Città Nuova e il patto educativo: rivedi la diretta streaming

Città Nuova ha promosso il “numero zero” di un progetto formativo come contributo di preparazione all’evento del 14 maggio proposto da papa Francesco per fondare una nuova alleanza educativa. Ecco il link sul canale cittanuovatv per rivedere il focus tematico che si è svolto durante l’incontro annuale del Gruppo editoriale.

Per riflettere sulla proposta del papa, cercando di individuare piste di dialogo, di crescita e di confronto, sabato 22 febbraio a Castel Gandolfo si è svolto un focus sul patto educativo, nell’ambito dell’incontro annuale del Gruppo editoriale Città Nuova.

Un appuntamento al quale hanno partecipato il regista Fernando Muraca (autore di Liberamente Veronica), la pedagogista Carina Rossa (membro del Comitato per il Patto educativo e coautrice di Custodire l’infanzia), il docente universitario Ugo Morelli (psicologo, autore di Eppur si crea e coautore di Dialogo dunque sono), la studentessa Cristina De Carolis, l’insegnante ed educatrice Patrizia Bertoncello (autrice di Bambini nei guai e redattrice del giornalino per bambini Big). (Fonte: Città Nuova)




Per un Patto educativo globale: diretta streaming da Castel Gandolfo

Sabato 22 febbraio dalle 15 alle 16,30 da Castel Gandolfo sarà trasmesso in diretta streaming un incontro con giovani, esperti e addetti ai lavori per approfondire il tema del patto educativo in attesa dell’evento del 14 maggio in Vaticano promosso dal papa. Un appuntamento organizzato nell’ambito dell’incontro annuale del Gruppo editoriale Città Nuova.

Il focus consentirà di approfondire l’importanza dell’educazione reciproca e del dialogo tra generazioni, al fine di «promuovere insieme e attivare, attraverso un comune patto educativo, quelle dinamiche che danno un senso alla storia e la trasformano in modo positivo», come indicato dal papa. Per diventare, ciascuno, protagonista consapevole di questa alleanza, «facendosi carico di un impegno personale e comunitario, e coltivare insieme il sogno di un umanesimo solidale».

L’articolo proviene da Città Nuova




Time to Dare: solidarietà e tecnologia

Incastonato nei due eventi del Centenario di Chiara Lubich e dell’Economy of Francesco – di cui ha voluto essere una tappa di sensibilizzazione di preparazione – ha preso vita un evento nuovo ed originale: TIME TO DARE, un titolo, uno slogan. Sia che lo si legga interamente in inglese oppure mezzo in italiano va bene lo stesso perché osare e dare sono le due parole chiave di questo progetto.
Suo obiettivo primario era realizzare una piattaforma web che, basandosi sul principio della
gratuità, permetta a chi desidera donare quanto per se è superfluo o scarto, di farlo digitalmente a beneficio di chi ne ha necessità.

Time to Dare è stato un evento che ha avuto luogo a Caserta il 21 e 22 gennaio 2020.

guarda il video di “A Sua immagine”

time to dare – scarica l’articolo

La parola a Mattia Picariello (gen di Napoli) – studente di Ingegneria informatica -che ha collaborato al Progetto:
“Per me Time to Dare non è stato solo un evento, bensì l’occasione per poter collaborare con tanti giovani di realtà sociali diverse. Con questo doppio evento abbiamo voluto sognare una società diversa, ed abbiamo lanciato una sfida alla società stessa. Lavorando da anni come sviluppatore di app, vedere così tanti giovani partecipare al nostro hackaton con l’obiettivo di ideare e sviluppare una piattaforma che attualizzi i principi dell’economia di comunione nel mondo digitale è stata una grande gioia. E’ cresciuta in me la consapevolezza che non siamo soli, e che la tecnologia, se usata per i grandi ideali, può essere senza dubbio un mezzo per la realizzazione del mondo unito.
Con il forum infine abbiamo avuto l’opportunità di dialogare con tanti, sia riguardo la
piattaforma stessa, e sia riguardo le tematiche che ci hanno spinto a volerla realizzare.
Time to Dare però non si è concluso con questi due eventi, perché, come ci dice il papa, ora è tempo di osare!”




TIME to DARE – La piattaforma E-GIVE

Tutto nasce dall’invito di Mons. Giovanni D’Alise rivolto ai giovani nell’ottobre scorso: impegnarsi affinché i sogni si trasformino in opere; essere cristiani che si “sporcano” le mani. C’è chi, allora, propone di fare qualcosa di concreto: realizzare una piattaforma digitale della solidarietà che non sia social bensì sociale, che metta al centro le persone e la loro dignità, che sappia soddisfare i desideri e i bisogni di chi è in difficoltà, mettendoli in rete con chi invece sceglie di donare qualcosa di per sé superfluo.

Caserta. Belvedere di San Leucio: team di coordinamento

La Fondazione Mario Diana, la Diocesi di Caserta e la Caritas hanno così voluto dare vita a un ambizioso quanto mai interessante progetto che prende il nome di Time to Dare, progetto che ha saputo riunire tante realtà diverse sul territorio le quali, ognuna con le proprie specificità, hanno voluto contribuire alla riuscita del doppio appuntamento che si è concretizzato in un Hackathon digitale, il 17 e 18 gennaio ospitato nella sede di 012Factory, e un Forum di discussione, svoltosi il pomeriggio del 22 gennaio presso il meraviglioso complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio, a Caserta.

Una data, questa del 22 gennaio, non scelta a caso. I promotori infatti hanno voluto che la giornata clou dell’evento ricadesse proprio nel giorno del Centenario della nascita di Chiara Lubich, la fondatrice del Movimento dei Focolari, colei che ha fatto nascere l’economia di comunione e promosso, per prima, la cultura del «dare».

Caserta. Belvedere di San Leucio: tavolo relatori

La realizzazione dell’evento è stato possibile anche grazie al contributo della BCC Terra di Lavoro, che ha sposato in pieno il valore sociale dell’iniziativa.Un doppio appuntamento che ha avuto l’obiettivo di realizzare un prototipo di piattaforma digitale che, strutturata sul modello dei tradizionali e-commerce, consenta nel principio della gratuità di donare beni materiali e non solo.

“Dare” è, infatti, una delle parole chiave di questo progetto e così, la piattaforma web che è stata immaginata durante l’hackathon si chiamerà E-GIVE, acronimo inglese che sta per economia del dare. Il titolo TIME to DARE – dall’inglese tradotto “è tempo di osare”, ma in italiano può essere letto anche come “è tempo di dare” o “da dare” – ha pertanto un molteplice valore semantico per un progetto fatto di condivisione, solidarietà e tecnologia.

L’hackathon si è concretizzato in una maratona informatica di 24 ore che ha visto la partecipazione di sette team composti da developers, programmatori, grafici, studenti in scienze sociali ed economiche. Il loro compito è stato quello di presentare una proposta di piattaforma che avesse, oltre all’aspetto meramente tecnico, una sostenibilità sociale e ambientale che, potesse valorizzare il concetto del dono, promuovendo l’economia cir- colare, in modo da permettere di recuperare e dare nuova vita a beni ancora utili e favorire la riduzione della quantità di rifiuti destinati allo smaltimento.

Team Givekit

A vincere, seppur di pochissimo rispetto alle altre proposte, è stata quella del gruppo GiveKit, che ha saputo convincere la giuria attraverso una proposta molta articolata e il racconto di una storia che nasce da un antico detto popolare: “Fa ‘o bbene e scuordate”.

Il gruppo ha avuto così l’opportunità di presentare il proprio lavoro al Forum svoltosi, come detto, presso le sale del Belvedere di San Leucio, messe a disposizione dal Comune di Caserta, ente patrocinante dell’evento, con la partecipazione di oltre cento persone che hanno avuto modo di confrontarsi su economia sociale, condivisione, dono e solidarietà; un vero e proprio laboratorio di idee, esperienze, pensieri, proposte e domande rivolto a tutti gli operatori sociali che si occupano di povertà e a coloro che amano i valori della pace, della fraternità universale, della solidarietà, della sostenibilità ambientale, prevalentemente giovani che credono in una cultura economica improntata alla comunione, alla gratuità e alla reciprocità.

La particolarità e il punto di forza del Forum è stata sicuramente la massiccia presenza di giovani e soprattutto la composizione del team di coordinamento dell’evento costituito da giovanissimi, ragazzi e ragazze provenienti oltre che da Caserta anche da Roma, Napoli e Padova. Negli ultimi due mesi si sono riuniti per organizzare in ogni dettaglio la tre giorni casertana. I giovani delle organizzazioni partner del progetto come Movimento dei Focolari, Azione Cattolica, AGESCI, Rete Salesiana, Centro Sociale ex Canapificio e progetto Policoro Caserta, hanno messo in campo la loro creatività e hanno dato vita a un pomeriggio molto intenso.

Al tavolo dei relatori spiccava la presenza di cinque giovani – maggioranza donne – tutti studenti: una psicologa, un’educatrice sociale, uno sviluppatore informatico, un ingegnere aerospaziale, una prossima laureata in giurisprudenza. Sono stati loro a moderare sapientemente non solo la plenaria ma anche i due laboratori chiamati creattivi nei quali si chiedeva di portare proposte concrete per migliorare e dare uno slancio alla piattaforma E-GIVE. Ad accompagnare in questo percorso i partecipanti al Forum è stata Alessandra Smerilli, professoressa di economia politica alla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione Auxilium di Roma, ente universitario tra i principali partner di Time to Dare.

Una presenza importante quella di Suor Alessandra, che ha saputo offrire spunti
di riflessione interessanti al dibattito, sottolineando la forza del pensiero dei giovani, così come ha fatto anche Papa Francesco convocando ad Assisi il prossimo 26 – 28 marzo 2000 giovani da tutto il mondo per dare vita all’evento The Economy of Francesco, di cui Time to Dare ha avuto l’onore di essere uno degli eventi preparatori.

di Marco Miggiano
da: il Poliedro anno 5 n.1

La piattaforma E-GIVE

Il compito era arduo. Realizzare in 24 ore un prototipo di piattaforma web che coniugasse dono, gratuità, comunione e riciclo. Francesco Tirsi, Gaia Moscatelli, Emilio Apuzzo e Paolo Baldo Luchini, del gruppo Givekit, uno dei sette team partecipanti all’hackathon EGIVE, ci sono riusciti e sono andati anche oltre, stupendo con una presentazione ricca di emozioni i convenuti al Forum dei giovani presso il Complesso Monumentale del Belvedere di San Leucio a Caserta, il 22 gennaio scorso.

La soluzione offerta è una classica situazione win-win, in cui vincono tutti. Il sito è diviso in 5 sezioni: una che spiega la filosofia, una rivolta alle persone che desiderano donare, una per chi ha bisogno, una per chi vuole aiutare il progetto e rendere disponibile il proprio tempo (questa pensata volutamente molto semplice, per dare modo a persone meno avvezze alla tecnologia di potersi registrare) e una con i contatti e un form per comunicare se ci fossero dubbi su come usare la piattaforma.

