’impegno per la pace nella testimonianza della stessa Margaret Karram israeliana di origini palestinesi, di Donatella, un’italiana da anni prima in Russia e da 9 anni in Ucraina, di Lia, russa ortodossa in Italia impegnata ad accogliere e sostenere i profughi ucraini.

La mattinata conclusiva ha evidenziato le attese del mondo politico. Eduard Heger, già primo ministro slovacco. “I cristiani, ha ricordato, hanno un potenziale molto grande, abbiamo bisogno del vostro sostegno per portare riconciliazione in questo mondo in conflitto”. Vi aveva fatto eco il Segretario di Stato rumeno Ciprian Vasile Olinici richiamando le radici cristiane dell’Europa che le hanno dato di far incontrare la cristianità del Vangelo e la filosofia greca, il tradizionalismo giudaico e la cultura romana. In questo contesto – ha aggiunto – è più facile vedere un futuro che non comincia da oggi, ma ha un continente maturo dal punto di vista culturale e umano”. Ed ha riconosciuto nell’impegno dei presenti “una parte importante per il futuro”.

Il convegno IpE è stato sostenuto economicamente tra l’altro dall’Unione Europea. Philip McDonagh, Direttore del ‘Centro per la Religione, i Valori Umani e le Relazioni Internazionali’ della Dublin City University, nel suo intervento ha parlato dell’apertura dell’Unione Europea al contributo dei cittadini nel dar forma al futuro dell’Unione, citando le Conferenze sul Futuro dell’Europa del 2021 e 2022. Un’apertura che coinvolge governi, Chiese, comunità di fede e società civile nella costruzione della fraternità, dando spazio a nuove idee”.

Nel messaggio finale i partecipanti hanno rinnovato l’impegno del loro “insieme: nel testimoniare che le comuni origini dei loro movimenti qui in Europa sono in Dio e nella forza unitiva del Vangelo. Nel suo discorso di conclusione Gerhard Pross, moderatore IpE, ha riportato l’immagine della messa in rete dei “fuochi di rinnovamento” che come tanti piccoli impianti fotovoltaici trasmettono l’energia.E’ su queste basi che offrono l’opportunirà alle Chiese e alla società di guardare con nuova speranza ad un futuro di pace e coesistenza.

Carla Cotignoli/Beatriz Lauenroth

Vedi anche: https://www.focolare.org/2023/11/23/portugues-spazi-per-la-vita-un-appello-allunita-da-insieme-per-leuropa-a-timisoara/

MAGGIOR INFO SUL NUOVO SITO: https://together4europe.org




A Bologna la due giorni su “Chiara Lubich e la tradizione mistica femminile”

Promosso dalla Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, insieme al Centro Chiara Lubich e all’Istituto Universitario Sophia, si è svolto a Bologna dal 10 all’11 novembre 2023 il seminario “Scrivere di Dio. Chiara Lubich e la tradizione mistica femminile dal medioevo al Novecento. Un percorso a più voci”.

Il Convegno ha voluto approfondire la questione del linguaggio delle mistiche dal Medioevo al ‘900. Attraverso alcuni suoi scritti è stata presentata l’esperienza mistica di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari.

Si è collocata “la sua teologia, la sua spiritualità in un contesto molto più vasto di quello nel quale è stata sempre letta o interpretata”, a dichiarato Padre Gianni Festa OP durante un’intervista a focolare.org. “Averla collegata con la tradizione della scrittura femminile, sia medievale sia contemporanea, ha fatto emergere aspetti del magistero teologico e spirituale degli iscritti di Chiara Lubich che hanno ricevuto davvero una luce nuova”. Un secondo aspetto “è l’ apertura della ricerca verso la mistica contemporanea femminile, che è un argomento poco studiato, a parte le grandi figure sulle quali poi anche noi siamo intervenuti come Etty Hillesum, Simon Weil, Adrienne von Speyr. Ma  la scrittura mistica del ‘900 delle donne non è così frequentata, così studiata come quella medievale o della prima età moderna, abbiamo avuto difficoltà nel trovare dei relatori proprio perché è un campo ancora così vergine. Il terzo aspetto importante è stata la collaborazione tra istituzioni accademiche che hanno avuto l’opportunità di colloquiare, di dialogare, di ritrovarsi a collaborare intorno a temi di ricerca teologica e questa “comunionalità”  è stata davvero importante e positiva.

Gli interventi del convegno sono disponibili sul canale youtube della Fter e sul sito del Centro Chiara Lubich.

Leggi gli articoli su

focolare.org

Vatican News

Città Nuova




Concluso il Convegno su Chiara Lubich, donna di comunione.

La comunità veronese ha promosso diverse  iniziative per ricordare la figura di Chiara Lubich attraverso un concerto tenuto da “T’ho trovato vocal group, una mostra fotografica multimediale sulla vita di Chiara Lubich, aperta fino al 12 novembre e il convegno dal titolo “La via di Chiara Lubich, Donna di comunione”.

Esso si è svolto alla presenza di più di trecento persone a San Giovanni Lupatoto (Verona) domenica 5 novembre 2023.

foto di A.Gloder

Hanno dato il loro contributo Lucia Abignente, Storica, docente ITVC “Claretianum” (Roma), responsabile Sezione Studi e ricerca storica – Centro Chiara Lubich (Rocca di Papa-RM); Giampietro Parolin, Economista, docente di Strategie Aziendali all’Istituto Universitario Sophia e responsabile finanziario all’ESU di Padova; Andrea Perinelli, imprenditore dell’Ap Consulting di Verona, Diletta Pasqualotto, giovane economista e Coordinatrice di “Women For Economy”, village of Economy of Francesco.

Hanno salutato i partecipanti al Convegno il Sindaco del Comune di San Giovanni Lupatoto, Attilio Gastaldello, assessori e rappresentanti istituzionali. Presenti anche l’imam di Verona Mohamed Guerfi e il vescovo di Verona S.E.  Mons. Domenico Pompili.

Lucia Abignente, relatrice, ed Elisa Trivellin, conduttrice – foto di A.Gloder

La prof.ssa Abignente ha aperto i lavori tracciando una panoramica a tutto campo della vita di Chiara Lubich, dall’esperienza nata durante i bombardamenti  della seconda guerra mondiale a Trento alle prime intuizioni che l’avrebbero portata a far nascere il Movimento dei Focolari in tutto il mondo. Particolarmente interessante, in quanto inserito nel contesto veronese, è stato l’accenno all’incontro della Lubich con San Giovanni Calabria, di cui si festeggiano in questi giorni i 150 anni dalla nascita, che la incoraggiò a proseguire nella sua opera nonostante le molte difficoltà che sembrassero chiudessero la strada all’affermazione del nuovo movimento che stava irrompendo nella chiesa cattolica. La prof.ssa Abignente ha posto l’accento su Chiara Lubich, pioniera del dialogo in quanto «ha intessuto dialoghi ad ogni livello, all’interno della Chiesa cattolica, a livello ecumenico, interreligioso e, nel più grande rispetto, anche con persone di convinzioni non religiose che condividono i grandi valori umano-cristiani di giustizia sociale, libertà, solidarietà, pace, ecc. e si impegnano a realizzarli quale contributo all’unità della famiglia umana. È entrata in dialogo anche con la cultura e le realtà umane, offrendo linee di pensiero che contribuiscono ad aprire sentieri verso una cultura rinnovata, una cultura dell’unità. Per citarne uno, basti ricordare l’agire agapico, concetto che, informato dal suo pensiero, si fa oggi strada a livello internazionale come categoria interpretativa per le scienze sociali».

Giampietro Parolin, relatore, e Andrea Perinelli, imprenditore – foto di A. Gloder

Il prof. Parolin ha dato il via all’approfondimento della relazione tra il carisma dell’unità e l’economia, in particolar modo tornando alle origini della nascita dell’Economia di Comunione e poi dell’Economia Civile, «quella prospettiva italiana per la quale, a differenza di quella inglese, il mercato è un luogo di relazione, prima che un campo di scambi astratti, un luogo nel quale civile ed economico vanno a braccetto.

Una prospettiva in cui non c’è solo il mutuo vantaggio dello scambio, ma anche la mutua assistenza fra le persone». Ha quindi sottolineato come Chiara Lubich ha immesso «la categoria della comunione all’interno dei processi produttivi, anticipando il portato del valore e dell’impatto economico delle relazioni. Da questa visione ha preso forma il concetto di beni relazionali – ovvero quei beni che sono prodotti dalle relazioni – e una preziosa attività di studio e di ricerca degli economisti che hanno accolto l’invito di Chiara, in rete con i migliori studiosi a livello internazionale, fra cui alcuni premi Nobel, da Amrtya Sen a Daniel Kahneman».

