Silvano, grazie di queste parole che hai lasciato su Maria!

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Silvano Gianti

Il nostro amico Silvano Gianti ci ha lasciato all’improvviso il 14 aprile. Abbiamo ritrovato un suo intervento di alcuni anni fa in cui parlava di Maria, riportiamo qui alcuni dei passaggi principali che evidenziano in particolare lo speciale rapporto che Silvano aveva con Lei.

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Ho accettato volentieri di raccontare qualcosa della Madre di Dio. Naturalmente non da mariologo, non da teologo o da esperto di cose di Dio, ma vorrei raccontare qualcosa di Maria partendo da quello che è stato ed è attualmente il mio rapporto con Lei. I miei genitori erano credenti e ricordo fin da piccolo, la sera dopo cena – estate e inverno si recitava il rosario.

Sono cresciuto così. Ricordo poi quando ormai adulto, magari in giro lontano da casa, telefonando a mia madre dopo avermi interrogato su come stavo, cosa facevo, come stava andando, chiudeva ogni volta dicendomi: ricordati di dire almeno qualche avemaria.

Così pian piano Maria è diventata mia sorella, sono figlio unico, avere una sorella ci si sente in buona compagnia. Successivamente Maria mi è diventata madre, è stato quando mia mamma stava morendo io le tenevo la mano così come per accompagnarla di là. Poi quando il respiro è cessato mi è venuto spontaneo, affidare la mia vita a Maria, chiedendole che mi prendesse come figlio suo. Insegnandomi a vivere come era vissuta Lei.

Penso che venerare Maria significa sempre imitare Maria, e ciò com­porta imitare anche la responsabilità di cui lei si è fatta carico. Quando Maria a Cana dice a Gesù: «Non hanno più vino» fGv 2, 3), dimostrando una squisita sensibilità per le necessità umane, el­la dimostra che il criterio per l’autenticità della pietà umana è la disponibilità ad imitarla proprio in questa attenzione ai bisogni del nostro prossimo.

L’amore a Maria non solo non allontana mai l’uo­mo dall’uomo, ma ci avvicina gli uni agli altri. Venerare ci deve impegnare a dire, come Lei e con lei, il nostro “eccomi”, il proprio “sì” al pia­no e alla via che Dio ha preparato per la vita di ciascuno di noi.

Mi piace immaginare Maria profondamente mischiata nella sua storia, tra la sua gente. Con Giuseppe e Gesù nella gestione della famiglia e della casa, oppure basta pensare come detto poc’anzi alle nozze di Cana, tanto per citare un piccolo particolare che ci riporta a Maria donna di casa. Quando manca il vino è lei che s’interessa. Anzi distinguerei è lei che s’accorge. Bello questo accorgersi. Significa che era attenta a quanto stava accadendo. Che viveva pienamente l’avvenimento. Già solo questo accorgersi che manca il vino apre al nostro tema una infinità di richiami per ciascuno di noi.

Ricordate questo brano delle nozze di Cana: s’accorge che manca il vino, si rivolge a suo figlio, non soddisfatta però, va dai servi e indicando nuovamente Gesù dice “fate quello che vi dirà”

E’ formidabile questa donna, sembra abbia in mano la cerimonia – d’altra parte s’è accorta Lei per prima che manca il vino, ma si ritira subito, quasi scomparendo per mettere il risalto Gesù.  E’ una frase che dice tutta la grandezza di Maria. Tutta la sua vita infatti è stata un fare quello che Gesù ha detto e notate: nient’altro. Maria dunque vediamo che in tutta la sua vita non ha fatto altro che mettere in risalto Cristo.

Maria è attenta: E noi? Quanto lo siamo con le persone che ci vivono accanto? Ci siamo accorti che – continuamente manca il vino – si perché ci sono una infinità di disagi, e quasi sempre li evitiamo regolarmente e cerchiamo di demandare ad altri la soluzione oppure ci sforziamo di trovare delle soluzioni ai mille bisogni che la nostra società oggi ci domanda attraverso le persone che percorrono questo tratto di vita. 