Team finalisti hackathon

L’idea mira a inserire nella nostra società persone in situazioni svantaggiate, dandogli la possibilità di imparare un lavoro o reinserirsi nel tessuto sociale. Mira a dare una nuova occupazione anche ai pensionati, che hanno molto da insegnare e sono spesso ingiustamente ignorati. Mira a creare un tessuto sociale più unito ricostruendo un punto di aggregazione intorno agli oratori e ai circoli, sparsi sul territorio, i quali stanno perdendo il proprio ruolo naturale di punti di aggregazione sociale e che spesso hanno molti spazi vuoti e disponibili. Con l’utilizzo di una lista dei desideri che permetta di pre- notare gli oggetti, oltretutto, si ridurrebbero di molto i tempi di stoccaggio, si andrebbe direttamente da chi ha molto a chi a molto poco.

Un video clip finale della presentazione del progetto sintetizza con immagini e parole la filosofia sottesa all’idea: integrazione, riciclo, rispetto, dignità. Viviamo in una società sempre più dedita al consumismo, una società sempre più povera di natura, di lavoro, di comprensione. Con questa piattaforma sarà possibile invertire questa decadenza e riscoprire l’altro termine, quello vero con cui indicare il significato originale di società, un termine che stiamo purtroppo dimenticando. Trasformare la società in comunità.

Conosciamoli questi ragazzi. Fanno parte della Apple Developer Academy della Federico II di Napoli. Francesco: “ho deciso di trasferirmi a Napoli e iniziare l’Academy perché volevo imparare le tecniche che permettono di dare un impulso alla società. Da manager non mi occupavo d’altro che di comprare e vendere, non riuscivo a dare un senso alla mia vita”; Gaia: “sono un archeologo per amore e un designer per mestiere. All’Academy mi occupo di un progetto in collaborazione con una ONG indiana. Il suo scopo è quello di sostenere un’economia circolare in comunità rurali”; Emilio e Paolo – i due sviluppatori – stanno lavorando ad un’App per bambini non udenti in collaborazione con la scuola Smaldone di Napoli. Sembrano avverarsi le parole della Scrittura «… i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, i vostri vecchi faranno dei sogni, i vostri giovani avranno delle visioni» (Gioele 2, 28).

di Elpidio Pota
Segretario generale della Fondazione Mario Diana

Il video di presentazione del progetto vincitore dell’Hackathon E-GIVE di Time to Dare, realizzato dal team GIVEKIT.




A Firenze un incontro sulle orme del “Documento sulla Fratellanza Umana” di Abu Dhabi

Il testo sottoscritto da Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb – Un percorso per un’amicizia tra cristiani e musulmani a Firenze.

A Firenze la comunità cristiana e quella musulmana si sono incontrate oggi, 30 gennaio 2020, per riflettere sullo storico “Documento sulla Fratellanza Umana” sottoscritto il 4 febbraio 2019 ad Abu Dhabi da Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb.

L’appuntamento, promosso dal Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira, dalla Fondazione Giorgio La Pira, dall’ Istituto Universitario Sophia di Loppiano e dalla Comunità Islamica Firenze e Toscana, è una prima risposta all’appello contenuto nel documento stesso che invita “tutte le persone che portano nel cuore la fede in Dio e la fede nella fratellanza umana a unirsi e a lavorare insieme, affinché esso (il documento) diventi una guida per le nuove generazioni verso la cultura del reciproco rispetto, nella comprensione della grande grazia divina che rende tutti gli esseri umani fratelli”.

L’incontro è stato aperto dai saluti dell’Arcivescovo di Firenze, card. Giuseppe Betori e dell’imam di Firenze Izzeddin Elzir che hanno firmato un testo in cui, dopo aver sottolineato la tradizione di Firenze come città di incontro e di esperienze di dialogo fra culture e religioni diverse, viene rinnovato l’impegno ad essere costruttori di pace e fare propri gli intenti del Documento: “[…] La nostra presenza insieme vuol essere un segno tangibile dell’amicizia che ci caratterizza e che ci lega, sollecitati dalle nostre Fedi che si fondano sulla medesima Speranza, radicata nella fiducia dell’Azione di Dio che, essendo Amore, chiede la partecipazione libera e responsabile di ogni singola persona umana, senza mai abbandonarla. E’ questa comune Speranza che ci fa incontrare per conoscerci sempre meglio, per imparare gli uni dagli altri, per stimarci reciprocamente; affinché, resi pacifici nel cuore possiamo costruire percorsi di pace e di giustizia finalizzata al bene, camminando idealmente e fraternamente gli uni accanto agli altri verso la Sorgente di ogni realtà. […]Facendo tesoro della viva esperienza di dialogo che caratterizza la nostra città e con la piena condivisione del Documento per la Fratellanza umana, la pace e la convivenza comune, auspichiamo che questo nostro momento di riflessione, ci apra a un Percorso verso un rapporto più strutturato tra le nostre realtà religiose, per una sempre più feconda amicizia Islamico- Cristiana”.

Durante l’incontro mons.Vittorio Ianari, della Comunità di Sant’Egidio ha illustrato il percorso storico del documento di Abu Dhabi, mons. Piero Coda, preside dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano, ha presentato significato e prospettive, mentre il prof. Mohamed Bamoshmoosh, resp. Culturale della Comunità islamica di Firenze si è focalizzato sulla attualizzazione del Documento a livello locale.

Infine il Direttore del Centro Internazionale Studenti La Pira Maurizio Certini, insieme a Mohamed Bamoshmoosh si sono concentrati su alcune prospettive del cammino di amicizia in atto a Firenze da tanti anni. Ricordiamo in tale senso lo straorinario, profetico apporto al dialogo da parte del sindaco Giorgio La Pira e il cammino fiorentino più recente.
L’incontro di oggi intende segnare infatti anche il primo passo verso un rapporto più strutturato tra le due realtà religiose per un’amicizia islamico-cristiana a Firenze. “Una lunga storia lega la comunità cattolica e islamica di Firenze, dagli incontri con i primi studenti universitari di fede islamica nella Sala Teatina, dove significativamente ci siamo incontrati oggi. La Sala del Centro è stata infatti (dal 1989 al 1992) la prima aula di preghiera della nascente Comunità islamica toscana e sede provvisoria del primo Centro culturale islamico della nostra città. – hanno sottolineato Certini e Bamoshmoosch – In queste stanze, sino dal 1978, per iniziativa dell’arcivescovo di Firenze card. Benelli che volle un Centro che desse dignità a ogni giovane internazionale e aperto al dialogo interreligioso, sulla spinta ideale di Giorgio La Pira e con l’attento e appassionato accompagnamento di Chiara Lubich e dei Focolari, è nato un rapporto di amicizia e di dialogo tra giovani basato su significative interazioni personali, sincere, aperte e collaborative. Un dialogo che si è poi dilatato irreversibilmente, con autonome iniziative di persone, di associazioni, di Chiese; mostrando come Firenze sia sempre città culturalmente aperta. Una città che in molte sue parti crede che il dialogo come stile di vita, realizza un diverso modo di incontrarsi e relazionarsi, portando così a superare stereotipi e pregiudizi, e a rendere vera ogni giorno una fraternità che afferma e garantisce le relative differenze. L’esperienza qui realizzata insegna come il radicamento in Dio offra un modo nuovo di guardare ogni uomo: il riconoscere la dignità dell’altro proprio in virtù del suo essere “altro” genera una reciproca accoglienza, un’amicizia tale da suscitare in ciascuno il desiderio di una mutua e più profonda conoscenza e solidarietà. Quello che ci proponiamo è strutturare un percorso verso un’amicizia islamico-cristiana sempre più ampio e inclusivo, costruire relazioni sempre più significative, per spargere nuovi semi di fraternità e di pace a Firenze, in tutto il territorio nazionale e oltre”.
…………….
In collaborazione con : Mov. dei Focolari, GMI Ass. Giovani Musulmani, Comunità di SantEgidio, Toscana Impegno Comune, Opera per la Gioventù Giorgio La Pira.

Messaggio

A un anno dallo storico Incontro del Santo Padre papa Francesco e del Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb, abbiamo desiderato, oggi, ritrovarci in questa Sala Teatina.

Un luogo significativo in quanto ospita un Centro intitolato a Giorgio La Pira. Noto per l’Esperienza di amicizia, cresciuta sin dal 1978, tra donne e uomini di differenti credi, fedi religiose e visioni del mondo, segnatamente tra giovani internazionali, cristiani e musulmani. Primo luogo di preghiera e di incontro comunitario della nascente Comunità islamica di Firenze.

Il singolare percorso fiorentino intorno alla centralità della persona umana e alla sua dignità, si è storicamente espresso in svariati modi: nella cultura, nell’arte, nella vita civile, nella carità, nell’attenzione all’incontro tra le Chiese cristiane e nel dialogo interreligioso, nell’incontro tra i popoli.

Tale percorso ci mostra il volto di una città religiosamente aperta. Ne è testimonianza la vasta e appassionata diffusione di esperienze di dialogo che oggi si svolgono a ogni livello: fino alla recente costituzione della Scuola fiorentina di alta formazione per il dialogo interreligioso e interculturale.

Il tempo presente, così carico di paure e di gravi tensioni, in una società che diviene sempre più varia ed eterogenea, eppure interdipendente, ci richiama a rinnovare con audacia e con forza, la nostra testimonianza nel comune impegno per la buona convivenza e per la pace.

La nostra presenza insieme vuol essere un segno tangibile dell’amicizia che ci caratterizza e che ci lega, sollecitati dalle nostre Fedi che si fondano sulla medesima Speranza, radicata nella fiducia dell’Azione di Dio che, essendo Amore, chiede la partecipazione libera e responsabile di ogni singola persona umana, senza mai abbandonarla.

E’ questa comune Speranza che ci fa incontrare per conoscerci sempre meglio, per imparare gli uni dagli altri, per stimarci reciprocamente; affinché, resi pacifici nel cuore possiamo costruire percorsi di pace e di giustizia finalizzata al bene, camminando idealmente e fraternamente gli uni accanto agli altri verso la Sorgente di ogni realtà.

Noi crediamo che gli esseri umani, strutturalmente creati per amare Dio e amarsi tra di loro, siano al centro della natura come responsabili di essa, e siano al cuore della bellezza del mondo la quale si manifesta particolarmente lì dove accade una relazione fraterna tra le persone e le diverse comunità.

Sentiamo pertanto profondamente Nostra la Dichiarazione sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, riaffermando qui le parole conclusive in essa contenute, per le quali ci sentiamo oggi particolarmente responsabili, anche nei confronti delle generazioni future.

“[…] che questa Dichiarazione sia un invito alla riconciliazione e alla fratellanza tra tutti i credenti, […] tra i credenti e i non credenti, tra tutte le persone di buona volontà; sia un appello a ogni coscienza viva che ripudia la violenza […] e l’estremismo cieco; appello a chi ama i valori di rispetto e di fratellanza […] sia una testimonianza della grandezza della fede in Dio che unisce i cuori divisi ed eleva l’animo umano; sia un simbolo dell’abbraccio tra Oriente e Occidente, tra Nord e Sud e tra tutti coloro che credono che Dio ci abbia creati per conoscerci, per cooperare tra di noi e per vivere come fratelli che si amano […]”.

Facendo tesoro della viva esperienza di dialogo che caratterizza la nostra città e con la piena condivisione del Documento per la Fratellanza umana, la pace e la convivenza comune, auspichiamo che questo nostro momento di riflessione, ci apra a un Percorso verso un rapporto più strutturato tra le nostre realtà religiose, per una sempre più feconda amicizia Islamico- Cristiana.