Tavolo dei relatori – foto di A.Gloder

Interessante perché assolutamente innovativa la testimonianza dell’imprenditore Andrea Perinelli che ha messo al primo posto i beni relazionali rispetto al mero profitto aziendale. Un’azienda che aderisce al progetto di Economia civile e che cerca di mettere al centro la persona, la sostenibilità e la generatività. Il rispetto della persona fa sì che una lavoratrice in maternità, con contratto a tempo determinato, non venga licenziata allo scadere del contratto o che un profugo di guerra venga definitivamente assunto alla fine dell’apprendistato lavorativo.

La dott.ssa Pasqualotto ha coordinato il villaggio «Woman per economy», al quale hanno aderito una cinquantina di giovani imprenditrici. Donne, economia e lavoro, queste le tematiche affrontate. Non è più rinviabile un’alleanza fra donne e uomini che immetta seriamente le donne nel circuito lavorativo che ancora oggi subiscono un forte tasso di disoccupazione. In un’intervista rilasciata al settimanale Città Nuova sottolineava come «l’inclusione delle donne nelle posizioni decisionali è un alleato fondamentale nella prevenzione e risoluzione pacifica dei conflitti. Se vogliamo la pace abbiamo bisogno di donne coinvolte nella società».

Patrizia Mazzola

Vedi anche articolo su Città Nuova




Albania terra sorella

Dall’Italia nella “terra delle aquile” per vivere la Gmg, con chi non è potuto andare a Lisbona, per il Summer Campus 2023: Think outside the box

Uscire dal tracciato, dalla propria zona di comfort e dai propri confini: questi sono stati i motivi che hanno spinto 32 giovani provenienti diverse Regioni italiane, dal 2 al 12 agosto, a mettersi in gioco, ancora una volta, in occasione del Summer Campus, Think outside the box, organizzato dai giovani del Friuli-Venezia-Giulia, col notevole supporto della locale comunità dei Focolari. Per la prima volta nella storia di questo evento, le attività si sono svolte in una delle periferie d’Europa: l’Albania. L’iniziativa si è sviluppata in due fasi: la prima, dal 2 al 6 agosto, a Tirana, la seconda, dal 6 al 12, nel Sud del Paese, nella località turistica di Valona.

Nei laboratori di formazione si è parlato di scelte e di libertà, temi che hanno portato a riflettere sul nostro posto nel mondo, quale sia la direzione che vogliamo dare alla nostra vita, quale sia il contributo che ciascuno di noi può dare, per non essere meri turisti bensì costruttori capaci di “lasciare il mondo migliore di come l’abbiamo trovato” (Baden Powell). Soprattutto, però, di fondamentale valore formativo e fonte di ispirazione è stato ogni incontro con l’altro: l’ascolto della vita di questo popolo e delle testimonianze di coloro che, controcorrente, rimangono e scelgono di vivere per l’Albania, nonostante le innumerevoli difficoltà.

In Albania convivono pacificamente numerose fedi presenti sul territorio: musulmani, bektashi – una religione ibrida tra islam e cristianesimo – cattolici e ortodossi. Basta passeggiare nel centro di Tirana, per osservare campanili e minareti, per vedere statue di Madre Teresa di Calcutta e ascoltare il richiamo alla preghiera dei musulmani.

Durante una cena con la comunità dei Focolari di Tirana e il nunzio apostolico Mons. Luigi Bonazzi, è emerso l’orgoglio del rapporto speciale che hanno instaurato con i colleghi musulmani e di come imparino quotidianamente dallo scambio reciproco. Marian, giovane di origine irachena: “Non è semplice – commenta – vivere in un Paese in cui la maggioranza crede in un’altra religione. Anche io vengo da un Paese a maggioranza non cristiana e so quanta sofferenza questo comporta. Nonostante le incomprensioni e la mancanza di condivisione degli stessi valori, mi sembra che in Albania vi sia una fede più grande e salda, che non si spegne ma che, invece, si alimenta.”

Nel corso dei dieci giorni trascorsi nella “terra delle aquile”, (significato di Albania ndr) abbiamo conosciuto la sua storia: a Kruja, antica capitale, l’eroe nazionale Skanderbeg ha unito popolazioni diverse e ha difeso il territorio dall’avanzata turco-ottomana. A Tirana sono evidenti le piaghe che affliggono oggi il Paese: la corruzione, l’abusivismo edilizio e la miseria. Era scioccante camminare per le strade illuminate, tra monumenti e auto lussuose e, allo stesso tempo, vedere case diroccate o edifici nuovi di zecca ma disabitati, frutto del mero lavaggio di denaro sporco. Non è semplice lottare contro un sistema corrotto, ma abbiamo ascoltato la testimonianza dei proprietari del fast food “Ciki”, che hanno aperto un ristorante di cibo tipico nel centro, con l’intenzione di lavorare in maniera etica e rispettosa, invitando i concittadini a fare lo stesso.

Nel corso delle mattinate trascorse a Tirana, in gruppi, sono proseguite le visite presso diverse strutture che offrono un servizio nelle periferie. Alcuni hanno giocato, ballato e pregato con i bambini accolti in una parrocchia di suore di Charles de Foucauld. “Quest’esperienza con i bambini – racconta Ettore – mi ha fatto comprendere come una partita di calcio può essere un tramite tra culture diverse. Non conta ciò che si ha, bensì quello che si è disposti a dare, un piccolo gesto può far comparire un sorriso sul volto di un bambino donandogli felicità”.

 Altri hanno intrapreso una strada impervia per salutare delle famiglie che vivono sperdute nell’entroterra e che non godono di alcun servizio di comunicazione, nemmeno di una strada asfaltata per raggiungere il primo centro abitato. I giovani rivelano che è stato impattante scontrarsi con una realtà piena di contrasti a livello economico e sociale, tra ville moderne e discariche. “Una delle famiglie – spiega Samuele – ha raccontato che i primi due di otto fratelli sono costretti a lavorare fin da ragazzi per poter garantire un’istruzione ai loro fratelli minori e sostenere economicamente la madre, rimasta da sola. Questa esperienza mi ha segnato, perché spesso non ci si rende nemmeno conto della fortuna che abbiamo a vivere in un Paese del primo mondo dove si tende a dare molte cose per scontate”.

 Sporcarsi le mani con pennello e pittura per imbiancare un’area di una casa di riposo gestita dalle suore di Madre Teresa di Calcutta, o fare compagnia ad alcune signore anziane è stato un servizio concreto. Per Chiara, alla sua prima esperienza in una struttura di questo tipo, non è stato facile, non conoscendo la loro lingua, rapportarsi con le ospiti. L’impatto iniziale è stato sconfortante, ma l’indomani i giovani sono rimasti sorpresi nel vedere le signore al balcone che aspettavano sorridenti e raggianti, in attesa del loro arrivo. “Il secondo giorno – chiosa Chiara – è stato pieno di musica, balli, disegni, regali, sguardi d’affetto e baci scambiati timidamente. Posso dire che questa sia stata la prova che l’amore può davvero tutto, al di là dei limiti linguistici!”

 Un gruppo si è recato presso la struttura Papa Giovanni XXIII, centro diurno che ospita persone con disturbi psichiatrici. I ragazzi e le ragazze si sono cimentati in attività per aiutare la comunità, cucinando il pranzo, preparando una torta e distribuendo da mangiare ai senza tetto. Il momento più intenso è stato sicuramente la condivisione avvenuta con gli operatori e gli utenti del centro, che nonostante gli ostacoli linguistici, hanno raccontato le loro storie, senza filtri e con una sincerità commovente. “Quando vedi – commenta Michele – che fai il tuo lavoro con tanto impegno, ma in cambio ricevi così tanto amore che capisci di aver fatto la scelta giusta“.

Il campus si è svolto in concomitanza con la Giornata Mondiale della Gioventù di Lisbona, a cui, seppur a distanza, hanno partecipato i 32 italiani assieme a 120 giovani albanesi e kosovari. Nella notte tra il 5 e 6 agosto presso l’Università Nostra Signora del Buon Consiglio, è stata ricreata un’ambientazione simile a quella portoghese: accampamenti nelle aule universitarie, canti, balli tipici, un momento di adorazione e diretta streaming per seguire in modo originale questo evento.

