Il sinodo dei Focolari in Italia per un nuovo inizio

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Foto Carlos Mana
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«Camminare insieme», incontrarsi, parlarsi, condividendo i propri pensieri, emozioni, comportamenti, iniziative. «Camminare insieme» riflettendo su alcune domande chiave della vita, non solo cristiana. In primo luogo, l’ascolto perché se abbiamo due orecchie e una bocca un motivo ci sarà: ascoltare il doppio e parlare la metà. Siamo più abituati, forse per eccesso narcisistico, più a parlare, a farsi ascoltare, a restare sulla propria idea piuttosto che immedesimarsi con il vissuto di altri, comprenderli, accoglierli, farli nostri, apprezzarli. E così imparare dal basso, da tutti, da chi meno te lo aspetti perché ognuno ha qualcosa da dare, da dire, da offrire, da costruire. Del resto è proprio il condividere un tratto del nostro viaggio della vita insieme a chi ci sta più vicino, la caratteristica del “noi” che prende forma nel nostro quartiere, comunità, città.

È quanto accaduto nel «camminare insieme», questo vuol dire sinodo, all’interno delle comunità dei Focolari in Italia dal dicembre del 2021 a marzo del 2022 con migliaia di persone e centinaia di incontri. Percorso che si snoderà, all’interno della Chiesa italiana, con tappe successive, fino al Sinodo dei vescovi del 2023 dal titolo “Per una chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione” per individuare proposte e azioni pastorali comuni che affrontino le sfide del nostro tempo.

«Il cammino sinodale è stato gioioso ed efficace». «Stiamo provando ad imparare ad acquisire una coscienza comunitaria». «L’esperienza di unità fatta nel Movimento dei Focolari spinge ciascuno ad uscire per costruire o ricostruire rapporti con i fratelli».  Sono alcuni dei commenti delle migliaia di partecipanti riuniti in piccoli gruppi trasversali dei Focolari: intergenerazionali, formati da laici e chierici, da credenti e non credenti. Tutti alla pari, al di là dell’età, del ruolo, della vocazione, dell’essere uomini o donne. Gruppi in cui, dopo due anni di pandemia, è rifiorita la speranza per superare lo scoraggiamento, avviare processi di sviluppo, comporre nuove possibilità di vita nelle comunità con idee che nascono dal fare rete insieme nel territorio per creare brani di fratellanza vissuta.

Rete che si realizza agendo insieme ad altre associazioni, vicine per interessi o presenti nello stesso territorio, non per produrre convegni, tavole rotonde, dibattiti pubblici ma per ascoltare chi non ha spazi di ascolto, che è fuori dal recinto classico dei nostri orizzonti, fuori dal perimetro ecclesiale. La Cnal, Consulta Nazionale delle Aggregazioni Laicali, propone tre laboratori per ascoltare: chi condivide un credo, dialogo ecumenico e interreligioso; chi fa del “bene comune” con il volontariato o il terzo settore; chi svolge un ruolo educativo e culturale a vantaggio dei giovani e delle nuove generazioni.

Per il cammino sinodale dei Focolari in Italia si è scelto di rispondere a cinque domande. Ci si è interrogati, stimolati e si sono cercate le risposte in modo comunitario, in spirito di comunione, unità, sinodalità: in fondo tre sinonimi. Non per produrre documenti  – come si legge nel documento preparatorio -, ma per «far germogliare sogni, suscitare profezie e visioni, far fiorire speranze, stimolare fiducia, fasciare ferite, intrecciare relazioni, risuscitare un’alba di speranza, imparare l’uno dall’altro, e creare un immaginario positivo che illumini le menti, riscaldi i cuori, ridoni forza alle mani …».