Firenze, 30 gennaio 2020

Arcivescovo metropolita di Firenze: Giuseppe card. Betori

Imam di Firenze: Izzeddin Elzir




Apertura del Polo Accoglienza e Solidarietà di Ascoli Piceno

Il Polo Accoglienza e Solidarietà di Ascoli Piceno ha trovato casa ed apre le porte al bisogno.

Ascoli Piceno, 16 novembre 2019 – Il Polo Accoglienza e Solidarietà di Ascoli Piceno è stato inaugurato oggi alla presenza delle autorità civili e religiose e può così iniziare a svolgere la propria attività di accoglienza e di risposta al bisogno presso l’immobile di proprietà dell’Ente seminario e concesso in comodato gratuito all’Associazione per lo svolgimento della propria attività.

Obiettivi del progetto– Obiettivo del progetto, realizzato insieme alla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e alla Diocesi di Ascoli Piceno, è di concentrare in un unico luogo fisico una serie di servizi e di azioni – grazie alla rete di volontariato già costituita – per il contrasto delle emergenze sociali, l’inserimento lavorativo, la promozione della cultura della solidarietà, del volontariato e della cittadinanza attiva.

La rete associativaalla base del progetto – A partire dalla primavera del 2015, si è avviato nel territorio ascolano  un percorso di rete – fatto inizialmente di conoscenza, stima reciproca e condivisione – tra alcune associazioni che si occupano di sostegno al disagio economico e sociale, della povertà materiale e delle povertà in generale.

A partire da alcune associazioni, il “fare rete insieme” ha via via contagiato altre organizzazioni attive sul territorio e ad oggi la rete è composta da ben sedici realtà: Caritas Diocesana, ACLI, UNITALSI, Centro Accoglienza Vita, Associazione San Vincenzo de Paoli, Croce Rossa Italiana, Movimento Diocesano, Azione Cattolica Italiana, Zarepta, Laboratorio della Speranza, IOM, La Meridiana, Gocce di Carità, B&F,  Kairos e Amolamiacittà. Si tratta di una “squadra” originale per la sua composizione, forse unica nel panorama italiano. La rete è infatti molto eterogenea, composta da associazioni ecclesiali e laiche, grandi e piccole, associazioni  che operano solo nel territorio o espressioni di realtà nazionali. Tutte insieme volte a stendere “un tessuto vivo” sulla nostra terra per renderla sempre di più accogliente ed inclusiva.

Il successo della rete è dovuto, e di questo i protagonisti ne sono convinti, non tanto a un metodo (mettersi insieme o assommarsi) ma soprattutto al valore assoluto che hanno le relazioni tra i singoli, le esperienze dei singoli e quelle di ogni realtà. Il valore aggiunto che si genera dal volersi bene, dalla stima e fiducia reciproca.

IL PAS trova casa – Nell’anno straordinario della misericordia la rete delle associazioni ha poi fatto proprio il desiderio del Vescovo diocesano di trovare una casa unica per i poveri. La “casa unica” è stata trovata, un luogo bello, forse tra i più belli della città messo a disposizione dalla Diocesi che ai poveri ha voluto donare il meglio che ha;  le associazioni si sono messe insieme in un’unica realtà associativa, l’associazione PAS, che non vuole soffocare le singole identità ma aumentarne il valore specifico in relazione alle altre. Si tratta di una struttura che l’associazione PAS ha avuto in comodato dalla Diocesi di Ascoli, in particolare dall’Ente Seminario, nell’autunno 2018 e che nel frattempo è stata ristrutturata grazie ad un importante sostegno messo in campo dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno che ammonta ad euro 600.000.

I servizi del Polo – In tale struttura sono stati realizzati alcuni servizi per i poveri: una nuova mensa (sala da pranzo, cucina, magazzino e servizi), un diurno per accogliere chi ha bisogno durante il giorno provvisto di docce, lavasciuga e altri piccoli elettrodomestici, il front-office del Centro Accoglienza Vita e depositi, un centro d’ascolto polivalente e un polo sanitario. Solo quest’ultima struttura ha bisogno di essere ultimata ed entrerà in funzione entro aprile 2020.

Ma la cosa più importante è questa: oggi non si inaugura solo una struttura per i poveri, quanto piuttosto un’icona dell’accoglienza della nostra terra, un’opera proiettata nel futuro, una realizzazione che sarà in prospettiva il crocevia tra terzo settore, il pubblico e il privato, all’interno dell’alveo di una Diocesi. Un “luogo” e non un semplice spazio, un luogo in cui il “di più”  è rappresentato dal gioco dei rapporti di quanti, laici e non laici, si metteranno in gioco per costruire frammenti di unità e fraternità per un mondo più equo e più solidale.

 

ARTICOLO SU CORRIERE_20191117

 




Associazione: “Insieme per il Bene Comune”, nascita e sviluppi

7 ottobre 2018:Una data importante!

Nasce nella città di Vibo Valentia l‘associazione “IBC” – Insieme per Il Bene Comune.

Lo scopo dell’associazione è quello di promuovere e diffondere, ad ogni livello ed in ogni campo della vita sociale, una cultura della Pace e dell’Unità tra le persone e tra i popoli, con particolare attenzione al mondo giovanile e nell’ottica di uno sviluppo integrale della persona umana.Essa si ispira allo spirito del Movimento del Focolari e desidera contribuire alla diffusione, in ogni ambito della società, dell’idea del mondo unito, promuovendo lo spirito della fraternità universale.

Tale scopo potrà essere perseguito attraverso ogni opera azione o iniziativa che sia direttamente o indirettamente strumentale al suo raggiungimento. L’associazione è nata grazie anche al Convegno tenutosi a Vibo il 12 giugno 2018 dal titolo “Elogio dell’autosovversione di Vibo Valentia” alla presenza dell’Economista, storico del pensiero economico e professore ordinario di economia politica all’università LUMSA di Roma Prof. Luigino Bruni.

Infatti, in una sala gremita alla presenza  di circa 300 persone, dell’allora Sindaco di Vibo, Dott. Costa, e vari Consiglieri ed assessori comunali, il professore Bruni ha spiegato con parole semplici quello che è necessario attuare per fare una “rivoluzione d”amore” e cercare di cambiare dal di dentro il proprio modo di agire.

Notando la massiccia partecipazione di pubblico, cosa molto difficile in una realtà come Vibo,  lo stesso sindaco ci ha spronato ad organizzare ulteriori convegni a sfondo sociale, ai quali avrebbe partecipato con enorme piacere, chiedendoci in particolare di organizzare un convegno sul gioco d’azzardo ormai diventato una vera e propria piaga sociale.

Anche una Banca nazionale, avendo apprezzando la riuscita dell’evento, ci ha promesso un contributo di 5.000,00 euro nel caso in cui avessimo organizzato altri eventi interessanti l’intera collettività. E proprio in quest’ottica che il 30 novembre 2018 alla presenza di 250 giovani appartenenti a classi delle Scuole secondarie di II grado abbiamo organizzato un convegno molto apprezzato dal titolo “Insieme, nella legalità, per una società libera dall’azzardo”. Tale convegno, organizzato in collaborazione con la società di comunicazione scientifica TAXI 1729, ha teso a dimostrare agli studenti, usando la matematica, in una forma coinvolgente e divertente, che è quasi impossibile vincere al gioco e che i danni provocati dal gioco d’azzardo sono spesso irreparabili.

Dal marzo 2019 al giugno 2019, l’associazione ha organizzato presso l’Ordine dei Dottori Commercialisti di Vibo Valentia più incontri, in diretta via streaming dal Polo Lionello Bonfanti di Loppiano, vicino Firenze, aventi ad oggetto un corso di formazione tendente ad inculcare un nuovo modo di fare economia, “l’Economia di Comunione”.

Da ultimo, in occasione delle elezioni comunali avvenute in concomitanza con le elezioni europee, sempre a Vibo Valentia l’IBC ha pensato di rendersi parte attiva organizzando con altre 2 associazioni, l’associazione “Condividiamo” e l’associazione “Centro Servizi per il volontariato” un incontro con la cittadinanza, alla presenza dei quattro candidati alla carica di sindaco; tutti i candidati a sindaco hanno accolto con piacere l’invito e sono rimasti stupefatti della folta partecipazione del pubblico che, in silenzio e senza faziosità, ha ascoltato con interesse dapprima i Presidenti delle 4 associazioni, che hanno introdotto i lavori, e poi coloro i quali sono spontaneamente intevenuti senza però dare giudizi e senza sottolineare le cose negative della città ma, al contrario, facendo proposte concrete di miglioramento della stessa.

Alla fine dei lavori, si è proposto ai 4 candidati alla carica di Sindaco di rivedersi prima delle consultazioni elettorali affinchè prendessero impegni per la città. E’ nato così l’idea di proporre un patto per la città da sottoporre all’attenzione di tutti i candidati a sindaco, a consigliere comunale ed alla cittadinanza.

Ma da dove cominciare? cosa scrivere?

Vi assicuro, non è stato semplice lavorare con tutte le associazioni ma, man mano che ognuna di esse apportava il proprio contributo, ci  si rendeva conto dell’occasione e della bellezza di condivedere le proprie idee senza prevaricare quelle degli altri, anzi facendo spazio alle idee degli altri, rinunciando alla propria; è stata un’esperienza di forte comunione fra tutti.

Ma proprio quando si era già stilata la bozza definita da inviare ai candidati affinchè ne avessero contezza e decidessero di firmarla totalmente oppure parzialmente oppure di non firmarla affatto, perchè non condivisibile, e si era già fissato l’incontro con i candidati e la cittadinanza, ecco che un’altra associazione ha chiesto di aggregarsi per dare il proprio contributo, l’associazione “Libera” – contro le mafie -.

Ognuna delle associazioni coinvolte umanamente sentiva di dovere dire che ormai era troppo tardi e che non ci sarebbe stato il tempo di ritoccare nulla, ma, sempre nell’ottica di dare spazio all’altro e di far sentire pertanto importante anche l’altro, mettendo da parte i propri egoismi, ha accolto subito con gioia la proposta dell’associazione aggregatasi.

Ma quale impegno era contenuto nel patto? In esso ciascun candidato a sindaco avrebbe dovuto assumere impegni programmatici, etici, democratici e concreti, nei confronti degli altri candidati e nei confronti della cittadinanza tutta, impegnandosi, fra l’altro:

– a gestire con trasparenza e correttezza il denaro pubblico;
– ad ascoltare la parte avversaria con atteggiamento costruttivo e non distruttivo a prescindere dal ruolo di maggioranza e/o di opposizione;
– a promuovere e sostenere l’utilizzazione ai fini sociali dei beni confiscati alle mafie;
– a contrastare con proposte concrete il dilagare della povertà adottando azioni reali di contrasto;

ma anche i cittadini si dovevano impegnare a partecipare alla vita democratica della città anche nel caso in cui avesse vinto la coalizione per la quale non si era votato  ed inoltre si dovevano impegnare a non chiedere favori e privilegi personali o di categoria ma di ricercare sempre la relazione tra il proprio problema ed i bisogni della Comunità.