“Cari giovani, vorrei guardare negli occhi ciascuno di voi e dirvi: non temete, non abbiate paura”. Le parole di Papa Francesco durante la veglia hanno permesso di vivere un momento di riflessione e di raccoglimento.

La seconda parte del campus si è svolta nella prefettura di Valona presso le suore francescane alcantarine di Babicache operano per aiutare bambini e famiglie del luogo.

Dal lunedì al venerdì le porte della struttura si aprivano per accogliere fino a 50 tra bambini e ragazzi, per giocare a basket, a pallavolo, calcio e ping-pong, per cantare assieme e fare la merenda. Inoltre, abbiamo aiutato le suore con lavori di manutenzione della struttura, ripulendo le strade circostanti da erbacce e spazzatura, carteggiando le pareti esterne e drenando l’acqua accumulata nel campo da calcio affinché i bambini vi potessero giocare.

Nella cittadina di Orikum c’è stata la possibilità di giocare con tanti bambini. “Un’esperienza di mani – commenta Anna– che si stringono e occhi che si cercano. Il limite della lingua mi ha insegnato ad essere ancora più attenta all’altro. Ai suoi e ai miei gesti. Un’esperienza fatta di sguardi, di bicchieri d’acqua da riempire dopo una corsa, di nastrini colorati, di pochi discorsi, ma di abbracci che parlano molto chiaramente”.

Intense le testimonianze ascoltate durante le serate. Il vescovo di Valona, mons. Giovanni Peragine, suor Laura e suor Carmela hanno aperto scenari impensati su una Chiesa missionaria e un Paese in cui molti giovani emigrano, lasciando così un Paese senza futuro e con poche prospettive. Non sono mancati i momenti di relax e di riposo al mare, sulle spiagge di Borsh e la visita al sito Unesco di Butrinto.

L’Albania è entrata nel cuore di ognuno, con le sue contraddizioni, le sue difficoltà e la sua continua voglia di rivalsa. Nel cuore è maturato il desiderio di ritornare quanto prima in questa terra che ormai sentiamo sorella.

Da Francesca e Martina del Friuli Venezia Giulia

Le nostre esperienze in Albania




La Gmg di Lisbona, la gioia è contagiosa

Alcune impressioni dei partecipanti dei gruppi dei Focolari di tutta Italia e Albania

Di Aurelio Molè

«Vieni e vedi!». Il motto evangelico vale anche per la Giornata mondiale della gioventù di Lisbona. Senza aver partecipato è difficile ricreare e comunicare lo stesso clima ed esperienza. Presenti un milione e mezzo di giovani provenienti da tutti i Paesi del mondo, tranne le Maldive. Un esercito della pace che su tanti media non ha superato, se non per dovere di cronaca, la soglia dei criteri di notiziabilità. Un bozzetto di mondo unito, di fatto, realizzato. Dallo schermo tv, fuori dalle inquadrature, a volte, sfuggono, quei frangenti di vita soprannaturale, dei veri «momenti di Dio», che sono l’essenza dell’esperienza della 37° Gmg.

Migliaia di giovani che si inginocchiano durante la Via Crucis, momenti di silenzio infinito durante la Veglia conclusiva a Parco Tejo. Cosa avrà detto Gesù ad ognuno di loro? Nel loro cuore a tu per tu con Dio? Dall’Italia, con i gruppi dei Focolari, hanno partecipato in molti. Abbiamo cercato di raccogliere alcune loro impressioni.

Arianna di Milano scrive: «La cosa che mi ha colpito di più è stato il peso dato alla sfera della spiritualità. Mi pare di aver recuperato una dimensione che mi sembrava un po’ dispersa e ho sentito qualcosa di nuovo sia nei momenti collettivi che in quelli di maggiore raccoglimento. Alcune situazioni mi sono sembrate quasi surreali per lo scarto tra quello che stavamo vivendo a Lisbona e qualsiasi altra esperienza aggregativa. Il sentimento più forte che ho provato è stato quello di appartenenza, di identità, al netto di diversità molto forti che alla Gmg apparivano evidenti. Grazie alle parole del Papa e a quello che abbiamo sentito mi sono sentita infondere un senso di trascendenza che non avevo mai provato».

Gruppo dei Castelli Romani

Dai Castelli Romani e Lazio Sud hanno elaborato una serie di parole chiave: «FRATELLANZA, perché nei momenti in cui qualcuno di noi si trovava in difficoltà, c’era sempre qualcuno pronto a dare una mano e sollevarlo. AMORE, per il moltissimo amore nell’aria che ha contagiato tutti! BELLEZZA, negli occhi e nel cuore di tutte le persone che abbiamo incontrato! GIOIA, condivisa e visibile sugli occhi di tutti. SPERANZA, troppo bello vedere un milione di persone che credono all’amore, quello speciale di Dio!. UNITÀ con tutti, anche se il mezzo di comunicazione, le diverse lingue parlate, non era del tutto efficace, comunque, ci si legava incondizionatamente. RICCHEZZA, in relazione alle esperienze vissute e condivise (esperienze gioiose soprattutto, ma anche sfide che si sono superate man mano). Torniamo a casa più stanchi fisicamente, ma mentalmente carichi per affrontare la quotidianità».

Gruppo di giovani con Margaret Karram

Antonio Romano è uno studente di Ciampino (RM) iscritto all’Accademia di recitazione. L’esperienza della Gmg lo ha maturato sia dal punto di vista umano, con l’incontro di giovani provenienti da tutto il mondo e dal punto di vista religioso, perché si fa, nonostante tutte le difficoltà logistiche, una vera esperienza di Dio. «Un futuro migliore – dice Antonio – non è più utopia, ma una speranzosa realtà, perché noi giovani lo vogliamo e chi ha fede sposta le montagne, perché non è mai solo! L’ essenziale è donare il proprio sacrificio con amore incondizionato per realizzare i sogni di ognuno di noi».

Istruttrice di scherma e studi in Mediazione linguistica e interculturale, Francesca Di Giulio di Ariccia (RM) sottolinea «la resilienza e lo spirito di adattamento anche nelle situazioni più difficili», perché hanno vissuto dei giorni fuori dalla zona comfort e dai soliti schemi facendo «un’esperienza meravigliosa che mi ha permesso di scoprire qualità che non credevo di possedere».

«Provate, pensate – commenta Francesco Gattadi fare esperienze di questo genere. Dormire per terra, mangiare cibo dentro delle scatolette e non in un piatto o avere solamente un pezzo di pane per reggersi e fare chilometri a piedi: è una cosa più unica che rara, per noi che abitiamo in un Paese dove non manca nulla. Vivere un’altra realtà ti fa apprezzare anche le cose minime e i piccoli gesti. Avrai così il tuo giusto equilibrio e potrai aiutare le persone anche facendo piccole cose, ma che magicamente diventano grandi».

Da Torino, l’accompagnatrice Christy Sawaya nota come «dopo innumerevoli ore di sonno, dopo avere svuotato il frigo diverse volte, nell’anima non ricordo stanchezza, sporcizia, sfide, ma l’incanto di aver incontrato Dio e fratelli veri, di aver avuto momenti di silenzio dentro e fuori di me, di essermi buttata ad aiutare concretamente, anche quando difficilmente si riusciva a stare in piedi, di essermi sentita amata, accolta, e perciò anch’io capace di amore e accoglienza. Ho tantissima gratitudine a Dio, a ognuno/a con chi abbiamo condiviso quei giorni, e soprattutto l’esperienza di vedere che l’unità vissuta nel silenzio che grida gioia e testimonia vita ai fratelli che, prima di salutarci, chiedono di continuare il cammino insieme».

Gruppo di Roma

Una grande gioia provata da tutti come testimonia anche Greta Cardilli di Roma: «A me hanno colpito molto le parole del Papa: “La gioia è missionaria”. La dobbiamo portare agli altri, non tenerla solo per noi stessi. L’abbiamo ricevuta da coloro che sono stati parte della nostra vita e che rappresentano le radici della gioia. Noi giovani dobbiamo trasmettere questa gioia che crea altre radici».

Gruppo di Latina

Da Latina ha partecipato anche un gruppo della parrocchia di San Luca. Per Giulia Zorzetto «è stata un’esperienza che ha segnato tutti noi; faremo tesoro dei momenti passati insieme, della gioia vista sui volti degli altri giovani, delle chiacchiere scambiate con i ragazzi stranieri, dell’aria di festa presente in ogni piazza e strada di Lisbona, memori di come questi momenti ci abbiano aiutato a crescere come singoli, ma soprattutto nel nostro cammino di fede».