E penso ai poveri che incontriamo tutti i giorni sulle nostre strade, ma anche ad ogni persona che incontriamo povero o ricco, ognuno ha bisogno dell’altro.

Si perché c’è bisogno di silenzio, di ascolto, di attenzione, di capacità di vedere gli autentici desideri delle per­sone senza umiliare nessuno, c’è bisogno anche di sapersi ti­rare indietro. C’è bisogno di affetto, di vicinanza, di ritrovare la fiducia ne­gli altri, di credere, con fati­ca, ma di credere anche quan­do tutto sembra remare con­tro. C’è bisogno di accostar­si in punta di piedi alle ferite profonde degli uomini e delle donne del nostro tempo: sen­za soluzioni altisonanti in ta­sca, ma con la disponibilità a restare.

Restare lì dove l’uomo muore, presidiare la posizio­ne perché anche solo un bri­ciolo di dignità si salvi.Perché qualcuno continui a volgere lo sguardo verso l’orizzonte, in attesa speranzosa dell’alba. C’è bisogno di gesti semplici e parole belle che sciolgano gli odi. C’è bisogno di «portare» la vita  e di  «dare» la vita. C’è bisogno, lasciatemelo di­re, di Maria. Maria, mamma di Gesù e mamma nostra.

Maria dunque è la donna dei nostri giorni, pienamente intrisa nella nostra vita, modello di santità. Il suo ideale è sempre stato Dio, avrà avuto sicuramente mille dubbi – con un figlio del genere – eppure è andata dritta per la sua strada, dimostrando una fiducia senza confini nel Dio dell’Antico Testamento.

A questo Dio si è abbandonata e ripeto ancora senza tanto pietismo, ma amandolo concretamente nel prossimo. Maria sotto la croce dove sta con suo figlio ci dà una nuova comprensione del dolore polarizzando la nostra attenzione sul Cristo morente vuole aiutarci tutti a trovare la forza per superare ogni difficoltà.

Così qualsiasi sofferenza vissuta bene ci porterà non alla disperazione ma ad un amore maggiore verso Dio. Maria donna della globalizzazione, della fraternità universale. Non è forse lei che vuole famiglie unite, generazioni unite, popoli uniti. Vuole – mi pare –  che tutti gli uomini anche quelli senza un preciso riferimento religioso, ma che cercano il bene dell’umanità compongano un’unica famiglia?

Capite che questa Madre di Gesù è tutt’altro che una bella statua, una immaginetta da tenere nel libretto delle preghiere, Maria è il tipo della donna e anche dell’uomo del nostro tempo! 

Edith Stein, come anche poi Simone Weil (è laica anche lei), dicono che quest’aspetto femminile è necessario a tutti averlo, anche l’uomo, per poter essere persone complete, persone compiute. Quale dunque il messaggio che ci lascia Maria?

L’abbiamo visto fin qui: Maria  nella sua vita ha amato. Il suo è un amore che non condanna. Ma che comprende. Maria è una donna che ha fatto della parola di Dio il programma della sua vita. Mi piace qui riportare quanto scrive una mistica del nostro tempo riguardo a Maria:

“Lei ha capito suo figlio, perché Gesù più che chiedere di combattere le te­nebre, domanda a noi di splendere in mezzo ad esse (Gv 1,5), di es­sere “luce del mondo” (Mt 5,14), e la luce non combatte, ma splende. La luce che è “splendore della vi­ta” si afferma da sola”.

E Gesù ci dice una cosa sola: “amatevi come io vi ho amato” l’insegnamento di Gesù è tutto qui.  

E per concludere permettetemi un inciso: si parla ormai da anni di notte di Dio in Europa soprattutto. Ma questo buio, non potrebbe essere l’ombra di Dio che ritorna nella nostra storia, perché attirato dalle tante persone che vivono il “fate quello che vi dirà?”.

Silvano Gianti

vedi anche articolo su Città Nuova

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3 Commenti

  1. Grazie Silvano, sei sempre stato un esempio di uno che ama, con vigile attenzione per chi ti trovavi davanti, sapendo leggere’ dentro il fratello. Così, anche ora continui ad essere un dono per noi, compagno di viaggio

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