Come si può immaginare, tale patto, se firmato e soprattutto se rispettato da tutti, era davvero un modo di andare contro corrente, di non sottostare alle logiche del proprio partito di appartenenza.

E’ così e successo!!! Ogni candidato a sindaco ha firmato il patto approvandolo e condividendolo in pieno. In una sala gremita in ogni ordine di posti, con tanta gente anche in piedi, si spera sia partito un nuovo modo di fare politica a Vibo, come già in altre parti d’Italia ed anche in Calabria, come a Cutro e Castrolibero dove i rispettivi sindaci Salvatore e Giovanni hanno cominciato ormai da tempo a dare la propria vita per i loro cittadini senza compromessi e liberi da condizionamenti.




Concorso per le scuole sul tema: «Una città non basta». Chiara Lubich cittadina del mondo

La ricorrenza del Centenario della sua nascita diventa per gli studenti una prima occasione per approfondire il pensiero di Chiara Lubich alla luce degli eventi nazionali e internazionali che hanno caratterizzato la storia del Novecento.

Sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e Ricerca in Italia è stato pubblicato il bando del Concorso Nazionale per le scuole superiori di primo e secondo grado sul tema:  «Una città non basta». Chiara Lubich cittadina del mondo. Conoscere la sua figura, il suo impegno e la sua testimonianza nel Centenario della sua nascita per la costruzione della Fraternità e dell’Unità fra i popoli

Il concorso è promosso dal Centro Chiara Lubich/New Humanity e dalla Fondazione del Museo storico del Trentino, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e Ricerca, per il Centenario della nascita di Chiara Lubich.

 A chi è rivolto?

É rivolto agli studenti e alle studentesse di tutte le Scuole italiane medie e superiori, che potranno partecipare con la realizzazione di un elaborato (in forma di testo scritto o multimediale) scegliendo una delle seguenti aree tematiche:

  • Chiara Lubich nel contesto della Seconda Guerra mondiale
  • Chiara e il crollo del muro di Berlino
  • Chiara “cittadina del mondo”, in dialogo con popoli e culture

Gli studenti e le studentesse possono inoltre – e questa è una quarta area tematica – narrare esperienze positive vissute, producendo testi di “cronaca bianca”, ispirati al messaggio trasmesso dagli scritti della Lubich.

 Quali sono le finalità del Concorso?

Il concorso si pone come obiettivo quello di sviluppare lo spirito di iniziativa creando situazioni di confronto didattico su autori e autrici ancora inesplorati dai libri di testo standard; vuole far conoscere Chiara Lubich come significativa protagonista del Novecento approfondendo il suo sogno di “un mondo unito”; vuole anche accompagnare le nuove generazioni in attivi percorsi di pace e fratellanza tra culture, lingue, religioni e popoli diversi.

A quali fonti possono attingere per affrontare i temi proposti?

Chiara Lubich è figura già molto nota. Tuttavia, sia i docenti che gli studenti potranno anche contattare, se lo desiderano, il Centro Chiara Lubich  tramite il sito suo proprio o scrivendo a:  concorso.studenti@centrochiaralubich.org

La Fondazione Museo storico del Trentino inaugurerà anche una Mostra internazionale multimediale su «Chiara Lubich Città Mondo» (apertura dal 7 dicembre 2019 fino a novembre 2020), che prevede percorsi specifici rivolti alle Scuole.

 Quali sono i termini di partecipazione al concorso?

Gli elaborati, rigorosamente inediti, dovranno essere inviati entro il 31 marzo 2020. Il bando di concorso dà indicazioni precise sulle modalità di trasmissione dei lavori.

La commissione di valutazione sarà composta da membri del MIUR, del Centro Chiara Lubich/New Humanity e della Fondazione del Museo storico del Trentino.

E la premiazione?

I premi saranno consegnati alle Scuole vincitrici nel corso di una cerimonia ufficiale che si terrà entro la fine dell’anno scolastico 2019/2020, presumibilmente a Roma.

Maria Caterina Atzori (Docente referente del progetto – Centro Chiara Lubich/New Humanity)

Scarica il regolamento

Scarica la scheda di partecipazione

 




Gen Verde – Progetto Start Now

GEN VERDE

Video Progetto Start Now (sottotitoli italiano)




Istituto Universitario Sophia – Loppiano

Istituto Universitario Sophia – Loppiano
Una comunità di formazione, studio e ricerca in cui la relazione tra le persone dà il timbro alla relazione tra le discipline.
La vocazione mondiale e multiculturale di Sophia in numeri: ad oggi 450 studenti e docenti da 4 continenti, 50 paesi, 30 lingue.
A 12 mesi dalla conclusione del percorso accademico quasi il 90% degli studenti di Sophia ha trovato un impegno accademico o professionale qualificato.

http://www.sophiauniversity.org/it/iscrizioni/




“Fazenda da Esperança“ – Lamezia Terme (CZ)




Cantieri dei Ragazzi dei Focolari: Estate 2019, tutte le iniziative

Pagina in continuo aggiornamento

Anche questa estate i ragazzi e le ragazze del Movimento dei Focolari daranno vita a dei progetti, i “CANTIERI”, per contribuire a costruire un mondo unito, a realizzare la fraternità universale, dando vita ad azioni di pace iniziando dalla vita quotidiana e dalle città e coinvolgendo tanti altri ragazzi. 

Vi presentiamo le iniziative per quest’estate 2019:


  • Croazia, dal 7 al 13 luglio 2019, per i giovanissimi del Veneto:

    Un laboratorio di fraternitá dove svolgeremo azioni sociali, ecologiche, workshop, conoscenza e scambio di esperienze tra noi e con i ragazzi del posto. Insieme vorremmo scoprire e concretizzare il progetto #ZeroHunger Generation.
    Questo il Cantiere 2019 organizzato dai Ragazzi per l’unità del Veneto per i ragazzi. Se hai dai 14 ai 17 anni sei il benvenuto!!! Quando lo faremo? Dal 7 al 13 luglio.  Dove? Nella Cittadella Faro (Krizevci)  – Croazia 🇭🇷 . Ti aspettiamo!!!!!!
    Il team Rpu Veneto 
     

    Per iscriverti clicca qui

    Visita il sito 

    Scarica il volantino

 


2. San Giovanni in Persiceto (Bologna) – 29 giugno-2 luglio 2019

 


3. Perugia, dal 27 al 30 giugno 2019

 


4. Palermo, dall’1 al 5 luglio 2019

  • Arrivo previsto domenica 30 giugno alle 19:00 con cena a sacco
    Partenza prevista sabato 6 luglio

ATTIVITA’:  Incontri interculturali al Centro Santa Chiara e alla missione Speranza e Carità
di Biagio Conte;
• Incontri con esperti
• Volontariato a Ballarò, Casa di tutte le genti, quartiere Roccella
• Attività ecologica

Scarica il volantino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


5. Clusone (BG), dal 29 luglio al 3 agosto 2019 

Ideato dai Ragazzi per l’Unità della Lombardia Est  – ECO_CANTIERE 2019

Iscrizioni su: https://forms.gle/dvbGR5kuSph6RUP59

Quota di partecipazione 140€

IL PIANETA ( a ) TERRA, #ZEROHUNGERGENERATION
Un’esperienza di fraternità, per ragazzi dai 13 ai 17 anni, che hanno a cuore il pianeta. Con laboratori, giochi, sport e camminate nel verde.

Scarica il volantino

 

 

 


6.  Camporosso (Tarvisio – UD) dal 3 al 7 luglio 2019 

Un’esperienza di alcuni giorni durante la quale i ragazzi si metteranno all’opera nell’ottica della proposta internazionale “MENTE, MANI, CUORE IN AZIONE”. Si tratta di un soggiorno in cui i ragazzi potranno, innanzitutto, mettersi al servizio del territorio con azioni sociali e attività volte alla salvaguardia dell’ambiente, inoltre saranno protagonisti di momenti formativi su tematiche di loro interesse e non mancheranno momenti per giocare e fare sport, immergersi nella natura e coltivare l’amicizia e lo scambio di esperienze con coetanei e adulti.  Scopo del CANTIERE MONDO UNITO è sensibilizzare  i ragazzi e, in secondo luogo le famiglie e tutta l’opinione pubblica, riguardo la necessità di promuovere una convivenza pacifica e solidale fra i popoli. Con ognuna delle loro iniziative i Ragazzi per l’Unità cercano di vivere e diffondere la cosiddetta “Regola d’oro” che, presente nelle principali religioni e culture, invita a “fare agli altri quello che vorremmo fosse fatto a noi e a non fare agli altri quello che non vorremmo fosse fatto a noi”. Perché la regola d’oro diventi realtà tra tutti gli uomini della terra i ragazzi si impegnano a  dare vita ad azioni di pace iniziando dalla vita quotidiana e dalle loro città.


7. Amatrice, dal 17-31 Agosto 2019

 

 

 

 

 

 

 

 

 

8. Genzano (Roma), dal 20 al 24 luglio 2019: “STOP N’ GO”


 

9. Roma, dal 13 al 17 luglio 2019,”STOP N’GO”presso la Comunità di Nomadelfia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


10. Terra Santa, 23-30 luglio 2019, Ragazzi per l’unità dell’Emilia Romagna

 

 

11. Carloforte (CI),Sardegna, dal 27 luglio al 1 agosto 2019




Benevento, Progetto “Per un pezzo di pane”

Il progetto “per un pezzo di pace” si inserisce nella cornice di attività pensate dal coordinamento istituito per riconsegnare al Centro “La Pace” il suo obiettivo primordiale: essere un laboratorio permanente di unità, una esperienza di pace attraverso la cultura e l’accoglienza, un motore continuo che muove idee e proposte.

Il progetto è indirizzato a tutti i giovani della provincia di Benevento di età compresa fra i 15 e i 30 anni, si rivolgerà pertanto a scuole, università, associazioni, parrocchie, realtà locali (proloco, forum giovani). Il progetto è articolato in cinque fasi spalmate su un arco temporale di circa 4 mesi.

Scarica gli allegati con la descrizione del progetto e le schede di iscrizione:

benevento descrizione progetto (1)

benevento ( allegato1) REGOLAMENTO

benevento (allegato 2) SCHEDA D’ISCRIZIONE

benevento (allegato 3) SCHEDA DI ADESIONE

 




L’esperienza di “Casa Ismaele” a Cosenza

Riceviamo e pubblichiamo l’esperienza di una comunità che ha aderito a un progetto di accoglienza. L’articolo è stato pubblicato sul periodico dell’Associazione Famiglie Nuove, Spazio Famiglia.

“Mi chiamo Lamine Badiane e ho da poco compiuto 18 anni.
Vengo dal Senegal,dove vivevo con la mia famiglia. Lì dopo la scuola, che ho frequentato per quattro anni, ho lavorato come elettrauto, finché ho deciso di partire. Prima di mettermi
in viaggio non potevo immaginare quanto questo sarebbe stato duro e faticoso. Ho attraversato quattro Paesi prima di arrivare in Italia. Tutto il viaggio è durato due anni. Dal Senegal ho attraversato la Mauritania, il Mali, l’Algeria, la Libia, dove sono rimasto per un mese in prigione. Sono riuscito a scappare grazie all’aiuto di una signora e ad arrivare sulla
spiaggia, dalla quale mi sarei imbarcato.