Singolare l’esperienza di un gruppo di 32 giovani, soprattutto del Friuli, che ha deciso di andare fuori schema e condividere la Gmg di Lisbona andando a trovare i loro coetanei in Albania e seguire con loro l’evento a distanza. Il programma si è dipanato in due fasi: la prima, dal 2 al 6 agosto, a Tirana; la seconda, dal 6 al 12, nel sud del Paese, nella località turistica di Valona, ma ne parleremo in un successivo articolo più dettagliatamente. Il senso di questi giorni è ben spiegato dall’accompagnatore Fabio Teofani: «La nostra è stata un’esperienza di grande gioia per tanto amore dato e, soprattutto ricevuto». Il titolo dell’iniziativa, “Think outside the box”, pensa fuori dagli schemi, li ha portati a spostarsi per operare nelle periferie «che si rivelano un cammino d’amore, sempre via di “resurrezione”, che ha trasformato tanti cuori, compresi i nostri. E le tre parole pronunciate dal Papa durante la Veglia a parco Tejo (“brillare, ascoltare e non temere”) le ho viste riflesse negli occhi e incarnate nelle azioni dei nostri giovani. Per me è stata una vera e propria lezione di vita che mi ha riempito il cuore di speranza. Da parte di tutti emergeva un’enorme gratitudine e il desiderio di ritornare quanto prima in questa terra che ormai sentiamo sorella».

Alcuni di questi giovani hanno partecipato alla trasmissione di Rai 1 A sua immagine di domenica 13 agosto, dove potete vedere i loro volti e ascoltare le loro impressioni.

Alcuni giovani che hanno raccontato le loro impressioni sulla Gmg di Lisbona ad A sua immagine di Rai1

Videomessaggio del Papa ai giovani della Gmg: tenete vivo il ricordo di Lisbona




“Economia disarmata”: gruppo di riflessione e azione

Gruppo di riflessione e azione su disarmo, riconversione e cammino della pace   promosso dal Movimento dei Focolari Zona Italia

Dopo la prima assemblea generale del Movimento dei Focolari in Italia, tenutasi a Castel Gandolfo dal 23 al 25 ottobre 2015, si è costituito un gruppo di lavoro per dare attuazione alla direttiva di seguire l’impegno per la costruzione della pace a partire dalle scelte nel campo della finanza e dell’industria del nostro Paese.

Il gruppo, che si è autodefinito, perciò, con il nome di “Economia Disarmata

  • Esercita un’attività di riflessione a servizio di azioni coerenti e consapevoli
  • Promuove direttamente e sostiene le attività di formazione e di impegno che si intende intraprendere in tal senso in Italia
  • Esprime posizioni nel dibattitto pubblico in concorso e condivisione con i responsabili nazionali del Movimento dei Focolari.

L’impegno per la pace è coessenziale al carisma dell’unità del Movimento nato storicamente con Chiara Lubich, sotto il bombardamento della città di Trento, e che ha come cofondatore Igino Giordani, che si definiva “deputato di pace” e perciò segno di contraddizione. Un tratto mantenuto ben saldo nel servizio svolto da Città Nuova con riferimento ai ricorrenti scenari di guerra.

Il primo compito da affrontare è quello dell’educazione integrale capace di alimentare una coscienza in grado di ribellarsi sempre verso la menzogna e la violenza.

Come osserviamo abitualmente, la consapevolezza dell’ingiustizia può produrre, invece, solo un’indignazione temporanea perché prevale l’accettazione della sconfitta, l’inutilità dell’azione secondo giustizia.

La diffusione più efficace del messaggio con i social media o la presenza agognata sui maggiori mezzi di informazione non risolvono la questione principale di trovare un soggetto umano capace di prendere posizione, anche da solo se necessita. Ce ne accorgiamo con molti dei nostri compagni di viaggio, anche e soprattutto credenti, che, pur bravi e sensibili, hanno interiorizzato una sconfitta profonda, fino a percepire l’impossibilità di poter fare qualcosa per cambiare il mondo.

Esiste una frattura molto profonda nel vissuto personale conseguente alla fine di ogni mito rivoluzionario. Il campo educativo, non solo per giovani, va quindi pensato a partire da questo stato di cose trovando il modo efficace per andare alle radici della coscienza con percorsi di interiorizzazione della vicenda di Milani, Mazzolari, La Pira, Giordani, Capitini, ecc.

Tra le tappe del percorso di questo gruppo di lavoro si segnala il sostegno all’iniziativa sulla politica di pace e disarmo promossa il 16 marzo 2016 presso la Camera dei deputati dai Giovani per un mondo unito e dalle scuole di partecipazione del Movimento politico per l’unità.  Il dialogo avviato con alcuni parlamentari e pezzi della società civile ha condotto i responsabili del Movimento dei Focolari in Italia a prendere esplicita posizione sulla violazione della legge 185/90 che vieta l’invio di armi nei Paesi in guerra.

Di Economia civile e disarmata si è parlato, in maniera sempre più approfondita, e creando sinergie, con l’istituto universitario Sophia , il Polo Lionello per l’economia di comunione e Banca Etica a Loppiano il 19 aprile 2016.

Sempre a Loppiano, l’11 maggio si è svolta un’intera giornata seminariale promossa da Made in the world (associazione di riflessione per l’impegno sindacale), dove è stata affrontato il nodo della politica industriale di Finmeccanica e il ruolo dei lavoratori nelle aziende di armi.

Per dare continuità all’impegno e all’esplicita presa di posizione del Movimento dei Focolari in Italia, si è stimolato un confronto aperto in sede parlamentare con un seminario promosso dal Movimento politico per l’unità il 5 luglio 2016 presso la Camera dei Deputati su “Guerre, scelte di pace e riconversione industriale”. L’incontro è stato promosso assieme a numerose associazioni e reti civili con la partecipazione, oltre di deputati senatori diversi parlamentari delle commissioni industria e difesa, di due relatori di prestigiosi centri di ricerca: l’istituto Archivio Disarmo, con il quale è già iniziato un rapporto di collaborazione, e l’istituto Affari internazionali.

Alla questione dell’Economia disarmata è stata dedicata una parte significativa del programma della scuola estiva promossa a Siracusa dal 2 al 12 agosto 2016 dai Giovani per un mondo unito.

Il Movimento dei Focolari ha aderito e invitato alla partecipazione della Marcia Perugia Assisi 2016 per la pace e la fraternità del 9 ottobre, facendo precedere tale gesto, che ha coinvolto come sempre un centinaio di migliaia di persone di diverse culture, da un convegno svoltosi il 5 ottobre presso il Centro La Pira di Firenze assieme a  diverse associazioni (Fondazione Balducci, Rete Disarmo, Fondazione don Milani, Dialogo interreligioso).

In questa occasione i presenti, hanno ricevuto l’invito a continuare nella strada intrapresa da Michele Gesualdi, uno dei ragazzi della scuola di Barbiana che resta l’esperienza feconda di formazione delle coscienze alla pace senza sconti e compromessi fino alla necessaria disobbedienza alle leggi ingiuste.

Nell’ottica di andare alle radici di una scelta di pace è stato avviato un percorso di confronto tra la scuola del pensiero del realismo politico che giustifica la guerra giusta (Niebuhr), il centro La Pira di Firenze e l’associazione italiana Thomas Merton.

In vista della settimana mondo unito a Firenze del maggio 2017 si vuole offrire, tra l’altro, una conoscenza sempre più diretta dell’esperienza di don Milani andando alle radici del ripudio della guerra espressa nella lettera ai cappellani militari.

Nel più lungo termine, si vuole proporre  a cominciare dall’estate 2017, nel pieno del triennio di rievocazione del primo conflitto mondiale, un percorso di approfondimento sui luoghi dove si è consumata “l’inutile strage” che, secondo una certa retorica, avrebbe forgiato l’unità nazionale, ma che, in effetti, rappresenta la rottura epocale, spesso rimossa, che continua a segnare la nostra epoca avvolta da quella che papa Francesco invita a riconoscere come una guerra mondiale a pezzi alimentata da un’insensata economia delle armi.