La questione più gettonata, il 58% dei gruppi, ha approfondito il tema dell’ascolto e del dialogo. Molti gli ostacoli da rimuovere tra cui: la superficialità nei rapporti, la troppa attenzione ai risultati e non alla persona che si ha di fronte, la risposta sempre pronta, il non saper perdere le proprie idee, le chiusure mentali, l’integralismo, l’autoreferenzialità. Ostacoli riferiti da molti e, in particolare dai giovani, in attesa di strade nuove fuori dai soliti schemi da confort zone. Così come nel dialogo è emerso che, all’interno delle comunità dei Focolari, si fa fatica ad accettare il conflitto, il confronto autentico per portare il proprio contributo senza timore di incrinare il clima di comunione. Ciò che in primo luogo favorisce l’ascolto e il dialogo è la cura delle relazioni, dedicare tempo ai rapporti, senza fretta. È un investimento nella “banca del tempo” che ha ricadute positive sull’intera comunità e nel territorio, genera nuova vita che nasce dall’amore reciproco e dal “fare insieme” anche con le nuove generazioni.

Un contributo tipico dei Focolari è nel desiderio di vivere insieme come comunità le parole del Vangelo, con, non solo un commento esegetico, ma con la comunicazione delle esperienze vissute: una vera novità. Raccontare cosa ha generato vivere la Parola di vita in noi e attorno a noi. La parola vissuta e comunicata, anche valorizzando gli “otri nuovi”, i Social, crea un inedito stile evangelico dove il rapporto tra i fratelli e le sorelle dei Focolari supera il confine tra famiglia naturale e comunità. Pietra miliare resta una indicazione di Chiara Lubich sull’essenzialità di vivere le tre comunioni nei gruppi: «Lasciarsi vivere dalla Parola, ricevere l’Eucarestia per essere sempre più Gesù, e comunicare con il fratello perché cresca l’amore reciproco». Quante comunità, iniziative sono nate da semplici atti d’amore, dal voler mettere in pratica la Parola che diventa vita, associazioni, opere? Se è accaduto “lì e allora” perché non può accadere anche “qui e ora”. Il Vangelo è lo stesso.

Si tratta di trovare spazi, luoghi, modi nella logica delle 3P: piccoli passi possibili. Con l’individuazione di obiettivi da perseguire nel discernimento comunitario e concreto nelle comunità abituandosi al dialogo, all’ascolto, allo scontro, alla comunione, finché arriva l’ispirazione dell’idea giusta, condivisa, praticabile, realizzabile. Obiettivi scelti con l’integrazione di tre criteri: interessi della comunità locale, esigenze della Chiesa nel territorio e le proposte nazionali e internazionali dei Focolari.

L’autorità è il collettivo, una leadership dialogica e le decisioni vanno prese insieme con corresponsabilità dal basso: un vero salto evolutivo dove occorre più disponibilità e una frequente alternanza dei ruoli. Il contributo tipico dei Focolari è costruire ponti, gettare il cuore oltre l’ostacolo, favorire la comunione, valorizzare l’altro e il carisma altrui, evidenziare il bene, metterlo in rete facendo da lievito nella pasta, mettendo in relazione persone, cristiani di altre chiese, credenti di altre religioni e persone diversamente credenti. Il luogo è il vicinato, il quartiere, la piccola comunità che diventa locale e globale, particolare e universale. Abbiamo il “collante”, il Volto per eccellenza, il diviso da Dio e dagli uomini per portare unità dove non c’è e partire dalle criticità per trovare nuove piste e sostenere tutte le persone impegnate nei vari organismi ecclesiali, sociali, politici. Non era solo un sinodo, era una rifondazione. Per un nuovo inizio

di Gabriele Amenta

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6 Commenti

  1. Ciao, mi sembra una nuova apertura tra di noi e con tutti, si nota il proposito di un interscambio nel rispetto e con una libertà nuova.

  2. Non c’è niente di rivoluzionario, Chiara ci ha lasciato un bambino da crescere, ma non mi sembra che sia stato fatto. Dopo di lei ci sono state due assemblee che hanno dato indirizzi per vivere,ma non se ne parlato,discusso, fatto presente nelle comunità.Il volontariato laico è già su questa linea di confronto e concretizzazione delle idee, senza steccati e pregiudizi.

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