Il 30 Giugno 2017 sono partito a bordo di un’imbarcazione e sono arrivato in Italia, a Corigliano, il 3 Luglio». Quella di Lamine è una delle tante storie che accomunano i ragazzi ospitati nella Casa di Ismaele, una casa famiglia situata a Rogliano, in provincia di Cosenza, che accoglie minori stranieri non accompagnati, tra le fasce più vulnerabili di chi arriva in Italia con la speranza di un futuro migliore. La struttura, aperta dopo l’emergenza sbarchi sulle coste calabresi dello scorso Giugno e poi entrata nel circuito Sprar, ospita 12 ragazzi, adolescenti e neo maggiorenni. Nata dalla collaborazione tra la cooperativa sociale Fo.Co., AFNonlus, AMU Onlus e la cooperativa sociale Mi.Fa., Casa di Ismaele offre ai ragazzi un ambiente familiare e uno stile di vita adatto alla loro età. Oltre all’attività scolastica, gli ospiti della casa famiglia infatti frequentano dal mese di ottobre un corso di italiano, che li impegna tutti i giorni nonché attività sportive in base alle loro attitudini. Il pranzo e la cena sono momenti conviviali e vengono condivisi con gli educatori.

In entrambi i pasti sono i ragazzi stessi a cucinare, assieme all’educatore di turno. Non mancano momenti di aggregazione, uscite, partecipazioni alle feste popolari, pizze, tombolate ed altro. Oltre agli operatori, ai mediatori linguistico-culturali, all’assistente sociale e alla psicologa, i ragazzi sono seguiti da una rete di famiglie locali, che si sono messe a disposizione per offrire loro momenti di svago e tempo libero. Alcune si sono riunite formando la cooperativa sociale Missione Famiglia (Mi.Fa.), impegnata nella diffusione di un’idea “sociale” di famiglia, che si metta al servizio delle periferie esistenziali.
«L’esperienza di Casa di Ismaele, parte da una comune attività sociale di volontariato, svolta da alcuni anni, in favore di minori con disagio, residenti in case famiglia, inclusi i minori stranieri non accompagnati», ‒ ci spiegano Gaetano e Giulia Gabriele, tra i fondatori di Mi.Fa. Per realizzare l’obiettivo di un’accoglienza che, riconoscendo la centralità della persona umana e della sua dignità, garantisca la reale applicazione dei diritti umani, nonché l’attivazione di percorsi finalizzati all’autonomia economica e sociale dei giovani, le famiglie di Mi.Fa. hanno da subito istaurato un rapporto di amicizia con i ragazzi della casa famiglia. «Fin da subito ‒ continua Gaetano ‒ grazie all’aiuto dei mediatori lingustico-culturali, siamo riusciti a creare una zona di prossimità, favorendo un clima di accoglienza e d’incontro, cercando di valorizzare e rispettare la diversità delle loro culture e, soprattutto, facendogli capire di non sentirsi estranei, ma considerandoli un dono alle nostre vite».
Le famiglie hanno un ruolo fondamentale in questo processo di integrazione.

Lo conferma anche Alfusainey Touray, mediatore linguisticoculturale della struttura.
«Fare in modo che un ragazzo straniero sia supportato da una famiglia locale, gli permetterà di praticare la lingua e gli darà un punto di riferimento. Nello stesso tempo, questa esperienza consentirà alla famiglia di superare gli stereotipi e i pregiudizi che accompagnano lo straniero». Così l’accoglienza assume la sua vera conformazione, diventa un’opportunità di conoscere, confrontarsi con il diverso, sperimentando forme di multiculturalità anche all’interno di piccoli centri abitati. Per fare in modo che tutti i ragazzi come Lamine, alla domanda “Cosa ti aspetti dal futuro?”, rispondano proprio come ha fatto lui: «Mi piace studiare e voglio continuare così per imparare la lingua e integrarmi. Voglio diventare un elettrauto nel futuro e voglio servire questo Paese, che mi ha dato l’opportunità di cominciare una nuova vita»”.

scarica l’articolo




Rifugiati, l’accoglienza  a Verona si fa casa

“Da oltre un anno seguiamo, in collaborazione con un gruppo parrocchiale di Santa Lucia, quartiere della periferia di Verona, quattro ragazzi africani richiedenti asilo, ospiti in un appartamento precedentemente ristrutturato di proprietà della parrocchia. In questo lungo periodo abbiamo insieme condiviso tante realtà belle e significative per il loro inserimento sociale del territorio locale: momenti di festa e partecipazione alla loro gioia di poter vivere finalmente in un appartamento vero; di attività concrete, di ricerca di  lavoro, di superamento di difficoltà. Occasioni tutte che hanno contribuito a costruire e rinsaldare rapporti reciproci sempre più sinceri e profondi. Durante questo percorso, supportati anche dalla Caritas Diocesana, tutti hanno potuto ottenere un permesso di soggiorno in Italia della durata di due anni per “motivi umanitari”; due di loro lavorano  con un contratto a termine, più volte rinnovato; gli altri due svolgono lavori saltuari “a chiamata” tramite cooperativa.

In occasione di momenti speciali li abbiamo coinvolti in iniziative culturali del territorio e anche del Movimento dei Focolari – spettacolo del Gen Verde, partecipazione a Loppiano Lab, gita con la comunità locale ad Assisi. Momenti difficili e di difficoltà non sono di certo mancati. Non di rado abbiamo percepito un certo pregiudizio nei confronti degli immigrati in generale, e in particolare la loro accoglienza in strutture territoriali. Questo però non ci ha scoraggiati ma, semmai, spinti maggiormente a credere e agire concretamente in ogni situazione di criticità. Come ad esempio quando, Mocta, uno dei quattro giovani, cadendo in bicicletta per andare al lavoro, si è procurato una lussazione del polso.  Avrebbe dovuto fare un intervento chirurgico, ma l’attesa sarebbe stata di almeno due settimane e portare una gessatura che immobilizzava tutto il braccio e non gli permetteva di riprendere il lavoro. È in lista d’attesa per l’operazione e dopo quindici giorni viene chiamato ma l’intervento viene rimandato! È scoraggiato e preoccupato perché si rende conto che una malattia così prolungata mette a rischio il rinnovo del suo contratto di lavoro ormai prossimo a scadere e anche il rinnovo del suo permesso di soggiorno. Dopo alcuni giorni lo riaccompagniamo in ospedale ma ci rendiamo conto che dovrà attendere ancora oltre due o più settimane per avere un nuovo ricovero ospedaliero. Profondamente scoraggiati superiamo un primo momento di “ribellione” e ci sforziamo di mantenere un rapporto “disarmato” e riconoscente per l’impegno reale, concreto e profondamente partecipato con ciascuna delle persone interpellate che, aldilà degli ostacoli oggettivi, ci assicurano che avrebbero fatto il possibile per anticipare quanto prima l’intervento. Mentre accompagno Mocta, gli dico che è molto importante la sua presenza perché non essendo io persona componente la sua famiglia, non ho titolo per rappresentarlo. È allora che lui mi risponde deciso e commosso: “Tu sei la mia famiglia!”. Dopo qualche giorno, arriva la telefonata tanto attesa e Mocta viene operato. Siamo davvero felici, anche perché costatiamo che la sua vicenda ha raggiunto e “contagiato” positivamente gli operatori sanitari del reparto, ai quali abbiamo voluto dire grazie portando un fiore”.

Valentina Maccacaro e la comunità di Santa Lucia (Vr)  




A Trieste, un grido che non cade invano.

Storie di accoglienza nel quotidiano. Il racconto di chi la vive in prima persona.

“Insieme a Caritas e all’I.C.S. – Consorzio Italiano di Solidarietà – ci occupiamo soprattutto di famiglie di migranti e profughi con i loro bambini, ospiti presso una struttura di prima accoglienza in città e alcune strutture sul Carso triestino. Da tre anni, ogni settimana, con continuità, abbiamo attivato delle azioni concrete: un gruppetto di noi insegna italiano alle mamme in modo da far loro completare i corsi di studio per aiutarle ad affrontare meglio la quotidianità; altri  giocano con i bambini e li seguono nei compiti. Sono passate dal centro ormai tante famiglie e con quasi tutte è rimasto un rapporto, anche dopo il loro trasferimento in altre case.

In collaborazione, poi, con AFN – Associazione Famiglie Nuove, abbiamo avviato un progetto, autofinanziato da alcune persone della comunità, per aiutare in particolare una famiglia di nazionalità curda in difficoltà che, dopo due anni di sostegno, ora ha raggiunto la sua autonomia, permettendo loro di abitare in un appartamento in affitto grazie al lavoro che ha finalmente adesso il padre. Con altri piccoli progetti stiamo sostenendo le esigenze di altre famiglie, facendo in modo che le mamme possano seguire dei corsi di specializzazione per un possibile lavoro e i bambini possano integrarsi nelle varie attività con i loro compagni, per esempio nelle attività sportive. Li seguiamo nelle visite e cure mediche, nella ricerca della casa, abbiamo trovato alcuni lavoretti per le mamme, abbiamo potuto iscrivere un papà alla scuola guida e oggi lavora guidando i camion presso una ditta del porto. Con l’aiuto di alcune famiglie abbiamo potuto far partecipare ad una “vacanza famiglie” anche  una mamma vedova africana con due bambini, che ne aveva necessità. Cerchiamo di vivere con loro momenti di vita quotidiana come i compleanni, le gite ai parchi la domenica, una gita in barca,  il capodanno, il carnevale ma anche momenti di preghiera come in occasione del Ramadam con chi è di religione musulmana.

Domenica 25 novembre 2018 abbiamo voluto rispondere concretamente all’appello di Papa Francesco che ha indetto la giornata mondiale dei poveri:  “Questo povero grida e il Signore lo ascolta” e invitava così ogni cristiano e le varie comunità ad ascoltare questo grido e a cercare di offrire risposte con gesti concreti. Aggiungeva: “Affinché questo grido non cada invano”. Abbiamo pensato di organizzare così  un pranzo – denominato “Festa dell’Amicizia” – all’insegna della condivisione con persone in difficoltà: rifugiati, profughi, disoccupati, poveri della nostra città. Si è riusciti a coinvolgere anche la nostra comunità dei focolari chiedendo un aiuto concreto sia per il pranzo che per l’aiuto in sala e anche agli amici stessi che sono stati invitati è stato richiesto, per chi poteva e disponeva di una cucina,  di contribuire con un pugno di cibo tipico dei loro paesi di provenienza. Eravamo un’ottantina: dal Camerun, Nigeria, Egitto, Tunisia, Russia, Pakistan, Kurdistan, Kossovo. Con nostra sorpresa, per la Caritas stiamo diventando un punto di riferimento, un “progetto” che va oltre l’assistenzialismo. Ci chiamano per condividere programmi, progetti e, in alcune occasioni anche per cercare soluzioni. Ci sembra siano rimasti coinvolti da questo nostro modo di fare accoglienza che, conclusa la fase di emergenza,  punta alla reciprocità.

Sentiamo che, in mezzo a questo caos, dove ciascuno magari non trova un punto di riferimento valoriale, quale quello dell’accogliere gli ultimi, non possiamo fermarci ma dobbiamo continuare a dare speranza”.