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Formato Famiglia: parola d’ordine “condividere”

Dal 16 luglio al 6 agosto scorso, il progetto “Formato Famiglia”, proposto a Loppiano dal Movimento Famiglie Nuove, ha accolto circa 35 famiglie provenienti da varie parti di Italia, Spagna, Francia, Belgio, Messico, Costa Rica e Cina. Tre settimane all’insegna della condivisione.

La promessa era quella di una pausa di riposo e riflessione nella cittadella internazionale dei Focolari, vicino Firenze, immersi nell’armoniosa bellezza della campagna toscana. Un programma poco strutturato, come si addice ad ogni vera vacanza, con tanto spazio alla scoperta di Loppiano, dei suoi abitanti, e molteplici occasioni di condivisione con le altre famiglie ospiti e ospitate: durante i momenti di formazione, le passeggiate, le cene, le visite guidate al Santuario o ai laboratori d’arte.

Questa la versione estiva di Formato Famiglia, l’appuntamento che in autunno, inverno e primavera, con programmi di approfondimento su tematiche familiari d’attualità, ha attirato, ogni ultimo weekend del mese, tante famiglie nella cittadella.

«Abbiamo voluto caratterizzare l’offerta estiva con ritmi più distesi – racconta Barbara Rovea del Movimento Famiglie Nuove, animatore dell’esperienza – senza grandi programmi quotidiani ma con tanto spazio al semplice fare vacanza assieme. Con la possibilità di dialogare, confrontarsi, scambiarsi le esperienze, condividere le proprie vite, le difficoltà».

Un’esperienza aperta a tutti: coppie, famiglie con figli, nonni, nipoti, giovani e fidanzati. Una formula semplice che ha incontrato il gradimento di 35 famiglie di varie provenienze italiane e europee ma anche di altri Paesi: come Messico, Costa Rica e Cina. Otto le famiglie che si sono alternate nel team di servizio.

«Il primo scopo di Formato Famigliaprecisano Santina e Pierluigi, referenti del progettoè l’accoglienza. Le famiglie oggi sono abbastanza sole, durante l’anno. Rare sono le reti di sostegno reciproco. Non sempre si hanno luoghi dove potersi aprire o condividere, per esempio, i problemi legati all’educazione dei figli o al rapporto di coppia. Con questa esperienza noi ci rivolgiamo proprio a tutti, non serve far parte del Movimento dei Focolari o avere un riferimento religioso cristiano per partecipare. Formato Famiglia vuole essere questo spazio aperto, che dà l’opportunità di condividere, in un clima di fiducia reciproca».

Com’è andata?

Marco ed Elisa sono arrivati a Loppiano senza conoscere nessuno: «Grazie a tutte le persone che ci hanno accolto e accompagnato – scrivono alla fine della loro esperienza – sono state una presenza calorosa ma mai invadente. Importanti punti di riferimento».

Dalla Spagna, sono arrivati in 19, partecipando al viaggio artistico-spirituale in Toscana organizzato dal Movimento Famiglie Nuove locale. Erano di diverse zone del Paese, con età, situazioni e convinzioni diverse. «Le famiglie che hanno vissuto quest’anno l’esperienza della Scuola Loreto e quelle del team di Formato Famiglia hanno preparato ogni visita ai diversi luoghi della cittadella con un amore squisito, assieme all’aperitivo, al caffè, alla grigliata… Soprattutto, le due mattine in cui ci hanno raccontato le loro esperienze di vita. L’autenticità della vita vissuta e la dedizione convertono e trasformano!». Da questo gruppo di famiglie spagnole arriva anche un grande incoraggiamento: «Questa iniziativa di Formato Famiglia ha un futuro pieno di speranza. Le famiglie hanno bisogno di spazi sani, profondi, accoglienti, di testimonianze che costruiscono e aiutano».

Allora, appuntamento ad ottobre, per la nuova stagione del consueto Formato Famiglia in formato weekend, che promette uno sguardo prioritario alle giovani copie di fidanzati, famiglie e single.

Tamara Pastorelli

Fonte sito www.loppiano.it 




MPPU, convegno a Pompei sulla cultura del dialogo

Quaranta partecipanti, provenienti da tutta Italia, dal 9 all’11 giugno 2023 si sono confrontati sul tema: “La cultura del dialogo per le sfide della politica oggi”.

La tavola rotonda dal titolo “In dialogo sulle Riforme Istituzionali: Autonomia, governabilità, ruolo dei partiti”, è stata introdotta da Iole Muccicone componente del comitato scientifico di Mppu International, dirigente della Presidenza del Consiglio, che ha evidenziato i tre temi presi in esame, temi che si intrecciano e per questo il Movimento Politico per l’Unità auspica che a guidare un percorso riformatore sia una visione complessiva.

La tavola Rotonda è stata moderata del giornalista Salvatore D’Angelo, con la partecipazione dei professori Ernesto Preziosi, storico, studioso, già parlamentare; Armando Lamberti, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università di Salerno, consigliere comunale e già assessore a Cava De’ Tirreni; e dei senatori Valeria Valente, del Partito Democratico, e Andrea De Priamo, di Fratelli d’Italia, entrambi membri della prima commissione Affari costituzionali del Senato.

Leggi tutto l’articolo su Città Nuova

https://italia.mppu.org/notizie/mppu-in-dialogo-sulle-sfide-della-politica/

 




Giornata dell’Europa – Roma 9 maggio 2023 – Dialogo: cultura dell’incontro per conquistare la pace

“È il momento dell’unità. Ci salveremo solo insieme!” (D. M. Sassoli 2020)

Sala S. Maria in Campitelli, Piazza di Campitelli 9, Roma.

Rivedi l’evento:

https://www.agensir.it/quotidiano/2023/5/10/ecumenismo-insieme-per-leuropa-ieri-a-roma-cattolici-evangelici-ortodossi-anglicani-pentecostali-in-preghiera-per-la-pace-la-guerra-non-e-mai-la-soluzione/

https://www.agensir.it/quotidiano/2023/5/10/ucraina-ferrara-diplomatico-ue-vinse-nel-2013-il-premio-nobel-per-la-pace-questo-mandato-viene-dalla-storia-ma-deve-tramutarsi-in-iniziative-politiche/

La Giornata dell’Europa – com’è noto – commemora la firma della “dichiarazione Schuman”, avvenuta il 9 maggio 1950. Un evento storico che ha portato a quella che è oggi l’Unione europea. In quell’immediato dopoguerra, come ha detto recentemente il Presidente Mattarella in Polonia, «l’Europa nasce come un grande progetto di pace, come visione di sviluppo capace di superare storiche contrapposizioni».

Sin dal 1999 cristiani appartenenti a movimenti e comunità delle varie Chiese di Paesi dall’Atlantico agli Urali, dai Paesi Scandinavi alla Grecia (ora quasi 300), hanno avvertito la responsabilità di dare insieme il loro apporto per l’unità dell’Europa non solo politica o economica. Nasceva così Insieme per l’Europa.

La Giornata in questo 2023 si celebra mentre l’Europa sta attraversando una profonda crisi. Il nostro Presidente parla di due guerre strettamente connesse: quella cruenta che si combatte in Ucraina, e una guerra di valori di cui ha parlato anche Papa Francesco in Ungheria.

Gli appuntamenti promossi da Insieme per l’Europa, saranno incentrati su “dialogo e incontro per garantire la pace”. Avranno luogo in varie città europee come Vienna, Strasburgo, Monaco; in Italia, in città come Roma, Milano, Bari, Siena.

A Roma si parlerà della “pace possibile” con l’intervento dell’ambasciatore Pasquale Ferrara, attuale direttore Generale degli Affari Politici e di Sicurezza del Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale. Seguiranno esperienze di riconciliazione, preghiere ecumenica per la pace coniugate con i valori della libertà, della collaborazione, del rispetto della natura, della vita, della coscienza, del perdono, l’attenzione ai poveri e alle minoranze.

Ne daranno voce, oltre a mons. Marco Gnavi, responsabile dell’Ufficio ecumenismo e dialogo interreligioso della Diocesi di Roma, l’Archimandrita greco-ortodosso Simeone Katsinas, rappresentante del Patriarcato di Costantinopoli, l’arcivescovo anglicano Jan Ernest, direttore del Centro Anglicano di Roma, rappresentante dell’arcivescovo di Canterbury, un diacono della Chiesa rumeno-ortodossa, rappresentante del Vescovo Siluan, il Presidente della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, Daniele Garrone, valdese, la Presidente delle donne evangeliche in Italia, Mirella Manocchio, metodista e altri. Saranno presenti anche rappresentanti delle Chiese pentecostali presenti a Roma.

