Etichette? No, grazie

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Punti di vista – n° 2

Il tentativo, diremmo quasi la tentazione, di “etichettare” c’è sempre: c’è chi è bianco e chi nero, chi è cristiano e chi musulmano, chi di destra e chi di sinistra, chi laico e chi cattolico. E potremmo continuare. Di per sé non è un errore chiamare le cose con il loro nome, tutt’altro. Ma non di rado succede che dare un’etichetta equivale a separare, isolare, contrapporre, facendo ricorso alla “politica” dell’o/o: o da una parte o dall’altra.

Non siamo esenti nel nostro quotidiano da questa tentazione. Ci piace però pensare a tutti coloro che, singolarmente o come gruppi, comunità, associazioni sono impegnati nella “politica” dell’e/e. Non per sincretismo, per scendere a compromessi, o fare facili concessioni. Tutt’altro. Perché sanno e credono che la vera identità si rafforza nel dialogo costante con chi è diverso da noi. Ad esempio, al tentativo di etichettare i focolarini come quelli che vogliono costruire il partito cattolico rispondiamo con rapporti di collaborazione con i diversi schieramenti politici; e alla contrapposizione cristiani/musulmani offriamo una testimonianza di impegno comune per la pace.

Rosalba Poli e Andrea Goller

da Città Nuova 2/2016 Editoriale n.2

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