Paola




Famiglie Nuove ITALIA – Progetto “Amicizia tra famiglie dell’Italia e del Medio Oriente”

 

Chi è Famiglie Nuove 

Il Movimento Famiglie Nuove, diramazione del Movimento dei Focolari (fondato da Chiara Lubich) è nato nel1967. E’ composto da famiglie che si propongono di vivere la spiritualità dei Focolari (spiritualità dell’unità) edi irradiare nel mondo della famiglia i valori che promuovono la fratellanza universale.

Svolge attività formative per la famiglia e di accompagnamento per i fidanzati; giovani coppie, e si impegna per la promozione di una cultura della famiglia e di adeguate politiche familiari, attraverso convegni e pubblicazioni e collaborando con diverse agenzie educative.

Il suo stile di vita è radicato nel Vangelo vissuto nella vita di coppia, nella crescita dei figli, nel mettersi in dialogo costruttivo con altre famiglie e, insieme, con le diverse realtà culturali, civili ed ecclesiali del territorio.

Per ulteriori informazioni: www.famiglienuove.org o scrivere a famiglienuoveitalia@gmail.com

Titolo del progetto: “Amicizia tra famiglie dell’Italia e del Medio Oriente”
Responsabili: Rosalba e Andrea Ponta – Italia, Grace Korkmaz e Claude Mailhac – Libano Periodo: 1 luglio 2018 – 30 giugno 2019

Data di ideazione e presentazione: aprile 2018

Breve descrizione del progetto. Dal 2017 le comunità dei Focolari dell’Italia e del Medio Oriente hanno intrapreso un percorso di condivisione con lo scopo di instaurare rapporti fraterni e dare testimonianza “controcorrente” che il mondo unito è possibile anche “a distanza” e in contesti particolarmente drammatici.

La “scusa” per avviare il progetto è la realizzazione di un sostegno economico per tre famiglie (due irachene, una siriana) al momento rifugiate in Libano, con un contributo di 1.000 Euro al mese per 12 mesi.

In realtà non si tratta solamente della ricerca fondi per un sostegno economico, ma di una proposta più ampia di amicizia “concreta” attraverso l’adozione reciproca tra famiglie del Medio Oriente e famiglie Italiane, con scambi culturali e di esperienze di vita maturate in ambiti così diversi e apparentemente lontani tra loro.

Per approfondimenti:
Scheda Allegato 1: un flash sul Libano
Scheda Allegato 2: conosciamo le famiglie incluse nel progetto

Dettagli del progetto

L’aiuto economico (1.000 Euro mensili) sarà impiegato per il pagamento degli affitti delle abitazione a Beirutdove risiedono attualmente le tre famiglie.

La comunità del Movimento dei Focolari libanese ha finora fatto di tutto per aiutare queste ed altre famiglie che si sono alternate in questi anni in Libano (delle quali parecchie sono partite per paesi occidentali appena avuta la possibilità), ma in questo momento la situazione economica è peggiorata e diventata difficile per tutti gli abitanti e attualmente la comunità non riesce più a procurare la somma necessaria per i tre affitti.

I versamenti saranno fatti mensilmente da FN Italia direttamente su un conto corrente gestito dai responsabili dei Focolari in Libano. In questo modo si assicura che l’aiuto economico vada direttamente allepersone interessate senza alcuna intermediazione.

Il progetto avrà una durata di 12 mesi, con una verifica intermedia al 6° mese e una finale per decidere uneventuale rinnovo e/o l’estensione ad altre famiglie.

Nell’arco della durata del progetto si prevedono almeno due momenti di scambio con le famiglie del Libano per avere un feedback sul progetto e per approfondire la reciproca conoscenza. Le modalità di scambio (email, skype, ecc.) saranno definite successivamente in base alla situazione dei rispettivi paesi.

Contatti. Per richiedere ulteriori informazioni e/o per suggerimenti, idee o disponibilità si prega di scrivere al seguente indirizzo email: famiglienuoveitalia@gmail.com

Cuneo, 19 giugno 2018

 

Scheda 1. Un flash sul Libano

Con l’inizio della guerra in Siria e l’arrivo di quasi due milioni di rifugiati siriani in Libano (che conta solo 4 milioni di cittadini) l’economia del paese è entrata in una crisi molto grave, a partire da una situazione comunque non facile e da una ripresa mai realmente completata dopo la fine della guerra civile nel 1990.

La vita in Libano è molto costosa. Solo per dare un’idea: l’affitto di un appartamento, semplice e nonammobiliato, nei quartieri popolari, si aggira in media sui 300 dollari americani al mese.

La ricarica mensile di base di un cellulare costa almeno 10 dollari, senza l’accesso a internet.

In Libano l’acqua pubblica non è potabile e perciò quella da bere si deve comprare. Le famiglie devono quindi pagare due “bollette” per l’acqua: una per la casa e un’altra per bere. L’elettricità non è assicurata da parte dello stato se non per un massimo di 12 ore al giorno. Tutte le case hanno quindi un abbonamento a un generatore privato di quartiere che copre il servizio per le restanti 12 ore. Questo servizio è inoltre spesso controllato da organizzazioni malavitose che fanno affari sulla pelle della gente, obbligata anche in questo caso ad avere una doppia bolletta per l’energia elettrica.

La crisi economica ha accentuato il rifiuto di molti libanesi verso le persone di altri paesi arabi che sono arrivati in Libano come rifugiati. I libanesi hanno goduto e godono ancora di una libertà maggiore nel loro paese, e di un livello di istruzione più alto rispetto agli altri paesi del Medio Oriente. Questo ha fatto crescere in loro un senso di superiorità nei confronti dei popoli degli altri paesi arabi. Con l’arrivo dei rifugiati e la situazione politica e militare che diventava sempre più pericolosa, gli investimenti in Libano sono molto diminuiti e la situazione economica è peggiorata. Con queste difficoltà, il mercato del lavoro è entrato in crisi e le aziende libanesi hanno cominciato a licenziare i libanesi e ad offrire il lavoro a siriani e iracheni, che si accontentano di metà stipendio a parità di qualifica. Già lo stipendio di partenza era basso ma ora si è ridotto provocando anche la crescita della disoccupazione tra i libanesi, pur senza risolvere i problemi dei rifugiati.

Si può comprendere quindi meglio perché la diffidenza e l’insofferenza verso i rifugiati sono andate crescendo. Oggi in Libano per poter assicurare il mantenimento dignitoso di una famiglia di 4 persone occorrono almeno 1.200 dollari al mese.

L’assicurazione sanitaria per i libanesi è privata. Ai profughi siriani viene assicurata una qualche assistenza sanitaria solo se sono ufficialmente iscritti come rifugiati nelle liste delle Nazione Unite. Quindi ci sono molti profughi che non hanno alcuna copertura sanitaria. I servizi offerti sono comunque il minimo indispensabile, ma le attese sono in ogni caso molto lunghe.

L’educazione dei bambini in età scolare è assicurata gratuitamente dallo stato libanese, ma la qualità rimane piuttosto scarsa, così come quella della maggior parte delle scuole statali in Libano. Pertanto i libanesi fanno poco affidamento sulla scuola pubblica e anche le famiglie più umili cercano di mandare i loro figli ad una qualsiasi scuola privata per assicurare loro un livello di istruzione adeguato che consenta l’accesso a studi superiori.

 

Questa situazione complessiva ha fatto aumentare sempre di più negli ultimi anni il numero delle famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà. Non ci sono dati ufficiali, ma alcune valutazioni delle Nazioni Unite stimano che oggi almeno il 30% della popolazione libanese sia scesa sotto questa soglia.

 

Scheda 2. Conosciamo le famiglie del progetto

Familia K., irachena.
Composta di 6 persone:
La coppia: E.e N..
I figli: M. (17 anni), Q. (14 anni) e H.(5 anni).
Con loro abita la madre di E., anziana e ammalata.
Vengono da Mosul, regione invasa e devastata dalle milizie ISIS e in seguito all’invasione la famiglia hadovuto scappare e si è rifugiata nella regione di Erbil (Kurdistan Iracheno). E. lavorava come piastrellista (edilizia civile). Ha provato a immigrare in Svezia e ottenere lo status di rifugiato, affrontando le avventure delle imbarcazioni di fortuna e delle vie nascoste di fuga, ma senza successo. È stato rimandato indietro, perdendo così i soldi investiti nel tentativo.
La guerra e le milizie sono arrivate nella regione periferica di Erbil, dove si trovava la famiglia e ancora una volta, temendo per la loro incolumità, la famiglia riunita (dopo il primo tentativo di E.) è riuscita a scappare e trovare rifugio in Libano dal settembre 2016.
La famiglia ha fatto domanda di accoglienza in Europa o in Australia, ma fino adesso non ci sono novità per le richieste presentate all’ UNHCR.
Nel frattempo, E. ha trovato lavoro come manovale in una ditta di prodotti alimentari e di igiene, con una paga giornaliera che non basta per coprire l’affitto. N. cerca lavoro part- time perché deve badare alla suocera malata e alla piccola di 5 anni che non è ancora ammessa alla scuola.
La comunità dei Focolari in Libano fino ad oggi è riuscita a sostenere le spese non coperte dallo stipendio di E. La coppia è attiva in un gruppo di Famiglie Nuove, dove trova sostegno fraterno e morale e a sua volta è una vera testimonianza di famiglia impegnata a vivere il vangelo. M. e Q. sono Gen3.
In attesa della possibile accoglienza in un Paese che possa ospitarli con più sicurezza, la famiglia ha bisognodi sostegno economico per l’affitto, che è costoso in Libano. Altre spese sono sostenute con l’aiuto della comunità libanese, che non riesce a mantenere questo impegno.
La famiglia ha perso le speranze di rientrare a Mosul, dove non hanno più casa né lavoro e né futuro per i figli.
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Familia J., irachena.
Composta da 5 persone:
La coppia: W. e Wa.
I figli: S. (9 anni), Sa. (8 anni) e M. (5 anni).

Anche questa famiglia viene da Mosul, regione invasa e devastata da milizie ISIS e in seguito all’invasione,hanno dovuto scappare e rifugiarsi in Libano nel novembre 2015. Anche loro sono in attesa di accoglienza in Europa o in Australia. Abitano attualmente in un monolocale .
W. non riesce a trovare lavoro nel suo mestiere di idraulico e fa dei piccoli lavori in una officina meccanica. Il guadagno non basta per mantenere la famiglia. Anche in questo caso, la comunità del Movimento in Libano fino ad oggi è riuscita a sostenere le spese familiari, sia per l’alloggio che per il vitto.

Nel 2016, i figli hanno potuto partecipare ad un programma del governo libanese denominato ALP (Activ Learning Program) per inserire i bambini nelle scuole pubbliche. Nell’anno 2017/2018, il programma è stato sospeso e la comunità del Movimento dei Focolari in Libano ha sostenuto la scolarità privata per loro. Questa vicinanza ha permesso alla famiglia di trovare un sostegno morale e affettivo. L’accompagnamento di queste famiglie viene fatto da una volontaria del Movimento che è assistente sociale e si occupa di fare il ponte tra le famiglie, la comunità civile e la comunità del Movimento.

Wa. in questo momento è incinta e ciò vuole anche dire un aumento delle spese. Loro desiderano tornare in Irak però il conflitto politico è ancora molto attivo nella regione e gli attentati sono frequenti e ciò non li incoraggia.
W. non ha molte possibilità di trovare un lavoro in Irak. Hanno sempre la speranza di partire per un’altroPaese.

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Famiglia S. – Siriana
Composta da 5 persone:
La coppia: G. e M.
I figli: A., 27 anni e M., 22 anni.

Loro vengono da Homs, regione devastata dall’inizio del conflitto in Siria. Sono fuggiti in Libano già nel 2012 quando A. doveva essere arruolato nel servizio militare. In quel periodo le milizie armate terrorizzavano la città, impedendo alla popolazione di andare al lavoro, minacciandola di morte. I negozi venivano saccheggiati e bruciati. La fabbrica dove lavorava G. è stata bruciata. M., che in quel periodo aveva 15 anni, è stato testimone della uccisione del suo vicino con uno sparo in testa e del sequestro e tortura di un’altra vicina. Trovandosi imprigionati nella loro casa, hanno cercato la fuga e sono riusciti a rifugiarsi in Libano. Non hanno avuto molte possibilità di accoglienza in altri paesi visto l’età dei figli (adesso maggiorenni).
G., ha subito 2 interventi chirurgici per via di un tumore al colon e non ha mai usufruito di un aiuto da parte delle Nazioni Unite. È stato invece accolto dal Movimento dei Focolari che gli ha procurato assistenza materiale e morale in questa situazione di bisogno.
I ragazzi non hanno potuto finire gli studi e fanno piccoli lavori in un paese pieno di rifugiati che non è in grado di assorbire tanta gente e perciò il lavoro è sempre di fortuna.
Come tante altre famiglie, anche loro si trovano in attesa di accoglienza in Europa o in Australia
Il loro rientro in Siria non è possibile, visto che la loro casa è stata bruciata e in seguito rasa al suolo e i ragazzi sono ambedue richiesti al servizio militare obbligatorio e indeterminato e non vogliono subire la stessa sorte dei loro amici morti in combattimento negli ultimi anni.

Famiglie Nuove Italia -Medio Oriente progetto amicizia




Obiettivo fraternità Onlus – Torino

Obiettivo Fraternità Onlus è un’Associazione di volontariato che nasce nel 2007 a Torino, a seguito di una decennale esperienza di numerosi volontari in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, con l’intento di promuovere e diffondere una cultura della solidarietà nel mondo giovanile, nella famiglia e nella società.

Si ispira alla spiritualità del Movimento dei Focolari, fondato da Chiara Lubich nel 1943, che ha come cardini la cultura dell’unità e la fratellanza universale che intende promuovere e diffondere attraverso azioni e iniziative a ogni livello e in ogni campo della vita umana e sociale.

L’Associazione cerca di suscitare una mentalità della solidarietà come elemento determinante dello sviluppo integrale dell’uomo, al fine di instaurare una cultura del dare proiettata alla condivisione delle ricchezze culturali, materiali e spirituali di ogni popolo. A tal fine favorisce, a tutti i livelli, un dialogo e una reciproca conoscenza tra popoli, razze ed etnie, arricchite dall’apporto delle singole culture, nel rispetto dell’identità di ogni singola persona. In particolare, per il conseguimento di un nuovo ordine economico internazionale basato sull’interdipendenza fra le nazioni e una equa distribuzione delle ricchezze, attua iniziative nel mondo dell’economia e del lavoro, con particolare riferimento alle categorie sociali più deboli.

Nell’ottica di sostenere lo sviluppo completo della persona umana e delle diverse realtà sociali, promuove il rispetto della natura e l’importanza dell’ambiente, così come attua attività didattiche e formative per educare alla legalità e alla non violenza, per favorire la pace e l’unità fra i popoli.

Per la promozione e concretizzazione dei suoi obiettivi, l’Associazione sostiene e organizza azioni di solidarietà nei confronti di popoli, comunità, gruppi di persone o famiglie in stato di necessità e collabora con altre associazioni o gruppi, Enti e Amministrazioni pubbliche e private, nazionali e internazionali, civili e religiose.

Inoltre, cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso l’utilizzo di tutti i mezzi di comunicazione e organizzando convegni, dibattiti, conferenze, corsi di formazione, congressi, workshop, mostre e spettacoli.

In base all’ambito in cui opera, l’Associazione si compone di tre sezioni strettamente interconnesse:

Contatti: info@obiettivofraternita.org

http://www.obiettivofraternita.org




Centro Culturale TrentUno ONLUS

Il Centro Culturale TrenUno ONLUS promuove iniziative nel campo della solidarietà, dei diritti umani, della cooperazione e dello sviluppo internazionale, della difesa popolare non violenta, della pace, del disarmo: iniziative racchiuse nel comune obiettivo di contribuire ad una cultura della fraternità per l’unità dei popoli. 

Persegue queste finalità in quanto espressione territoriale in ambito sociale e culturale della più universale esperienza del Movimento dei Focolari a cui si ispira in quanto allo spirito, alle finalità, ai metodi e ai contenuti. Per tali scopi promuove, prevalentemente sul territorio del Trentino, iniziative culturali, formative e ricreative nei diversi campi della vita sociale, con particolare riguardo a quelle aventi carattere aggregativo e continuativo; si apre allo scambio culturale con tutto il mondo a partire dalla vicina provincia di Bolzano, sia con la cultura italiana, che con quella tedesca e quella ladina.

Trento Ardente è tra i progetti cui il Centro Culturale TrentUno dà il proprio concreto contributo. Contribuendo con il 5 per mille in favore del Centro Culturale TrentUno ( Cod. Fiscale 96036430229 ) si possono sostenere economicamente anche le iniziative di Trento Ardente.

http://www.trentoardente.it

http://www.flickr.com/photos/trentoardente/sets/72157633260111494/show/

 




Associazione “Insieme per il bene comune” – Vibo Valentia

L’Associazione intende promuovere e diffondere, ad ogni livello ed in ogni campo della vita sociale, una cultura della Pace e dell’Unità tra le persone e tra i popoli, con particolare attenzione al mondo giovanile e nell’ottica di uno sviluppo integrale della persona umana.

Essa si ispira allo spirito del Movimento del Focolari e desidera contribuire alla diffusione, in ogni ambito della società, dell’idea del mondo unito, promuovendo, tra quanti vorranno condividerne l’azione, lo spirito della fraternità universale proclamata nell’art. 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Tale scopo potrà essere perseguito attraverso ogni operazione o iniziativa che sia direttamente o indirettamente strumentale al suo raggiungimento.

Nell’ambito delle suddette finalità l’Associazione, a titolo esemplificativo, si propone quanto segue:

a) suscitare una mentalità della solidarietà come elemento determinante dello sviluppo integrale dell’uomo, promuovendo in tal senso opere, azioni e iniziative in ogni campo della vita sociale;

b) favorire anche a livello locale, un dialogo ed una maggiore conoscenza reciproca tra i popoli, razze ed etnie, che porti alla stima dell’altrui cultura come della propria e alla diffusione di una cultura planetaria che goda dell’apporto delle singole culture;

c) educare alla pace e alla non violenza, valorizzando il pensiero ed i messaggi di quanti nel mondo hanno favorito e favoriscono la pace e l’unità tra gli uomini;

d) assicurare con iniziative ricreative, ecologiche e sportive, la riscoperta dell’importanza che anche lo sport e l’ambiente rivestono nello sviluppo pacifico delle persone e dei popoli; promuovere, organizzare e gestire iniziative ed attività sportive, musicali e teatrali sia avvalendosi di strutture dell’Associazione stessa, ovvero messe a disposizione da enti pubblici o privati;

e) promuovere e diffondere l’economia civile e di comunione in tutte le sue implicazioni, organizzando a tal fine corsi, workshops, mostre, convegni, tavole rotonde, forum, seminari, studi, cineforum, corsi di formazione, premi e borse di studio, viaggi e visite culturali;

f) promuovere e diffondere gli ideali di una politica di comunione e per l’unità;

g) promuovere le scienze e le arti, operando per mettere in rilievo i valori morali e spirituali che uniscono le culture e garantendo la ricchezza delle loro diversità, nonché il progresso del sapere in ogni disciplina, per contribuire a migliorare la vita umana e l’ambiente naturale e sociale;

h) sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo le finalità generali e le iniziative dell’Associazione attraverso i mezzi di comunicazione di massa e attraverso manifestazioni di vario genere, pubblicazioni e notiziari.

L’Associazione può svolgere tali compiti anche in collaborazione con altri enti aventi finalità analoghe.

L’Associazione potrà compiere ogni atto, azione o negozio direttamente o indirettamente strumentale al perseguimento degli scopi istituzionali, nelle forme e nei limiti stabiliti dalla legge.”  

Viale Matteotti pal. Ubi Carime – Vibo Valentia 

c.f. 96045370796  – viboinsieme@gmail.com  infoline 392 9863470




Un sogno che si è realizzato: corso per operatori pastorali

Si è concluso il 21 luglio a Loppiano il primo corso per operatori pastorali promosso dal Movimento dei Focolari in Italia in sinergia con il Centro Evangelii Gaudium dell’Istituto Universitario Sophia. Qualcuno parlava di un sogno che si è realizzato, un qualcosa atteso da tempo che ha avuto una sua prima realizzazione. 

Rosalba Poli e Andrea Goller

L’ultima giornata è stata dedicata all’approfondimento dei 4 principi proposti da Papa Francesco nell’Evangelii gaudium  per orientare “…lo sviluppo della convivenza sociale e la costruzione di un popolo in cui le differenze si armonizzino all’interno di un progetto comune”(EG 221).

Una giornata ricchissima in cui, tramite comunicazioni, dialogo e laboratori, si è andati in profondità su questi principi che, ancora secondo Papa Francesco, se applicati  possono “rappresentare un’autentica via verso la pace all’interno di ciascuna nazione e nel mondo intero” (EG 221).

Alcuni partecipanti

Poi le conclusioni in cui sono venute fuori non solo delle impressioni, ma anche delle costatazioni su ciò che già si fa a livello dell’Opera di Maria (Movimento dei Focolari) con una pastorale che nasce dal Carisma dell’Unità, e dei suggerimenti, delle piste di azione per il futuro.

“Un primo regalo è la condivisione tra tutti che è stata molto alta, partendo dal patto di unità. La conversione pastorale parte da lì, non c’è una strategia, una tecnica, ma tutto parte dall’amore reciproco. E concretamente? Sono venute in luce tante sottolineature che hanno bisogno di diventare progetti, linee di azione, che il Carisma porta dentro nella pastorale. Facciamo la pastorale del Carisma senza saperlo. Sento che questo è un lavoro avviato.”.

“Il grande ribaltamento è capire cosa è la Chiesa in uscita: Gesù è già nell’altro, non devo portarlo io. Non si tratta tanto di “andare”  ma di “trovare” Dio negli altri” .

“Mi sono sentita una figlia, molto amata da tutti, figlia di ciascuno di voi. Scoprire Gesù nell’altro è un dono grande e questo mi provoca molto. C’è bisogno di questo tipo di formazione nella Chiesa”.

Lavori di gruppo

“Mi sono ritrovata in tutto ciò che è stato detto. Ho trovato una nuova chiave di lettura nel vivere il Carisma di Chiara Lubich nella parrocchia e nella diocesi con un cuore nuovo”.

 “Due esigenze per il futuro: bisogna rendere nota questa scuola e porgerla alla Chiesa con le forme adeguata”

Ora di tratta di andare avanti, con un progetto che avrà delle tappe ma che si manifesta ricco di prospettive per le risposte che il Carisma offre ma soprattutto perché il metodo è sicuro: la presenza di Gesù Maestro che illumina l’esperienza pastorale.

Altri articoli:

www.focolaritalia.it/2018/07/18/rifare-il-patto-educativo-alla-scuola-dellunico-maestro-avendo-come-modello-maria/

www.focolaritalia.it/2018/07/16/loppiano-corso-per-operatori-pastorali/

www.focolare.org/news/2018/07/27/operatori-pastorali/




Cantieri Ragazzi per l’unità: Palermo #insiemeperBallarò

Progetto Ballarò: “Guardo la mia città”

La comunità del Movimento dei Focolari opera a Palermo da quattro anni all’interno del quartiere “Ballarò”, dando vita a legami di amicizia con molti abitanti della zona e con altre associazioni che vi operano. Ed è qui, in questo quartiere storico di Palermo, che dal 2 al 12 Luglio 2018 si sono svolte attività ludiche ed ecologiche volte a sensibilizzare le persone verso il rispetto dell’ambiente e ad aiutarle a guardare la città con occhi nuovi. L’obiettivo principale è stato ed è tutt’ora quello di creare unità all’interno della zona per coinvolgere, a piccoli passi, non solo il quartiere ma anche chi vive in altre parti della città.

Ognuno ha messo in gioco se stesso, condividendo le proprie conoscenze ed esperienze; hanno partecipato sia associazioni che già da tempo operano all’interno del quartiere sia chi ne fa parte da poco, come l’associazione ALAB (Associazione Liberi Artigiani-Artisti Balarm) che ha organizzato laboratori artigianali per i bambini. Molti ragazzi hanno partecipato al progetto, tra cui giovani provenienti da altre città, come Trapani, alternandosi nei vari momenti previsti nel programma: giochi con i bambini, laboratori di disegno e pittura, laboratori artigianali, canto e spettacolo teatrale, mimo, pulizia e riqualificazione degli spazi urbani, delle strade, di un campetto di calcio.

Gli adulti della comunità hanno collaborato nella ristrutturazione di alcune abitazioni e nella realizzazione dei momenti ricreativi, come il mimo, e dello spettacolo teatrale.

L’ultimo giorno infatti si è svolto lo spettacolo interpretato da alcuni bambini del quartiere e da alcuni gen 3 di Trapani e Palermo, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando che ci ha incoraggiati a continuare a promuovere iniziative culturali, di fraternità e unità: “La cultura è stare insieme”, ha detto. 

Il progetto è stato sostenuto economicamente da alcune aziende tra cui BRICO CENTER che ha scelto e premiato il nostro progetto, presentato come progetto vincitore dell’edizione 2018 dell’iniziativa “Insieme per il nostro quartiere” e anche la cooperativa COOP di Palermo, il Comune di Palermo e il rinomato focacciere della zona Ninu ‘u ballerinu che ha offerto la cena finale con prodotti della tipica gastronomia siciliana.

  Questa esperienza ha permesso a noi giovani di comprendere nuove realtà, che spesso sembrano lontane dalla nostra. Stando a contatto con la gente del quartiere, essendoci immedesimati nelle loro vite abbiamo capito quanto sia importante dare una mano a chi ne ha più bisogno, anche solo stando loro vicino. Vedendo soprattutto come i bambini percepiscono questa realtà, ridendo e giocando con loro, abbiamo appreso che uno degli obbiettivi principali è agire per preservare il loro futuro. Grazie a questo progetto, molti volontari, giovani e adulti, hanno potuto dare un contributo per migliorare la nostra città, alimentando in ognuno di noi un senso di unità e fratellanza. Solo partendo da questi piccoli gesti d’amore verso il prossimo possiamo realizzare qualcosa di più grande; citando Chiara Lubich: “Gli avvenimenti veramente grandi nascono da piccole cose”.

Chiara Morello, redazione Teen4Unity

Articolo pubblicato sul blog di Teens4Unity

 




Procida (Na): “Il mondo salvato dai ragazzini”, per educare alla pace

 La contestazione infiammava l’Europa, la scrittice Elsa Morante  dopo aver scritto l’isola di Arturo, la storia di una adolescente ambientata nell’isola di Procida, pubblicò nel 1968 un libro atipico, originale, misterioso, affascinante e per certi versi oscuro: Il mondo salvato dai ragazzini. Emergevano da quelle pagine, il valore dell’innocenza, lo slancio ideale il rifiuto di ogni guerra e di ogni violenza, l’accettazione di ogni essere umano anche il più spregevole. 

Scrivono Angela e Paquale Lubrano: “Sentivamo forte, nel presente della storia, l’invito di Papa Francesco ad andare verso l’umanità, a portare il nostro impegno nei posti dove più c’era sofferenza e disagio, a prenderci cura di tutti. Il comune di Procida dove abitiamo gravato di dissestato pauroso con 28 milioni di debiti con uffici sguarniti di personale, con le casse vuote. Decidiamo di metterci accano ai nuovi giovani politici che la popolazione aveva da poco eletto. Dapprima un piccolo contributo per la comunicazione poi ci viene affidata la Biblioteca Comunale, da riattivare. Mesi di impegno lavorativo con un gruppo di volontari che ci affiancano, ma anche di scoperta e di gioia nel sapere che lavoravamo per la rinascita dell’isola.”

Il progetto si concretizza innanzitutto nel trovare dapprima le adesioni, e aderiscono l’amministrazione comunale di Procida, l’associazione culturale Kolibrì e la sua Presidente Donatella Trotta, con il sostegno iniziale della Fondazione Banco di Napoli e in partenariato con la rivista «Andersen-Il Mondo dell’Infanzia», l’ente nazionale di formazione Agita Teatro, l’Associazione culturale Isola di Graziella, l’I.C. 1° C.D. Antonio Capraro e l’IISS Caracciolo da Procida. Si pensa a segmenti laboratoriali di lettura, pittura, teatro, video  tutti collegati alla lettura di quattro libri selezionati. 

“Guardando al futuro – continua Pasquale – si intravede una grande biblioteca per ragazzi e giovani, con tanti lavoratori creativi  nella struttura carceraria ormai dismessa – l’antico ergastolo borbonico – luogo per secoli  di dolore e di morte che incombe ancora minaccioso sulla bellezza dell’isola. Le difficoltà non mancano, i fondi tardano ad arrivare ma non ci fermiamo. 22 classi di ogni ordine grado partecipano, coinvolti docenti e famiglie. Da ottobre a maggio uno o due laboratori al mese: video, disegno, scrittura, teatro I ragazzi  e i giovani studenti si ritrovano con quattro libri da leggere”. 

Gli autori dei testi giungono sull’isola dopo che i ragazzi hanno letto i loro libri. E’ un esplosione di creatività, di sinergie, di accoglienza reciproca, di vitalià inaspettata. Per i ragazzi un’esperienza entusiasmante. 

Angela racconta della conferenza stampa del 30 maggio 2018 prima delle manifestazioni conclusive, svolta nella prestigiosa sede della Fondazione del Premio Napoli: “Numerosi sono gli articoli di questa esperienza comparsi sulla stampa. Ma la notizia più bella è quella che la fondazione Premio Napoli sente di far propria la nostra esperienza e il nostri libri costituiranno l’apertura del Premio Napoli alla letteratura per ragazzi. Negli ultimi giorni di scuola nel tripudio di una piazza multicolore e festante si chiude la prima edizione di Procida – Il Mondo salvato dai ragazzini – Elsa Morante, con gli occhi incantati dalle mirabolanti creazioni di Gek Tessaro, in un abbraccio di cuori tra ragazzi, famiglie e docenti. Quanto è nato nella piccola isola non è solo nostro. Quel germe di fraternità universale che Chiara Lubich ha messo nei nostri cuori potrebbe fiorire in ogni città. Non era questo anche il suo sogno?”.

Leggi anche l’articolo sul giornale Il Mattino

 




Continua l’azione di SlotMob contro la pubblicità al gioco d’azzardo

L’abolizione della leva della pubblicità dell’azzardo è la prima incrinatura del muro del profitto.

Bandire la pubblicità dell’azzardo così come già avviene con quella del tabacco rappresenta un elementare atto di giustizia. Non ci stupisce che la decisione annunciata con il cosiddetto decreto dignità varato dal governo, stia alimentando la forte reazione da parte di settori economici e dell’informazione che hanno finora goduto dell’assenza di regole in materia. La norma favorisce la libertà di stampa dall’influenza diretta e indiretta dei ricchi inserzionisti. Parlare di proibizionismo in questo caso è del tutto fuori luogo e fuorviante.

La vera anomalia è stata, finora, l’assenza di una tale normativa che poteva essere approvata dal precedente parlamento portando in aula le proposte già avanzate in maniera traversale. Così come siamo rimasti increduli davanti all’ostinato silenzio di esponenti del mondo dello spettacolo e dello sport nei confronti delle istanze pubbliche che li invitavano a smettere nel  prestare il loro volto per pubblicizzare l’azzardo. Come movimento Slot Mob ribadiamo che il vero obiettivo da raggiungere è quello di sottrarre l’intero settore dell’azzardo alle imprese strutturalmente orientate al profitto.

Uno Stato realmente attento al bene comune deve saper gestire l’offerta di tale settore in maniera non ossessiva e incentivante per arrivare a ridurre un fenomeno che, come tutti possono vedere, divora i  territori e ostacola una sana e reale economia che crea ricchezza da redistribuire tra tutti.

Non si tratta di un risultato impossibile da raggiugere, ma ciò crea la necessità di trovare altre entrate fiscali diverse da quelle dell’azzardo. Per questo motivo occorre un vero dibattito sulle scelte di politica economica per impedire che le casse pubbliche dipendano patologicamente dal sistema dell’azzardo (circa 10 miliardi di euro). Senza tale svolta radicale,  tutta l’attenzione sulla questione “azzardopoli” in Italia rischia di ridursi in una istanza moralistica destinata ad estinguersi. Ci troviamo, pertanto, davanti ad un caso esemplare che permette di comprendere i rapporti di forza esistenti nel nostro Paese e la possibilità reale di capovolgerli.

Come movimento di democrazia economica e per la giustizia sociale siamo persuasi che tale scelta non può essere scollegata da una visione complessiva della dignità umana integrale. La nostra decisa opposizione al sistema di sfruttamento dell’azzardo di massa si associa, perciò, in questo stesso momento storico, alla necessità di una società aperta all’accoglienza dei migranti. Persone che da diverse parti del mondo sono approdate in un Paese ricco di umanità, capace di resistere alla logica dell’idolatria del denaro che lucra sulla vita dei più fragili e istiga ad erigere muri e barriere.

Movimento Slot Mob 

info: http://www.economiafelicita.it/slotmob/

Vedi anche articolo su Città Nuova:

Azzardo e pubblicità, un divieto pesante

slotmob1@gmail.com