L’evento gode del patrocinio della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea e si inserisce nelle iniziative di Insieme-per.eu (Community del Parlamento Europeo).

Anche nelle altre città italiane l’impronta sarà ecumenica. A Milano, sabato 6 maggio, avrà particolare rilievo la figura di David Sassoli, quale cittadino europeo, “tra storia e profezia”.

Ufficio stampa:  ufficiostampaitalia@focolare.org

Aurelio Molé, 349 592 2955 – Carla Cotignoli: 348 102 3407

 

Programma_Giornata per l’Europa 2023_Roma

Comunicato_Stampa1_InsiemexEuropa 9 maggio 2023 D




Primo Maggio di Loppiano: partire da sé, dalle relazioni con l’altro, per costruire insieme un mondo migliore

29-30 aprile e 1° maggio 2023 – Loppiano (FI)

Oltre 1200 persone hanno partecipato a “Common Ground | Me You and Us” il festival che ha celebrato i 50 anni della manifestazione dei giovani nella cittadella. Uno spazio, un “terreno comune” che continua ad accogliere le domande di senso e le aspettative dei loro coetanei, dando nuovo slancio e idee al desiderio di contribuire a costruire un mondo migliore. Inaugurata, in diretta Youtube mondiale, la Settimana Mondo Unito, promossa dalle comunità del Movimento dei Focolari assieme al Movimento Laudato si’, per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale alla pace, alla cura dell’ambiente, alla conversione ecologica, alla cura integrale della persona.

Foto da Comunicazione LOPPIANO

Loppiano (FI), 2 maggio 2023Castro, dell’Angola, rimasto orfano a causa della corruzione che affligge la società nel suo Paese, confida come ha superato il suo dolore personale grazie alla fede in Dio e la scelta di studiare economia, per mettersi al servizio dei poveri e lenire il dolore dei suoi compatrioti. Mimmy, ambasciatrice “plastica zero” del Burundi, condivide il suo progetto per riciclare la plastica in lastre ecologiche e piantare alberi nel Parco Nazionale di Rusizi. Ivan, che vive a Damaguete, nelle Filippine, assieme alla comunità di cui fa parte, ogni primo sabato del mese ripulisce le spiagge della sua isola e pianta le mangrovie per preservare l’ambiente marino. Questo, perché: «La nostra gente ha bisogno del mare per sopravvivere. Essendo uno dei Paesi più poveri dell’Asia, la pesca è un mezzo di sostentamento di molti». Daniele, italiano, racconta quanto il Primo Maggio di Loppiano abbia influito nelle scelte fondamentali della sua vita. «Mi ha messo in moto, alla ricerca sempre più autentica e matura di quello che, come uomo, posso dare» spiega. Oggi, è cofondatore di tunehey!, un’applicazione e una società benefit che vuole sostenere il lavoro degli artisti e contribuire a innescare rapporti di prossimità attraverso la musica.

Queste e tante altre sono le testimonianze ascoltate dal palco dell’Auditorium di Loppiano, il 1° maggio 2023. Oltre 1200 i presenti, provenienti da ogni parte d’Italia, con rappresentanze dall’Europa e dai Continenti

Un programma in sala, in diretta YouTube, che ha aperto anche la Settimana Mondo Unito 2023 “Dare to Care, le persone, il Pianeta e la nostra conversione ecologica”. Ovvero, sette giorni per sensibilizzare l’opinione pubblica alla pace, alla cura dell’ambiente, alla conversione ecologica, alla cura integrale della persona che parte dalla fraternità concreta. Sette giorni promossi dalle comunità del Movimento dei Focolari nel mondo in sinergia con altri movimenti, associazioni, istituzioni locali che ne condividono i valori. Come il Movimento Laudato si’, partner principale dell’edizione 2023.

Foto da Comunicazione LOPPIANO

Nell’occasione delle celebrazioni per i 50 anni (1°maggio 1973-2023) del Primo Maggio di Loppiano, la cittadella è stata divisa in 3 grandi aree: Me, You Us. In questo “terreno comune”, come recitava il titolo della manifestazione, i giovani hanno proposto un programma di concerti, spettacolo, spazi di laboratorio con esperti, offrendo ai partecipanti un viaggio da dentro sé stessi all’altro, fino al “noi”. «Nella consapevolezza che è attraverso la relazione con l’altro che possiamo mettere a frutto tutti i nostri talenti, strumenti per portare luce nel mondo. Agendo per il bene comune, per le nostre comunità, i nostri territori, il mondo che abitiamo», ha concluso dal palco Annachiara di Bergamo.

L’appuntamento, aspettando il prossimo Primo Maggio di Loppiano, è alla Giornata Mondiale della Gioventù in Portogallo.

Musica e danza per la fraternità e la pace

Durante la giornata del 1° maggio, anche la band internazionale Gen Rosso ha portato il suo messaggio di fraternità attraverso la musica, con due concerti ispirati al nuovo album “The reason” (la ragione), frutto delle esperienze e dei tanti incontri che hanno caratterizzato questi ultimi tre anni di attività. Non ultima l’esperienza di accoglienza e formazione informale con i giovani profughi e migranti in Bosnia-Herzegovina e Libano. Accanto a loro, anche il concerto di Emanuele Conte, giovane cantautore trevigiano vincitore di Area Sanremo 2021, che ha presentato il suo ultimo singolo “Proiettile Bambolina”, uscito il 25 aprile scorso, un inno alla pace e ad aver cura del mondo. «Possiamo salvaguardare la nostra Terra partendo dall’amarci l’uno con l’altro. Sennò siamo finiti in partenza» ha commentato. Le coreografie della manifestazione sono state possibili grazie alle ballerine del Laboratorio Accademico Danza, scuola che promuove la danza come strumento di unità tra i popoli che, con l’Ass. Dancelab Armonia, promuove il Festival e il Premio “Armonia tra i Popoli”, e i campus d’arte con i bambini di Betlemme.

29 e 30 aprile 

In 200 sono arrivati a Loppiano da varie parti d’Italia per vivere tutti e tre i giorni del Festival “Common Ground | Me, You and Us” e andare in profondità nel percorso

Foto da Comunicazione LOPPIANO

proposto dall’”io” al “noi” passando per il “tu”, l’altro. Un percorso che è stato possibile attraverso laboratori di dialogo con esperti, progettati su tematiche scelte dagli stessi giovani (CLICCA PER APPROFONDIRE). «Da sola non avrei mai riflettuto su queste tematiche», ha confidato una ragazza al termine dei due giorni. «È stato importante riconoscere le ferite che ho dentro», confessa con candore un giovane. «Non avevo pensato così seriamente a riflettere sulle cose importanti della vita e a impegnarmi per gli altri», aggiunge un terzo.

I laboratori del Primo Maggio di Loppiano si sono svolti grazie alla preziosa collaborazione con: The Economy of Francesco, Istituto Universitario Sophia, Polo Lionello Bonfanti, Rondine cittadella della Pace, Movimento Laudato si’.

Per rivedere la diretta YouTube di “Common ground | Me, you and us”: https://www.youtube.com/live/XTlATNwBX4I?feature=share

Maggior foto a questo link

Vedi anche: https://www.focolaritalia.it/events/loppiano-1-maggio-50-anni-di-impegno-da-festeggiare/




Villaggio per la Terra 2023

300 mila persone alle celebrazioni ufficiali dell’Earth Day 2023 in Italia

Per Sassi: “Questo risultato è la dimostrazione che la lotta al cambiamento climatico sta diventando un impegno di tutti. Il Paese è pronto ad affrontare la sfida climatica. Agire ora.

Grande successo della manifestazione che per 5 giornate nella Capitale con il Villaggio per la Terra a Villa Borghese, alla Terrazza del Pincio e la Nuvola di Fuksas a Roma ha ospitato 600 eventi in occasione delle celebrazioni della Giornata Mondiale della Terra 2023, organizzate da Earth Day Italia e dal Movimento dei Focolari.

Oltre 300mila le presenze che quest’anno hanno vissuto l’atmosfera del Villaggio ricca di sport, musica, associazioni umanitarie, laboratori scientifici e giovani impegnati a raccontare gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Importante successo, inoltre, della Maratona Multimediale #OnePeopleOnePlanet, con il Concerto per la Terra alla Nuvola di Fuksas, in diretta su RaiPlay e in differita su Vaticannews con la partecipazione dei protagonisti della musica italiana come: Arisa, madrina dell’evento, Tommaso Paradiso, Leo Gassmann ed Ermal Meta.

Notevole, quest’anno, anche il peso dato all’economia con numerosi talk show a cura di Impatta, il think tank italiano sull’innovazione per lo sviluppo sostenibile che ha presentato importanti proposte per un Paese più organizzato e sostenibile.

“Questo risultato è la dimostrazione che la lotta al cambiamento climatico sta diventando un impegno di tutti, dagli adulti alle giovani generazioni con il fine di preservare il nostro futuro. Il Paese è pronto ad affrontare la sfida climatica. Questo è il momento di agire”. Ha spiegato Pierluigi Sassi, Presidente Earth Day Italia.

Ad inaugurare la Giornata Mondiale 2023, la “Marcia per la Terra” una grande sfilata coloratissima, animata da bande musicali, sbandieratori, giocolieri, sportivi, artisti di strada, associazioni, volontari, per lanciare un messaggio d’amore e di rispetto per il nostro Pianeta. Numerose le attrazioni dedicate ai bambini che hanno attirato l’attenzione di migliaia di studenti provenienti da tutte le scuole d’Italia, con laboratori didattici e ludici.

Al cuore della manifestazione l’incontro dei giovani collegati dai 5 Continenti con gli organizzatori della Youth4Climate del programma UNDP dell’ONU e il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto.

Di rilievo internazionale, inoltre, il messaggio che Papa Francesco ha condiviso per la Giornata Mondiale della Terra 2023, il 22 aprile, attraverso l’Angelus e la pubblicazione di un Tweet, sul quale ha taggato Earth Day Italia.

Grande soddisfazione da parte degli organizzatori Earth Day Italia e Movimento dei Focolari, che visto il successo e l’entusiasmo dell’edizione 2023, danno l’appuntamento al 22 aprile 2024 nella convinzione che sempre più persone intendono rispondere con determinazione e impegno alla sfida della sostenibilità e della salvaguardia del nostro Pianeta.

Vedi anche: 

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2023-04/villaggio-terra-villa-borghese-roma-pincio-speranza.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NewsletterVN-IT

https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2023-04/maratona-multimediale-earth-day-onepeopleoneplanet.html

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2023-04/zuppi-villaggio-terra-fratelli-tutti.html?fbclid=IwAR0s4uhi-ykGZ9jCnEFwn1zjOEQZaOuuLMqmWIzKPm0gsE-Qwxfypc3toUE

https://www.focolaritalia.it/events/villaggio-per-la-terra-earth-day-2023/

https://romaamor.org/2023/04/21/il-villaggio-per-la-terra-2023/

Per chi non ha potuto seguire la maratona #OnePeopleOnePlanet che è andata in onda su Raiplay il 22 Aprile, in occasione della Giornata Mondiale della Terra, a questo link l’intera maratona + Futura Live Show + Concerto per la Terra e anche alcuni estratti:
https://www.youtube.com/@earthday2011/videos




Vescovi per un cammino sinodale

Esperienze e buone pratiche – Loppiano, 17-19 aprile 2023

Il cordiale benvenuto è stato dato lunedì sera 17 aprile dal rettore dell’Istituto universitario Sophia di Loppiano, prof. Declan O’Byrne, ai 17 vescovi che hanno accolto l’invito del “Centro Evangelii Gaudium”. L’appuntamento (17-19 aprile) aveva per titolo “Vescovi per un cammino sinodale. Esperienze e buone pratiche”. I vescovi partecipanti – tra cui il card. Gualtiero Bassetti, già presidente della Conferenza episcopale italiana – provenivano significativamente da diocesi del Sud, Centro e Nord Italia.

Momento centrale è stato l’intervento del card. Mario Grech, segretario generale del Sinodo, collegato in videoconferenza. Egli ha sottolineato «l’importanza di guardare alla Chiesa delle origini, tratteggiata negli Atti, una Chiesa sinodale dove si condivideva ogni cosa, sotto la guida degli apostoli». Ha richiamato l’attenzione sul «paradigma della sinodalità che si esprime in queste parole: “È parso bene allo Spirito Santo e a noi…” (At 15,28). È auspicabile che tutti noi, popolo di Dio, le pronunciassimo». E ancora: «Il protagonista di questo processo sinodale è lo Spirito Santo, che non è una prerogativa di alcuni, nemmeno solo dei vescovi, ma di tutti noi battezzati. Sebbene il ministero del vescovo sia essenziale per la riuscita di una Chiesa sinodale, è altrettanto vero che siamo chiamati a compiere una “conversione”, che non tocchi tanto la natura, quanto l’esercizio del ministero episcopale. È importante ispirarsi a una leadership condivisa, che porti a una obbedienza più dialogata».

Ne è seguito un dialogo molto ricco. I vescovi hanno individuato alcune questioni e criticità: dal maggiore coinvolgimento dei giovani alla necessità di trovare un linguaggio comprensibile; dallo svolgimento e dalle tematiche del prossimo Sinodo di ottobre all’importanza di un approccio pastorale (che parte dalla vita, non da una morale disincarnata), alla missione che non è “fare prediche”, bensì prima di tutto “testimonianza”.

I lavori sono stati aperti da don Alessandro Clemenzia, docente di Ecclesiologia e Vice-Preside della Facoltà Teologica dell’Italia Centrale (Firenze).

«Il clima, nell’attuale frangente storico, – ha affermato – è riscaldato anche da numerose voci critiche, alimentate soprattutto dalle nuove generazioni (sia di laici impegnati che di preti); voci che, o parlano a-priori dell’inutilità di un cammino sinodale, o che vedono quest’ultimo come una delle tante attività ecclesiali già esistenti; o impaurite in vista di un fine ancora ignoto». Inoltre: «Alcuni punti appaiono molto deboli e complicano ulteriormente la situazione: si parla spesso, infatti, di “sinodalità” e di “riforma” della Chiesa, ma non è ancora chiaro cosa si intenda con entrambi i lemmi, sia presi singolarmente, sia insieme».

Il contributo della teologia alla sinodalità è stato oggetto dell’intervento di mons. Roberto Repole, arcivescovo metropolita di Torino e vescovo di Susa. « La sinodalità non è certo un’invenzione della Chiesa del nostro tempo. Essa caratterizza la vita ecclesiale, quale sua dimensione costitutiva. Alla riflessione teologica spetta di richiamare il fondamento, al fine di evitare che la sinodalità si riduca a mera dimensione socio logica ed organizzativa. A tal fine, la teologia è chiamata ad offrire il suo contributo critico per evidenziare quanto della cultura contemporanea costituisce uno stimolo a riscoprire la sinodalità nella Chiesa, quanto può comprometterne invece il valore evangelico e quali aspetti, dentro l’attuale contesto ecclesiale, domandano di essere ormai precisati».

Sul cammino sinodale in Italia si è incentrata la relazione di mons. Erio Castellucci, arcivescovo metropolita-abate di Modena-Nonantola e vescovo di Carpi, vicepresidente per l’Italia settentrionale della Conferenza Episcopale Italiana. «Alla fine del primo anno è stato delineato il nostro “sogno” di Chiesa. Nel secondo anno si è cercato di concretizzarlo. Ci sarà l’assemblea, dove si farà una raccolta dei cantieri in atto e proveremo a fare una lettura di carattere pratico per raggiungere quella Chiesa sognata». Quattro gli argomenti da approfondire: «Necessità di formazione, con l’iniziazione cristiana da ripensare a fondo. La corresponsabilità, che fatica a trovare una sua modalità operativa. La revisione di alcune strutture, che gravano sulla gestione e sul bilancio di una comunità cristiana. La presenza nella società è richiesta alla Chiesa in Italia, stante la crisi dell’associazionismo». Il dialogo che ne è seguito ha sottolineato alcuni aspetti. «La gente ha bisogno di spiritualità, di Dio, non di cose da fare». «Spesso si cade nelle formalità: titoli, abiti, strutture». «È importante avere tempo per stare con la gente, anche per evangelizzare». «Per questo occorre condividere le responsabilità anche con i laici».

Cosa può insegnare il cammino del “Global Compact on Education” al Sinodo? Mons. Vincenzo Zani, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa e già segretario della Congregazione per l’Educazione cattolica, ha raccontato l’esperienza di un “camminare insieme” che, sulla base delle sfide educative presenti in tutte le società, «ha progressivamente coinvolto responsabili dell’ebraismo e dell’Islam, poi di altre religioni fino all’invito rivolto ai Grandi della Terra di sottoscrivere un patto educativo globale».

Uno spunto spirituale è stato offerta da Lida Ciccarelli, membro della Commissione di spiritualità del Sinodo. «Camminare e ascoltare, due verbi decisivi per il percorso sinodale che lascia intravedere possibilità inedite, che traccia il nuovo che ci attende domani, ma che ora sta già germogliando (cf Is 43,19)». «Non sappiamo dove il cammino ci porterà, ma è Dio che cammina con noi e Lui farà cose nuove: a noi camminare insieme e riconoscerci fratelli perché figli di un unico Padre».

Nel dopocena di martedì 18 aprile, gli abitanti di Loppiano si sono presentati ai vescovi. «La serata con la cittadella ci ha fatto vivere la cultura dell’incontro, ma anche l’incontro di culture. È stata un’indicazione per uscire verso tutti, per far incontrare le culture». È un passaggio della sintesi presentata da don Vincenzo Di Pilato, docente di Teologia Fondamentale presso la Facoltà Teologica Pugliese e coordinatore accademico del “Centro Evangelii Gaudium”. Ripercorrendo i lavori, ha sottolineato che «abbiamo vissuto un’attualizzazione essenziale della grazia che riceviamo dalla Parola e dall’Eucaristia. Lo Spirito Santo ha creato un’atmosfera di accoglienza reciproca e di ascolto, di apertura e di gratuità». Ha richiamato un passaggio della relazione di don Alessandro Clemenzia in cui l’etimologia del lemma «sinodalità», oltre a “camminare insieme”, veniva fatta risalire al significato di “varcare la stessa soglia, dimorare insieme, riunirsi”. «È quello che abbiamo cercato di fare insieme in questi giorni. Sinodalità è questo continuo varcare la soglia, la soglia dell’Altro/altro secondo quella dinamica esodale a cui ci invita papa Francesco dall’inizio del suo pontificato». Con una necessaria avvertenza: «Non si esce per “cadere nel vuoto” o entrare nella “genialità” dell’altro, ma per entrare nella Realtà dello Spirito di Cristo che soffia tra noi».

Il prossimo incontro per i vescovi italiani del “Centro Evangelii Gaudium” si terrà a Loppiano dal 5 al 7 febbraio 2024. Tale Centro sorge nel 2016 ad opera dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano, quale risposta all’indicazione di papa Francesco al Convegno nazionale della Chiesa italiana a Firenze (novembre 2015): «In ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni».

cs_vescovi per un cammino sinodale_ loppiano 17-19 aprile2023




Loppiano: un invito speciale al 50esimo del 1° maggio . . . a te che hai partecipato in passato

Anche tu, come tanti di noi, in questi 50 anni hai partecipato una o più volte, come spettatore o attore, nel bellissimo scenario di Loppiano, all’evento del 1° maggio.

Forse anche tu hai un bellissimo ricordo; magari sei venuto con un gruppo di amici che adesso hai perso di vista; magari quell’entusiasmo di quel giorno non c’è più, ma ti piacerebbe riviverlo.

Ecco è arrivata l’occasione!

Sei invitato a partecipare a questa celebrazione dei 50 anni aperta a tutti,  giovani di oggi, ma anche a tutti quelli che non lo sono più, ma che almeno una volta vi hanno partecipato.

Se non potessi essere presente di persona puoi dare il tuo contributo in vari modi:

  • per esempio scrivendoci qualcosa di quella volta, cosa è stato per te, o inviandoci una foto o passando l’invito a qualcuno che c’era con te a quei tempi
  • oppure con un sostegno economico anche piccolo perché come sai per l’organizzazione avremo bisogno di aiuto (il conto a cui puoi mandare un contributo anche piccolo è “erogazioni liberali” primo maggio: conto  P.A.M.O.M. BANCO BPM S.P.A.  Figline V.no (FI) Cod. IBAN IT 51 A 05034 05463 000000001637   SWIFT BAPPIT22

Grazie di quanto potrai fare, puoi scriverci alla mail: primomaggio@loppiano.it

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Dal 1973 il Primo Maggio a Loppiano, cittadella internazionale del Movimento dei Focolari, è l’appuntamento fisso per migliaia di giovani per dichiarare il loro impegno a vivere per portare nel mondo la fraternità e costruire un mondo più unito. Affrontano temi e riflessioni ispirati dalla realtà contemporanea, attraverso forum e azioni concrete, esperienze, spettacolo e musica.

 




L’Economia di Comunione Italia: la gioia di ritrovarsi

Ritrovarsi e ripartire insieme: questo l’obiettivo del meeting online dell’Edc italiana che si è tenuto sabato 15 aprile, con il titolo: «L’EdC in Italia oggi: la strada percorsa, il presente e le prospettive in un viaggio fra idee ed esperienze italiane»

Emozione e gioia del ritrovarsi hanno espresso Ornella Seca e Luca Guandalini della Segreteria dell’Edc Italia aprendo l’incontro e introducendo quello che è stato un vero e proprio viaggio nella realtà dell’Economia di Comunione italiana. Una occasione per dirsi chi siamo, quale strada abbiamo percorso fino ad oggi e quali sono le prospettive per il futuro.

Logo AMU 2021 ridDopo una carrellata di saluti, un paio anche dall’estero, Ornella e Luca hanno stimolato e coordinato gli interventi dei principali attori del “Sistema Edc Italia”. Tutti gli intervenuti, Stefano Comazzi per AMU – Azione per un Mondo Unito, Livio Bertola e Albina Ambrogio per AIPEC – Associazione Italiana Imprenditori per un’Economia di Comunione, Benedetto Gui per Istituto Universitario Sophia, Rebeca Gomez per il Polo Lionello Bonfanti, Virginio Grillo per l’Associazione Lionello Bonfanti e molti altri, hanno colto l’occasione innanzitutto per trovarsi, raccontare qualcosa della propria realtà e interrogarsi sul cammino degli ultimi anni e sul futuro.

Logo AIPEC

Dalle parole di tutti è emerso chiaro che se EdC nacque in Brasile nel 1991 dallo stupore diChiara Lubich davanti a realtà di povertà estrema, essa si è sviluppata nel tempo andando oltre un semplice moto dell’animo e trovando da un lato dignità scientifica e dall’altro imprenditori disposti a credere in qualcosa di mai vissuto prima.

Gli interventi sono stati l’occasione per raccontarsi esperienze, condividere ricordi ma soprattutto per guardare avanti chiedendosi chi sono oggi gli imprenditori di Comunione e chi potranno essere.

Dalla suggestiva immagine della staffetta ripresa da un intervento di Luigino Bruni per il trentennale del 2022, ci si è chiesti come si possa passare il testimone non troppo presto ma neanche troppo tardi.Logo Ass Lionello Bonfanti

Io che scrivo conosco l’EdC per averne letto in questi anni su Città Nuova  ma aver potuto ascoltare e vedere, seppur coi limiti dell’incontro on line, mi ha trasmesso la passione di tanti che hanno cambiato la propria vita spinti da un ideale ma soprattutto dallo sperimentare ogni giorno che è possibile vivere l’attività d’impresa mettendo in comunione utili ma soprattutto forze e creatività.

Una attività che non si sottrae alla competizione sul mercato ma che trova in esso un luogo di reciproca conoscenza. Non sono mancati infatti racconti di attività che si sono sviluppate da incontri fortuiti dove l’impegno comune non è stato un caso.

L’EdC, non è dare o avere gratis ma il donare qualcosa che va al di là di ciò che si condivide per statuto, dare una parte di sé che non si spenderebbe se dietro un macchinario, nel trillare della sveglia di primo mattino non si vedesse l’altro. E allora anche le domande sul futuro che pur sono emerse dall’ incontro, non hanno avuto un tono ansioso ma portano dentro la sollecitudine di proseguire il cammino.

E la domanda: cosa siamo e cosa saremo non lascia ripiegati su se stessi ma diventa semplice in senso etimologico, senza pieghe. Una domanda la cui risposta, come ricordava sempre Luigino Bruni, trova risposta solo nell’altro, quell’altro a cui si guarda, quell’ altro che non è mai uguale perché cresce e cambia nel tempo e nel vivere un rapporto. Quell’altro che ci dice chi siamo.

A.G.

Dal sito: https://www.edc-online.org/it/eventi-e-news/eventi-italia/iniziative-italia/18572-edc-italia-la-gioia-di-ritrovarsi.html

Lo streaming si può vivere qui: